Interpretazione eccellente del bravissimo Luca Barbareschi. Un'intensità di parole, espressioni...gesti...movimenti.
Da andare a vedere ASSOLUTAMENT...
Autore: Giuseppe Tomasi di Lampedusa Regia: Andrea Battistini Compagnia/Produzione: Taormina Arte/ Fondazione Palazzo della Cultura di Latina/ Teatro Manzoni di Milano Cast: Luca Barbareschi
Descrizione
La vicenda si svolge in Sicilia, dal 1860 al 1910. Il principe Fabrizio Salina, rappresentante della vecchia nobiltà italiana, prende coscienza della decadenza del suo ceto mentre, sdegnato, assiste all’ascesa di una borghesia di nuovi ricchi, favorita dalla lotta risorgimentale. Al posto dei "gattopardi", cominciano infatti ad emergere gli "sciacalli", avidi di guadagni e poveri di tradizioni.
Certe operazioni culturali-commerciali, a teatro, lasciano veramente perplessi: prendete un libro che è un classico della nostra letteratura, prendete un film che è un capolavoro del nostro cinema, prendete un attore che è uno dei più noti del nostro teatro, che cosa ne viene fuori? La risposta è questo “Gattopardo”, una sorta di canovaccio costruito tutt’intorno a un mattatore, Luca Barbareschi, che interpreta un Principe Fabrizio di Salina fin troppo giovane e vigoroso, che non si capisce se sia il personaggio di un dramma storico o di una pochade.
Barbareschi, nonostante le sue indubbie capacità attoriali e il suo personale carisma (al quale sembrano in sostanza affidate le sorti dello spettacolo), non riesce a dare al suo personaggio quella malinconica grandezza che gli è propria, alternando lunghe prediche seriose a battute da sit-com scritte con una superficialità a volte sconcertante (ad esempio, in una scena il Principe di Salina arriva a dire, durante una farsesca discussione con la moglie, interpretata da Alessandra Schiavoni, che il nipote è innamorato perché “è l’ormone che parte”. L’ormone? Nel 1860? E chi, perfino oggi, parlerebbe così?). Nelle due scene-madri che l’attore si è ricavato, poi, la recitazione vira improvvisamente e inspiegabilmente al patetico.
Ma è tutto lo spettacolo che manca di un vero approfondimento drammaturgico e i personaggi, privi di una trama di relazioni che dia senso e sostanza alla loro azione, finiscono per essere ridotti a bozzetti: è il caso di Tancredi (Alfredo Angelici), l’amato nipote che rappresenta il cinismo dei potenti di sempre; è il caso della bellissima e ambigua Angelica che qui si limita ad apparire in un paio di scene, schiacciata dall’involontario e inevitabile confronto con la Claudia Cardinale del film; scompare soprattutto lo sfondo storico del romanzo, quello che permetteva a Tomasi di Lampedusa di tratteggiare un’amarissima riflessione sull’immobilità della società siciliana e italiana, incapace di trasformare il processo risorgimentale in un processo di vero rinnovamento civile (e non basta infilare nel testo qualche vago e timido accenno al tema).
La regia sceglie di puntare sugli aspetti più comici e superficiali dell’opera, trasformando in ridicole caricature personaggi ben più complessi come Don Calogero Sedara (un simpatico Totò Onnis, troppo giovane per la parte), il simbolo della nuova borghesia volgare e arrivista e proprio per questo destinata a diventare la nuova aristocrazia parlamentare, e il parroco, padre Pirrone (Guglielmo Guidi), ridotto allo stereotipo del prete mangione e ottuso.
Le belle ed efficaci scene mobili dal taglio cinematografico di Carmelo Giammello, gli sfarzosi costumi di Andrea Viotti, le divertenti battute abbondantemente elargite qua e là, non possono fare molto per uno spettacolo che dichiara obiettivi che non è in grado di (e forse non vuole) raggiungere.
Avellino, Teatro Gesualdo, 21 ottobre 2007
Voto:
La recensione di Marianna Venturini
La rilettura del Gattopardo
Dopo un anno e mezzo di tournèe in tutta Italia, Luca Barbareschi porta sul palco del Teatro di Verdura il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, leggendo alcuni brani tratti dallo spettacolo “Il sogno del Principe di Salina: l’ultimo Gattopardo”.
Di conseguenza i fedeli spettatori del teatro di via Senato hanno potuto assistere ad una lettura fatta da un attore solo. Un esperimento diverso dalla piece originale, che esalta l’attualità del termine gattopardismo, in una metafora che paragona l’immobilismo della Sicilia di ieri con l’italia di oggi.
Sulla scena, la statuaria presenza di Luca Barbareschi, che dialoga come se gli interlocutori si materializzassero accanto a lui sul palcoscenico, calamita l’attenzione.
L’attore ha voluto caratterizzare il principe di Salina come un burbero benefico, sottolineandone l'ironia per stemperare l'aggressività insita nel suo temperamento e la malinconia.
