ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: Carlo Goldoni Descrizione
Arlecchino compie sessant’anni con il Piccolo e festeggia con un mese al Teatro Grassi e una tournée in giro per il mondo. Il Trecentesimo goldoniano non poteva prescindere da Arlecchino. Per raccontare il suo spettacolo Strehler parlava di “memoria vivente”, a illustrare quel continuo lavoro di revisione di una storia in eterna, inarrestabile evoluzione. Dopo la lunga tournée statunitense del 2005, i successi in Cina nel maggio scorso, e un secondo viaggio, ancora in terra d’Oriente, il pro
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione LE RECENSIONILa recensione di Marianna Venturini
Più di sessant’anni e non sentirli. Tanto è passato da quando nel 1947 un giovane regista teatrale, Giorgio Strehler, propose ai milanesi un vecchio personaggio della commedia dell’Arte, l’Arlecchino di Carlo Goldoni e lo fece interpretare da Marcello Moretti prima e Ferruccio Soleri poi.
Oggi lo spettacolo «Arlecchino servitore di due padroni» è più attuale che mai: applaudito, replicato, amato ed esportato ovunque. Pensare che proprio Strehler aveva pensato di realizzare nel 1987 l’edizione d’addio. La sola notizia fece accorrere nei teatri una tale folla, con liste d’attesa e proteste fra chi non l’aveva potuto vedere, che il regista si convinse che il personaggio non aveva ancora terminato il suo percorso e doveva vivere ancora.
Così eccolo di nuovo in cartellone al Piccolo di Milano. Anche se per una volta è il palco del teatro Studio a ospitare uno dei capisaldi inossidabili del teatro italiano. Ma è ancora Soleri a vestire i panni di Arlecchino, interpretando tutte le acrobazie sul palco per tre ore di magia.
Vero e proprio fulcro della pièce, l’attore toscano interpreta l’esilarante e colorata maschera che non si fa scrupolo di servire due padroni allo stesso tempo per risolvere i problemi di una fame cronica e crea una serie di guai ed equivoci comici. La storia s’intreccia fino all'inverosimile, sommando equivoci e pasticci mentre lo spettatore ride di gusto.
La scenografia è sempre classica, con pochi ed essenziali elementi funzionali all’ambientazione. Gli attori con le loro maschere si muovono con disinvoltura in scena come lo facessero da sempre, viceversa con l’emozione della prima replica. Il dialogo scorre a pieno ritmo, aiutato dalla musicalità del dialetto veneziano e sostenuto dalla mimica e dalla gestualità.
Di giorno in giorno l’«Arlecchino» resta il classico per eccellenza, lo spettacolo italiano più visto nel mondo, il cavallo di battaglia e la replica che non annoia. Merito dei toni vivaci e irrequieti, sane risate e allegria, perché è una commedia energica e strabiliante che da sempre incanta e cattura il pubblico.
Scritto da Carlo Goldoni, raccontato da Giorgio Strehler: 180 minuti di grazia e maestria. E’ dei testi più famosi della storia del teatro, ma anche di un allestimento ben collaudato e di successo. Poi c’è Soleri, che è il maestro di tutti gli Arlecchini viventi. Cosa volere di più se non un biglietto per una delle repliche?
Milano, teatro Studio 30 aprile 2009
La recensione di Wanda Castelnuovo
Intramontabile, sempre divertente e intrigante “Arlecchino servitore di due padroni”, commedia -scritta da Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793) nel 1745 - che segna il passaggio dalla commedia dell’arte alla riforma goldoniana come dimostrato dal permanere di maschere: inizialmente scritta sotto forma di canovaccio per l’attore Antonio Sacchi capace soprattutto di improvvisare, viene successivamente riscritta per intero coerentemente alla riforma graduale operata dal grande veneziano che dall’infanzia respira e vive il teatro.
Cavallo di battaglia del Piccolo Teatro di Milano dal 1947, è una delle regie storiche e straordinarie di Giorgio Strehler che ha creato un capolavoro in cui levità, fantasia, umanità e rigore si coniugano poeticamente. Un successo ininterrotto da più di sessant’anni con oltre 2500 repliche e ‘tournée in tutto il mondo.
Figura-perno della ‘pièce’ un singolare ed esilarante Arlecchino che per risolvere i problemi di una fame cronica non si fa scrupolo di servire due padroni - i quali per un gioco del destino non sono altro che due innamorati alla ricerca l’uno dell’altro - dando luogo a una serie di guai ed equivoci comicissimi.
Due gli attori che hanno interpretato Arlecchino in questi lustri: Marcello Moretti e Ferruccio Soleri (Firenze 1929) che ha raccolto il testimone nel 1963 e ora, a quasi 78 anni, è fantasmagorico interprete di fuochi d’artificio, di agili piroette e di un’arte dell’arrangiarsi fondamentalmente intrisa di moralità.
Il tema dell’amore ampiamente ricorrente è vissuto in maniera più libera e consapevole dalla nuova classe borghese che si affaccia nella storia veneziana con giovani più maturi e donne tanto emancipate da vestirsi da uomo seppure per finalità contingenti e cogenti.
Il primo quadro si svolge in casa del simpaticissimo Pantalone de’ Bisognosi, caricatura di un mercante che con il suo vivace veneziano benedice le imminenti nozze d’amore della propria figlia Clarice con Silvio.
