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MADRE CORAGGIO
Madre Coraggio

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“ MADRE CORAGGIO E I SUOI FIGLI ” di B. Brecht con Isa Danieli il 14-02-08 al Nuovo Teatro Verdi(BR) ...

ho trovato una madre coraggio diversa, poco indifferente e troppo emotivamente coinvolta dai drammi familiari. Al contrario, i giovani attori ...

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LO SPETTACOLO

Autore: Bertolt Brecht
Regia: Cristina Pezzoli
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Gli Ipocriti
Cast: Isa Danieli

Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

DELLA PERGOLA
v. della Pergola 18 - Firenze (FI)
Tel: 055 22641
Email: teatro@pergola.firenze.it Sito Web: www.pergola.firenze.it


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LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo

“Madre Coraggio e i suoi figli” - uno dei testi più complessi e rappresentati di Bertolt Brecht (Augusta 1898 - Berlino 1956) - fu scritto tra il 1938 e il 1939 alla vigila della seconda guerra mondiale. La netta condanna dell’idea della guerra deriva dalla denuncia non degli orrori materiali, ma di quelli morali provocati nei poveri e negli oppressi che cercano di salvare in ogni modo (anche con il colpevole silenzio e il tradimento come nel finale quando i contadini suggeriscono di distruggere il carro di Madre Coraggio per impedire alla giovane Kattrin di avvisare la città dell’imminente attacco a sorpresa) se stessi e le poche cose che hanno. “Una cronaca dalla guerra dei trent’anni” è il sottotitolo di quest’opera che porta in scena la guerra vista da chi la subisce: timori, speranze, illusioni come quelle della vivandiera-commerciante Anna Frierling (detta ‘Madre Coraggio’ per aver sfidato le cannonate allo scopo di portare a termine il commercio di pagnotte ammuffite) che spera di ottenere un proprio profitto dalla guerra, volutamente ignorando che i poveri non solo non guadagnano, ma perdono quel poco che hanno. Infatti Madre Coraggio perderà tutto: merce, carro e i tre figli. Merita una riflessione il duro messaggio che Brecht lancia con la morte del figlio maggiore di Anna: Eilif è condannato a morte per aver compiuto in tempo di pace la stessa azione per cui in guerra era stato insignito di riconoscimenti e premi. È una delle denunce più sintetiche e forti di come la guerra stravolga ogni concetto di civiltà e di ordine morale. Anna Frierling non è né simpatica, né positiva: sacrifica tutto, anche i figli, pur di portare a termine i suoi affari e, rimasta sola e povera, continuerà imperterrita a inseguire il sogno della ricchezza. Per la sua complessità è un personaggio che attira molte grandi attrici nel pieno della maturità artistica. Isa Danieli ne fornisce una versione solare e sanguigna, di grande modernità e dai sentimenti partecipati creando un personaggio che coinvolge il pubblico, ma lontano dalla concezione brechtiana del teatro epico (di cui Madre Coraggio è grande esempio) che si basa sul rifiuto di ogni identificazione tra attore e personaggio, tra interprete e spettatore onde permettere a quest’ultimo di capire criticamente la realtà raccontata, anzi ‘riferita’, sul palcoscenico. Eccezionale anche sotto quest’aspetto la giovane Xenia Bevitori nella difficile parte di Kattrin - la figlia muta e sensibile di Anna Frierling - che, unico personaggio positivo, morirà da eroina. Bella, tesa ed equilibrata la regia di Cristina Pezzoli, anche se lascia perplesso l’uso in alcune scene di espressioni e accenti dialettali per tradurre gli aspetti più popolari del linguaggio brechtiano. Milano, Teatro Carcano, 10 febbraio 2009
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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Claudio Finelli