Il Gattopardo è uomo dilaniato da un conflitto interiore, che si confronta con la morte, arrivando a sfidarla. Un burbero amareggiato che non sorride mai, che si accorge che il mondo sta cambiando, ma in cui non si riconosce più. Un padre padrone, signore di una nobiltà di una volta, oggi difficile da immaginare.
Sullo sfondo c’è la storia italiana che bussa alla porta, con lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e la presenza di Vittorio Emanuele da Torino, i grandi mutamenti politici in contrasto con l’immutabilità dell’isola siciliana. La fierezza si sovrappone alla cecità di prospettiva e la buona intenzione di ricongiungere la Sicilia come “libera arte in libero Stato” appare tardiva, soprattutto agli occhi dell’anziano nobile.
Sicchè ogni pensiero politico, ogni avvenimento, pur nel clamore che desta, svanisce nell'incredibile processo di visualizzazione che si scatena pagina per pagina e il protagonista pertanto reagisce ora deridendolo, ora soffrendone.?
Un testo dai temi attuali, così contemporaneo che sembrerebbe scritto oggi.
Milano, Teatro di Verdura 24 luglio 2007
Voto:
La recensione di Angelo Maria Abele
Uno dei migliori allestimenti dell’ultimo anno, senza alcun dubbio.
Luca Barbareschi affronta con grande pathos molti monologhi, alcuni di quasi venti minuti di durata, calandosi egregiamente nel personaggio e facendolo piangere ad hoc. Un grande professionista, un completo uomo di teatro, perfetto nei panni del Principe di Salina.
Il pubblico in sala, per il 70% femminile, si delizia di tanta magnificenza, anche estetica; nella scena di nudo si comprime a fatica un “oooohhh” generalizzato, ma ben commentato dalle signore fuori dal teatro. Altro grande punto a favore è la quantità di spunti realistici di tutti i soliloqui di Barbareschi: i suoi bilanci, il suo approccio lucido alla realtà, l’ideologia del testo, tutto è ben congegnato e d’effetto, dalla presa assicurata sul pubblico.
Discorsi extra-teatrali a parte, l’allestimento di Battistini è davvero convincente, in tutto e per tutto: dalle musiche (alcuni pezzi sinfonici sono struggenti e pessimi per chi soffre di cuore), alle scenografie, uno spettacolare lavoro a opera di Carmelo Giammello. Le scene sono continuamente in movimento e rendono realisticamente l’ambientazione; eccezionale a tale proposito la cura del dettaglio, a partire dalla libreria con tanti libri veri. Promossi anche i costumi, di Andrea Viotti, i quali sono in linea col resto del lavoro: belli, accurati, precisi, puntuali.
Buona la prova di Alfredo Angelici (Tancredi) mentre un po’ meno convincente è quella della giovane ma promettente Bianca Guaccero (Angelica), comunque a suo agio in un allestimento e ruolo di questa portata.
Assolutamente un ottimo lavoro, in cui non c’è mai un momento morto, nemmeno durante le lunghe riflessioni del Salina, che portano lo spettatore a godersi più di due ore e mezzo di spettacolo senza mai fare una piega.
Milano, Teatro Manzoni, 8 novembre 2006
Voto:
La recensione di Mauro Guidi
Un grande successo scandito da applausi sentiti che hanno richiamato in scena più volte la compagnia , dove è facile ritrovare gli impegni artistici personali che hanno permesso la realizzazione di una così bella e complessa opera corale.
La regia : Andrea Battistini , regista apuano che si sta affermando come protagonista nelle scene del teatro di prosa italiano , che firma nella attuale stagione altri lavori di successo , come " Il processo " di F. Kafka e " Il maestro e Margherita " di Bulkanov , rivisitando documenti inediti e appunti epistolari dell'autore del " Gattopardo " è riuscito a dare un personale spessore al principe di Salina che riesce a raccontare nelle due ore e mezzo di spettacolo alcune delle pagine più significative della storia siciliana .
La scenografia : Carmelo Giammello con le sue efficaci scenografie mobili ha collocato il principe di Salina nel giusto spazio-tempo.
I costumi : ideati da Andrea Viotti , belli e narranti la storia d'Italia , hanno ricreato insieme alle luci di Pietro Sperduti la perfetta ambientazione dove Luca Barbareschi , azzeccato Gattopardo , ha dato piena prova della raggiunta maturità artistica con una interpretazione nuova dell'opera letteraria di Giuseppe Tomasi , che sicuramente la rende non più comparabile con l'interpretazione di Burt Lancaster nel " Gattopardo " di Luchino Visconti.
Con ordine e perizia si sono mossi sul palcoscenico tutti gli altri personaggi ; Angelica ( Bianca Guaccero) e Tancredi ( Alfredo Angelici ) hanno bene enucleato la loro personale vicenda amorosa.