Ma l’imprevista ‘resurrezione’ di un precedente ‘promesso’, lo pseudo-Federigo Rasponi, complica la vita creando una serie di sofferenze ed equivoci che si intrecciano con i pasticci causati da Arlecchino, abile nello sdoppiarsi acrobaticamente come servitore assumendo un’altra identità, nel mentire, corteggiare e millantare.
Un gruppo di attori perfetti e intercambiabili nelle parti frutto di una professionalità altissima e di una regia impeccabile.
Simbolica sul proscenio la fila di candele accese all'inizio chiamandole ciascuna per nome e spente al termine: un fascino da non perdere.
Milano, Piccolo Teatro Studio, 16 aprile 2009
La recensione di Alberto Fornasier
Uno spettacolo classico di un grande regista come Strehler; una commedia classica di un grande autore come Goldoni: come avrebbe potuto deludere? La trama in sé è piena di giochi di parole, fraintendimenti e ingarbugliamenti con risoluzione finale; i ricchi e gustosi costumi accentuano il lato grottesco dei personaggi-maschere presenti (Arlecchino, Pantalone, Brighella); gli attori riescono con molta bravura a rendere un’atmosfera giocosa e lieve in cui campeggia lo storico interprete di Arlecchino, Ferruccio Soleri.
Da notare il lodevole gioco metateatrale che vivacizza la scenografia: sul palco ve n’è un altro su cui si svolge tutte la commedia, mentre sul primo stanno i personaggi stessi (e non gli attori) che hanno appena recitato o che si apprestano a farlo, commentando e partecipando allo spettacolo assieme al suggeritore che siede al lato.
Milano, Teatro Grassi, 19-12-2007
La recensione di Francesca Bastoni
Per tutti coloro che apprezzano le celebrazioni.
Arlecchino compie sessant'anni.
Doppia festa per il Piccolo Teatro, in occasione della stagione 2006/07, si celebrano- oltre ai sessant’anni di attività di una delle istituzioni storiche milanesi più importanti-anche la nascita del goldoniano “Arlecchino servitore di due padroni”; uno degli allestimenti più noti e rappresentati nel corso delle stagioni teatrali, divenuto,negli anni, emblema quanto espressione dello stile di regia e della filosofia che, da sempre, ha permeato le produzioni strehleriane. La vicenda arcinota narra delle nozze fra Donna Clarice e Silvio; annullate per l’arrivo intempestivo, in Venezia, di Beatrice Rasponi (nelle vesti del fratello Federico),alla ricerca dell’amato Florindo, con conseguente creazione di equivoci a catena. Arlecchino costituisce, più che un canovaccio popolare,una forma di farsa delle tragedie seicentesche, costruite sui più elementari e noti meccanismi drammaturgici dell’epoca. Nei quadri che compongono i tre atti,tutto risulta comico e paradossale: persino il tentativo di suicidio di donna Clarice, appare ai nostri occhi melodrammatico e pretenzioso. Infine su tutto e tutti domina lo spirito libero e anticonformista della servitù, autentiche figure di rilievo dell’intera pièce.
Valore e fascino della tradizione.
Fascino per l’antico o magia del teatro? Non si spiega questo paradosso; eppure questo Arlecchino così antico e lontano nel tempo (il testo risale ad un canovaccio redatto da Goldoni) incanta, di volta in volta, generazioni di spettatori sempre più giovani ed attenti.
Allestimento curato e diretto da un mostro sacro, l’arlecchino per eccellenza, Ferruccio Soleri, nonché collaboratore, dal 1963, del sommo maestro:Giorgio Strehler. Nella messa in scena si seguono, con rispetto e competenza, note ed accorgimenti adottati negli allestimenti preesistenti; senza, tuttavia, sacrificare ingegno ed originale irriverenza:si prenda ad esempio il dialogo fra interpreti e spettatori (ingrediente fondamentale nella commedia dell’arte), come l’aggiunta di nuovi spunti polemici e frecciate comiche, rivolte ai manierismi ed alle guittonerie da palcoscenico.
I Tre atti si susseguono:l’uno dopo l’altro,con squisita levità,goduti dal primo sino all’ultimo da un pubblico attento e ricettivo.Non sono mancate le pantomime più note,attese, quasi anticipate e chiamate dalla platea con applausi a scena aperta e brevi scambi di battute con gli interpreti.
Partittura registica solida e collaudata; guida sicura per un ensemble di attori di buon livello, professionali e moderatamente disinvolti.
Cast tecnico di storica memoria: Ezio Frigerio per le scene, Franca Squarciapino per i costumi, Luci, Gerardo Modica e musiche di Fiorenzo Carpi.Lo spazio scenico, molto noto ai cultori del Piccolo palesa una scenografia di richiamo alle linee neoclassiche (di carattere neutro)ed il noto palchetto da commedia dell’arte,connotato da fondali di tela inerenti le diverse ambientazioni(la casa di Pantalone, la locanda di Brighella ed una venezia vista da Canaletto), alternati e cambiati a vista da valletti di scena, il tutto rischiarato da piccole luminarie,chiara rievocazione degli spettacoli allestiti, dalle compagnie itineranti.
Recensione raccolta in data 18/04/07 Milano
Teatro Piccolo Sala Grassi
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