La storia di Madre Courage è un fatto triste, di quella tristezza che esula da qualsiasi tentativo, seppur larvato, di interpretare la cronaca in prospettiva figurale per farne simbolica e metaforuta rappresentazione dell’esistenza: questo almeno nelle intenzioni di Brecht se è vero che, nel 1941, il drammaturgo tedesco espresse una violenta reprimenda all’indirizzo di alcuni critici zurighesi rei, a suo parere, di aver frainteso il testo, assimilando il profilo morale di Anna Fierling alla dimensione eroica e leggendaria di Niobe. Premesso ciò, consta rilevare che Cristina Pezzoli ha affrontato l’ostico appuntamento con il grande classico del novecento, allestendo una messinscena che non nasconde ambizioni e velleità e proponendoci un lavoro meticolosamente curato che riesce a coniugare l’apprezzabile ideazione scenica di Bruno Buonincontri, gli originali arrangiamenti musicali del bravo Pasquale Scialò e l’elaborata impostazione registica della stessa Pezzoli, ma che, nonostante questa virtuosa predisposizione al successo, sembra tradire l’intenzione comunicativa dello stesso Brecht, ripetendo, a distanza di circa settant’anni, la stessa errata e contestabile interpretazione dell’opera fattane dai critici zurighesi. Infatti, Isa Danieli, attrice la cui arte è cosa assolutamente indiscussa (riesce a convincere perfino quando recita i deprimenti ed approssimativi dialoghi della soap!), coadiuvata dal bravissimo Lello Serao, porta inspiegabilmente in scena un personaggio accattivante e tragico, mentre la Courage, nelle intenzioni del drammaturgo di Augusta, non aveva nulla di tragico e nessuna capacità di attrarre simpatie, piuttosto era priva di qualsiasi dolente tensione interiore perché, nella sua incapacità di leggere la storia, anche quando le si offriva in tutta la sua cruda ed immediata violenza, Madre Courage è una creatura ottusa ed ostinata che non comprende nulla di quanto accade a lei ed intorno a lei e, pertanto, persevera nell’inane sforzo di provare a trarre, vivandiera misera e modesta, ricchezze e privilegi dal conflitto. Nel complesso, quindi, a Madre Courage della Pezzoli manca Madre Courage di Bertolt Brecht, ragion per cui lo spettacolo, che pur offre una certa compiutezza ed una propria coerenza d’allestimento, depriva lo spettatore della vera essenza drammatica del testo e lo fa immotivatamente e senza alcun risarcimento d’arte, costringendoci a nutrire perplessità che, lungi dall’esser confuse con pedanti onanismi intellettualistici e a buon mercato, ci impongono di assumere un atteggiamento quantomeno critico e severo relativamente all’intero lavoro. Napoli, Teatro Mercadante, 10/04/08
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Voto: Voto del Redattore: Claudio Finelli