Livorno 01.11.2006 Teatro Goldoni
Voto:
La recensione di Roberto Mazzone
«Bisogna che tutto cambi, perché tutto rimanga come è». In questa celebre frase, pronunciata dal personaggio di Tancredi Falconeri, è racchiusa l’ideologia politica di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. E questa frase risuona nuovamente al Teatro Quirino di Roma, dove da questa sera, vengono ricreati sul palcoscenico, i fasti e le meraviglie de “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, simbolo di una decadenza annunciata.
La novità di questa versione teatrale sta innanzitutto nel titolo: “Il sogno del Principe di Salina: l’ultimo Gattopardo”. Un testo che il regista e autore, Andrea Battistini, ha tratto ispirandosi liberamente agli appunti e alle lettere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
A interpretare il principe Fabrizio Salina, troviamo Luca Barbareschi, la cui interpretazione non convince molto, ma rende ugualmente il tormento interiore di un uomo che vive il suo tempo, denso di cambiamenti, a metà tra la rassegnazione e l’ostinata nostalgia dei benefici dovuti alla nobiltà.
Accanto a lui, Bianca Guaccero (che presto vedremo in tv nella fiction “Assunta Spina, n.d.r.) interpreta una prorompente Angelica, capace di rilassarsi sul serio sul palcoscenico.
Alfredo Angelici è un convincente Tancredi. Le splendide scene sono di Carmelo Giammello.
Al Teatro Quirino di Roma fino al 22 ottobre.
Roma, Teatro Quirino, 3 ottobre 2006
Voto:
La recensione di Francesco Rapaccioni
Ancona, teatro delle Muse, “Il sogno del Principe di Salina: l’ultimo Gattopardo” di Andrea Battistini
IL GATTOPARDO
Il confronto con il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e con il film di Luchino Visconti (complicato da una storia di diritti d’autore che ha portato ad alcuni cambiamenti, tra cui il titolo) era arduo. Il romanzo è un capolavoro senza tempo, una pietra miliare della letteratura universale, in cui molte cose non sono dette chiaramente ma solo accennate e in questa sua grandissima capacità evocativa sta la forza comunicativa e sentimentale, oltre a quel senso di malinconica poeticità che non è decadentismo se non dell’anima.
Andrea Battistini crea un personaggio che si guarda dentro l’anima e allarga il ragionamento alla sua epoca ed alla storia, proponendo una grande riflessione etica e politica, di valore eterno ed universale e che però si perde nelle pieghe della narrativa, lasciando emergere una parabola umana interessante e a tratti divertente, ma non di valore assoluto o universale. Il suo Principe esamina la situazione culturale e politica dell’Italia postunitaria e non crede che il progresso storico possa portare a un rinnovamento, per colpa degli uomini, o meglio della loro mancanza di onestà e della loro capacità di crederci. Questa crisi di fiducia è assolutamente attuale, per cui non erano necessarie operazioni di attualizzazione verbale o frasistica (“mi dispiace che fra voi non abbia funzionato”) che strappa qualche risata alla platea ma appiattisce il tono di una scrittura teatrale che ha momenti più alti. Il primo atto è ben congegnato e diretto, un meccanismo di scene successive legate le une alle altre che ha il merito della sintesi e della scorrevolezza. Invece il secondo atto, affidato a monologhi molto lunghi del protagonista, è rallentato, non riuscendo Luca Barbareschi (invece fisicamente perfetto per il ruolo) a imprimere la necessaria tensione drammatica. Barbareschi dipinge un personaggio molto solo, imprigionato in una immobilità voluttuosa, anticlericale e rivoluzionario, soprattutto arrabbiato con la storia ed il presente che hanno sempre negato alla Sicilia un altro ruolo se non quello di terra di conquista. Tutti bravissimi i numerosi comprimari: Bianca Guaccero (incredibilmente somigliante alla giovane Claudia Cardinale), Manuela Maletta, Alfredo Angelici, Totò Onnis, Guglielmo Guidi, Alessandra Schiavoni, Emiliano Iovine, Alessandro Buggiani, Alessandro Scavone, Giorgia Di Giovanni, Natalia Lungu, Dajana Riccione.
Lo spettacolo ha un apparato scenotecnico notevolissimo e splendido. Impressionante e suggestiva la scenografia di Carmelo Giammello, che ricostruisce l’interno di una casa non necessariamente legata a una precisa connotazione geografica, mentre la dimensione temporale è spezzata da linee sghembe ed elementi più vicini all’oggi. Scena bellissima, una delle creazioni migliori di Giammello. Contribuiscono all’ottimo risultato i costumi di Andrea Viotti, dalle stoffe preziose e dai dettagli curatissimi (diversi momenti sembrano essere presi da immagini dei macchiaioli, Silvestro Lega soprattutto, senza tuttavia dare l’idea della citazione) e le luci perfette, dorate, autunnali di Pietro Sperduti.
Merito al giovane Andrea Battistini, che nel ruolo del regista dimostra grandissima capacità di muovere gli attori e di sottolineare con i gesti la dimensione affettiva dei personaggi e rivelare il riverbero della loro tumultuosa sentimentalità.
FRANCESCO RAPACCIONI
Visto ad Ancona, teatro delle Muse, il 28 settembre 2006