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LE RECENSIONI
La recensione di Maria Domenica Ferrara
Dalla penna di Noël Coward nasce una commedia all'inglese, pungente e disinibita. "Il Divo Garry" è un attore di successo, carismatico e bizzarro, che si trova alle prese con una corte spietata di attrici improvvisamente seduttrici, ammiratori impazziti, produttori spregiudicati. A completare un quadro, sorprendentemente contemporaneo, dei meccanismi dello show business, invece ambientato e calato negli anni Trenta, la pazienza di una segretaria protettiva e l’equilibrio di una gelida ex-moglie, Liz, donna pratica e concreta che, pur avendo lasciato anni prima il marito, continua a prendersi cura di lui nonché della sua carriera artistica.
Il protagonista (interpretato da un brillante Gianfranco Iannuzzo) è in continuo gioco-forza con lo spettro dell'età che avanza, delle insicurezze e schiavo delle maschere che lui stesso ha indossato da sempre. Di fondo, da padrona fa la solitudine che Garry fa trasparire quando suona al pianoforte e si ritrova lontano dal caos che ogni giorno si forma intorno a lui come una nuvola di polvere.
Jannuzzo è un ottimo attore, di lunga esperienza teatrale e padroneggia il personaggio con stile, eleganza ed ironia. Interessante l'interpretazione di Daniela Poggi nel ruolo della moglie Liz. Bella e di classe, con i suoi dialoghi mette in luce tutta la ricchezza che il testo possiede.
Non sono di bravura inferiore gli altri attori che completano il cast. Seppur di giovane età ed alcuni di poca esperienza, sono entrati diligentemente nel congegno teatrale ed hanno contribuito a dividere oneri ed onori con gli attori principali.
Commedia interpretata con il giusto ritmo, una scenografia solare per essere di stile inglese, "Il divo Garry" è foriera di disincantata ironia.
Teatro Quirino - Roma
Replica del 10 Dicembre 2008
Dal 9 dicembre 2008 al 4 gennaio 2009
Voto:
La recensione di Wanda Castelnuovo
Affascinante, ammaliante e irresistibile così si presenta il protagonista della brillante e raffinata commedia in cui l’inglese Noël Peirce Coward (Teddington 1899 - Blue Harbor, Giamaica 1973) - attore, commediografo, scrittore, regista, produttore, autore (parole e musica) di canzoni e solista di night - forse adombra se stesso.
‘Il divo Garry’, attuale traduzione del titolo originale ‘Present Laughter’ (‘L’allegra verità’ nella precedente edizione italiana), è scritto nel 1939 come corollario alla commedia ‘This Happy Breed’ la quale insieme a ‘Blithe Spirit’ del 1941 costituisce una trilogia che ironizza in modo disincantato, spigliato e arguto più sui vizi che sulle virtù della ‘middle-class’ inglese tra le due guerre. Primo interprete di Garry è stato con straordinario successo lo stesso autore.
Convincente Gianfranco Jannuzzo nella parte di un Garry Essendine - carismatico e al culmine della gloria, ma sempre in bilico tra l’essere se stesso e il recitare - che si sta preparando a una tournée in Africa, ma inconsciamente avverte come la sua grandezza e sicurezza scricchiolino per le angosce esistenziali determinate dall’età che avanza e si rivelino fragili se non supportate dalla rete di persone con cui è legato a doppio filo. Queste tra cui l’ex moglie Liz - magistralmente interpretata dalla bravissima Daniela Poggi - lo accudiscono, proteggono e difendono sia nel tran tran quotidiano, sia nelle situazioni più paradossali in cui il fascino suo malgrado lo trascina: negli ‘affari di cuore’, in cui il ‘divo’ non può che sfiorare senza dare, e nelle ‘esaltazioni’ che la sua gloria suscita in chi è più labile psichicamente.
Nasce così una comicità elegantemente spregiudicata costruita su battute, gag e pause con il risultato di divertire veramente senza impegnare eccessivamente lo spirito che può rilassarsi grazie all’elegante penna del ‘Maestro’ (come è stato definito Coward per la sua poliedrica versatilità) e alla direzione equilibrata e vivace di Francesco Melonio, fondatore e Direttore artistico della Contrada dal 1976.
La commedia, tuttora in scena al ‘National Theatre’ di Londra, è uno dei grandi successi di questa stagione.
Milano, Teatro Manzoni, 6 febbraio 2008
Voto:
La recensione di Roberto Mazzone
Garry Essendine è un divo, il classico “idolo delle pomeridiane”. Gianfranco Jannuzzo è sicuramente istrionico sul palcoscenico, ma la parte del divo la recita solamente. Sì, però in maniera impeccabile. Non ci si aspetta di trovarlo nei panni (peraltro molto realistici) di una star isterica, vittima della sindrome da “ombelico del mondo” e, oltretutto, nel bel mezzo della tipica “crisi di mezza età”. Ma la risata arriva comunque. Anche se questo non è il solito Jannuzzo dei monologhi e delle commedie leggere firmate da Garinei.
Non avevo mai visto Daniela Poggi a teatro ed è stata una piacevole “scoperta”: garbata, attenta e padrona dei tempi del palcoscenico. Altro pregio di uno spettacolo come “Il divo Garry” è quello di aver riportato tre attori, transfughi dal musical italiano, alla prosa: sto parlando di Alberta Izzo e Giovanni Boni, reduci da un paio d’anni di tour con “Tutti insieme appassionatamente”, regia di Saverio Marconi, al fianco di Michelle Hunziker. Una sola parola: “aggiudicati!” (per riprendere un frequente intercalare del personaggio di Fred, il maggiordomo). A loro si aggiunge anche Davide Calabrese, anche lui proveniente da musical come “Grease” e “Tutti insieme appassionatamente”: ma il suo personaggio convince poco, forse perché non adatto alla presenza scenica di cui l’attore è capace.
Bravi tutti gli altri. A ragion veduta, “Il divo Garry” è uno spettacolo godibile e ben allestito, che trasmette un apprezzabile “spirito di compagnia”, che conferma l’affetto del pubblico nei confronti del non-divo Jannuzzo.
Torino, Teatro Alfieri, 25 gennaio 2008
Voto:
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