Descrizione
Dopo il successo milanese al Teatro degli Arcimboldi (record italiano di presenze e di incassi), Arturo Brachetti arriverà finalmente con il suo spettacolo “L’uomo dai mille volti” a Roma al Teatro Politeama Brancaccio dal 20 febbraio.
Anche nella capitale l’andamento delle prevendite del tour infinito di uno degli spettacoli più visti del mondo (partito nel 2005) lascia già prevedere che lo show ripeterà senza dubbio il successo milanese.
“L’UOMO DAI MILLE VOLTI” è un viaggio nell’universo di Arturo Brachetti, unico artista trasformista al mondo che è stato capace di coniugare la magia del Teatro con l’Arte del Trasformismo. Mille volti, mille sogni dell’infanzia di Arturo: 80 personaggi in 100 minuti, Brachetti cambia costume con incredibile rapidità, dando vita a un “esercito di personaggi” dalle diverse personalità. Una stravaganza multimediale che combina humour, poesia, musica, magia e video in un unico collage di racconto, sorprese visive e caricature dove il surreale di
Ma chi è questo cartone animato vivente, magro come uno spillo, dallo sguardo acuto e malizioso e i capelli a metà tra Tin Tin e Alfa Alfa de ‘Le simpatiche canaglie’? Chi è questo attore, comico, mimo, trasformista, illusionista, creatore di ombre e magie? Arturo Brachetti è tutto questo e altro ancora. Non c’è niente che lui non sappia fare in scena e chiamarlo semplicemente trasformista non gli rende merito.
Dal momento in cui appare furbescamente sulle tavole del palcoscenico, sembra prendere per mano gli spettatori e condurli nel suo paese delle meraviglie, il suo mondo dei balocchi, che è poi l’infanzia di ognuno di noi. Racchiuso in una soffitta piena di scatole e valigie, dalle quali escono i personaggi più stravaganti e divertenti – api, ranger, l’uomo ragno, Barbie – tutti interpretati da Brachetti in una girandola di vestiti che compaiono e scompaiono in un baleno, Arturo non si limita a fare sfoggio della sua grande abilità; egli ci attira nel suo mondo e ci racconta una storia dolce e malinconica, intrisa di nostalgia e grande passione; ci racconta la storia di un bambino che non riesce a diventare adulto, che non vuole crescere perché non vuole rinunciare ai suoi sogni.
Sono fantasie semplici, ma irresistibili, quelle che il piccolo Arturo sogna a occhi aperti nella sua soffitta. Con il solo ausilio del vecchio cappello della nonna riesce a trasformarsi in venticinque personaggi diversi, lasciando esterrefatto il pubblico in sala. Intrecciando le sue lunghe magrissime mani, crea le ombre di divertenti animali alla luce di una lampada. Si trasforma in due cow-boy contemporaneamente e ingaggia un duello all’ultimo colpo di colt. Rievoca persino le esilaranti macchiette dei componenti la sua famiglia, sempre accompagnato dalla simpatica voce della mamma-Sandra Mondaini che proviene da una logora borsetta rossa.
La seconda parte dello spettacolo, poi, prende il volo. Scomparsa la soffitta, tramutata in una gigantesca scatola dei giochi rotante, il ritmo sempre più incalzante scandisce il vorticoso susseguirsi di cambi d’abito e di personaggi rubati al cinema hollywoodiano – da Judy Garland a Liza Minnelli, da Carmen Miranda a Esther Williams, da Darth Vader a 007, da Biancaneve a Rossella O’Hara – per finire con un commosso omaggio al grande Federico Fellini, l’uomo che è riuscito a rimanere bambino nonostante tutto. E sulle note dei celebri film del regista italiano, Brachetti si congeda dal suo pubblico senza perdere la sua freschezza, la sua straordinaria capacità di essere contemporaneamente adulto e fanciullo.
In questo spettacolo Arturo Brachetti è riuscito a dimostrare di essere non solo veloce a cambiarsi d’abito, ma un grande uomo di teatro, capace di dominare la scena per quasi due ore, senza che il pubblico abbia il tempo di accorgersene. La sua forza è proprio nel sapere coniugare la recitazione, la comicità e l’arte del trasformismo, creando un evento completo sotto tutti i punti di vista, una messa in scena in grado di toccare le corde del cuore di tutti.
Bergamo, Teatro Creberg, 4 ottobre 2007
Voto:
La recensione di Tania Croce
Recensendo davanti alla tastiera del computer “L’uomo dai mille volti”, potrei ritrovarmi a scrivere su un foglio di pergamena con una piuma del cappello di Cyrano, e mi guardo il colore nero del mio maglione temendo che d’un tratto si trasformi in bianco, suggestionata e sconcertata dalla rapidità con cui il grande artista torinese, ha cambiato i suoi 180 costumi. E il tutto è avvenuto in un batter d’occhio questa sera al teatro Brancaccio di Roma, davanti a un pubblico incredulo e ipnotizzato come un serpente dal pifferaio magico. “Ma come avrà fatto? Non è possibile - ho pensato - prima era vestito da bandito cattivo con cappello e camicia nera poi da sceriffo tutto di bianco, ed è riuscito anche a far sparare i due, giocando con le due parti del corpo: braccio sinistro nero che sparava al braccio destro bianco con tanto di testa che spuntava da una parte all’altra con cappello nero e bianco”.
Il trasformismo è un’arte misteriosa e magica, immediata e semplice che ha ‘trasformato’ Arturo Brachetti nel “Versace ultraveloce”, come è stato definito negli Stati Uniti, in Canada ed Inghilterra ma all’artista iperattivo e molleggiato, leggero come un pupazzo e pensate come un tendone da circo, stasera è bastato aprire una vecchia scatola di giocattoli conservata nel solaio della casa dove ha trascorso l’infanzia, per sfornare un ‘esercito di personaggi’ fantasiosi come pinocchio, barbie e spiderman oppure reali come i grandi attori hollywoodiani da Gene Kelly a Charlie Chaplin ed il grandissimo Federico Fellini, a cui Brachetti ha dedicato un autentico e commovente omaggio.
Sul palcoscenico sono passate tutte le stagioni dell’anno con i loro frutti e fiori, tutti gli umori, i colori, i film di fantascienza e d’amore della storia del cinema, sogni e ricordi, persino la proiezione di un album di famiglia da cui è uscito fuori il nonno musicista, un nonno molto atipico con tre braccia anziché due e le ombre cinesi ed un vecchio cappello della nonna con cui Brachetti ha creato ben 25 personaggi.
Liza Minelli, Frankestein e King Kong hanno sfilato mentre il trasformista - attore si cambiava alla velocità della luce, indossando i celebri costumi dei personaggi del cinema, anche di quelli femminili come la tenera e indifesa Rossella di Via col Vento e la Biancaneve di Walt Disney.
Il teatro della vita, del cinema e quello delle marionette era contenuto nella scatola di cui Arturo Brachetti voleva liberarsi ma alla fine… ha cambiato idea, per far divertire (servendosi della preziosa scatola) tutto il pubblico che ha perso questa meravigliosa prima romana.