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DATI DELLO SPETTACOLO
Autore: Mirko DI Martino Regia: Ciro Fragante Cast: con Titti Nuzzolese
Il breve fotogramma della vicenda personale di una donna si svolge in un punto intorno alla fine della seconda guerra mondiale, con un lieve margine d’incertezza, che è funzionale alla costruzione narrativa. La donna infatti si rivolge, per tutta la durata del monologo, alle persone "che sono venute a prenderla" senza chiarirne la natura; cosicché al principio s’immagina che abbia perduto – di certo a causa della guerra – il proprio equilibrio mentale, e che gli "ospiti" siano infermieri di un istituto di cura. In questa accezione il testo risulterebbe piuttosto convenzionale, una confezione formalmente accurata di cose già viste. È tuttavia con lo svolgersi della narrazione che un nuovo senso si sovrappone al precedente: la donna è lucida, e l’irrazionale è nella storia, negli eventi appena trascorsi, nella guerra civile che si è consumata con assurda barbarie e atroce sacrificio umano.
La protagonista è una donna comune; i suoi abiti, la sua stanza, i suoi pensieri sono il prototipo della medietà. Nel disordine della guerra ha deciso – in modo passivo, inconsapevole – di stare "dalla parte sbagliata", cioè coi fascisti, ma per piccolo opportunismo, non per visione politica; nessun’altra persona comune ("chiedete ai miei vicini") potrebbe giudicar male i suoi comportamenti. Forse il suo atteggiamento è stato compiacente col regime, forse addirittura collaborazionista durante le retate degli ebrei, ma la maggior parte delle persone – sembra ricordare Di Martino – non si sarebbe comportata diversamente; in questo passaggio, in questa improvvisa sottolineatura del limite umano, che chiama per un momento in causa anche la coscienza dello spettatore, risiede uno dei punti di maggior forza del testo.
L’interpretazione della Nuzzolese è credibile e sicura, benché la scelta di una fonica minimale – per lunghi tratti la recitazione è perfino non "in voce" – desti all’inizio un po’ di sorpresa. Apprezzabile la padronanza del gesto scenico, soprattutto nel quadro finale, composto e silenzioso. Il pubblico ha accolto molto bene questo lavoro, anche per le suggestioni etiche ed emozionali che riesce senz’altro a stimolare.