La recensione di Francesco Rapaccioni

Recanati (MC), teatro Persiani, “Madre Coraggio” di Bertolt Brecht MADRE CORAGGIO, CHE CONFUSIONE.. Negli anni dell'esilio Brecht chiarisce i termini della sua teoria del “teatro epico”: nell'epoca del capitalismo industriale il teatro deve farsi carico dei compiti della scienza sociale; bisogna cambiare le abitudini dello spettatore, che deve assumere il ruolo di osservatore “critico”. Per raggiungere questo scopo Brecht ricorre all'effetto di “straniamento”, che impedisce allo spettatore di immedesimarsi e di lasciarsi suggestionare dalla vicenda drammatica. “Madre Coraggio e i suoi figli” (1939) è una cronaca della guerra dei trent'anni, ispirata a un testo seicentesco sulla figura di una vivandiera che l'astuzia e la vitalità, tese ad approfittare della guerra per lauti guadagni, non salvano dalla rovina economica e familiare. In questa versione de “Gli ipocriti” i figli sono spariti dal titolo e l'attenzione è concentrata sulla protagonista, interpretata da Isa Danieli, che propone una lettura personale ma efficace di Anna Fierling, una donna anziana e pratica, partenopea non tanto nell'accento (solo la ninnananna finale è in dialetto napoletano) quanto nel modo di vivere, concedendosi ai sentimenti e alla disillusione (“in un mondo che è spietato siamo diventati lupi”), bene inserita nel “sistema” (“grazie al cielo c'è la corruzione, dove c'è corruzione anche le sentenze possono essere aggiustate”). Nutrito il cast, tra cui vanno segnalati Alarico Salaroli (il cappellano), Marco Zannoni (il cuoco), Arianna Scommegna (Yvette), Luigi Tabita (il comandante) e soprattutto Xenia Bevitori, una intensissima Kattrin. La regia di Cristina Pezzoli sottolinea il caos non calmo che la guerra porta con sé e produce anche nei comportamenti e nell'animo, ma lascia molti dubbi. Soprattutto la fine, che obbliga a un forzato coinvolgimento diretto del pubblico. Kattrin, invece che salire sul tetto, scende il platea a suonare il tamburo per svegliare i cristiani e metterli in guardia dall'attacco dei protestanti in piena notte. Viene abbattuta da un colpo di fucile sparato dal palco e si accascia tra le poltrone, sopra gli spettatori. Allora Madre Coraggio, vestita di nero e con i capelli canuti, chiede l'aiuto del pubblico per riavere il corpo della figlia. Dopo qualche attimo di sconcerto e incertezza (il pubblico non comprende se sia finzione o vero invito), due spettatori si alzano, raccolgono il corpo e lo depongono ai piedi della Fierling che intona una ninnananna e poi si incammina di nuovo tirando il carro, ormai da sola. La vicenda è scandita da titoli dati ai diversi quadri urlati a turno dagli attori, ma l'azione risulta confusa, anche per il va e vieni degli interpreti. Mi riferisco in particolare al figlio Schweizerkas, Shi Yang, inconfondibilmente cinese, il quale, dopo essere stato ucciso, trascinato e straziato, riappare in altre vesti, ma con quei tratti somatici orientali inconfondibili). La scena di Bruno Buonincontri è fissa, una pedana fangosa in ripida salita verso un fondo di sacchi cuciti insieme stile Burri, con al centro il solito carretto. Ai lati quattro grandi pannelli metallici con squarci al centro vengono percossi per creare sonorità interiori oppure il frastuono della guerra, in modo efficace. Molto belli i costumi di Gianluca Falaschi che rivisitano i cappottoni, visti spesso, in modo personale con tocchi metallici e piumati ed hanno il loro punto di forza nel mix di stracci, trovarobato e infagottamenti. I songs originali di Dessau sono stati sostituiti da interventi di Pasquale Scialò, ballate e rap (un paio eseguiti al microfono a tutto volume), che aumentano il senso di confusione di un allestimento non ambientato nel contemporaneo. Ha convinto poco la rielaborazione del testo di Antonio Tarantino, che parte dalla stessa traduzione di Roberto Menin che Bob Carsen aveva utilizzato per la produzione del Piccolo, protagonista Maddalena Crippa. Tarantino sottolinea il ritorno di attualità delle guerre di religione e dei rigurgiti nazionalistici per denotare il testo con riferimenti espliciti, a Mussolini o a fatti attuali (“siamo tutti in piazza, ma a fare che? E intanto l'immondizia aumenta”) poco rilevanti nell'economia dello spettacolo e che per questo contrastano con l'andamento del testo, come la vicenda di Anna Politovskaja, la giornalista russa “la cui bocca è stata chiusa per sempre in un ascensore”. Invece l'uso di marcati dialettismi credo sia da ricondurre alla confusione geografica dei paesi attraversati da Madre Coraggio durante la recita. Brecht è molto moderno, di per sé “aperto”, anche senza necessità di agganci all'oggi che danno il risultato contrario, sminuendo la portata dell'originale. Madre Coraggio è una pièce politica, uno dei testi più didattici di Brecht: positiva la presenza in sala di tantissimi studenti di scuole superiori, che hanno seguito il lungo dramma con attenzione e partecipazione. Visto a Recanati (MC), teatro Persiani, il 22 febbraio 2008 FRANCESCO RAPACCIONI
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Voto: Voto del Redattore: Francesco Rapaccioni


La recensione di Mauro Guidi

Uno spettacolo di quantità e soprattutto di qualità . 17 attori in scena per 3 ore di spettacolo suddiviso in un maxi primo atto di 1 ora e 50 minuti ed il resto in un secondo atto con un crescendo ed un affondo della prima donna : l’inossidabile Isa Danieli. Suggestiva ed efficace la scena mobile di Bruno Buonincontrini , una grande strada in salita con selciato sconnesso ed anticato sul quale si muove un pesante carro , diciottesimo interprete . Sui lati della scena grandi pannelli bronzati , che percossi emettono suoni che rimandano a rumori guerreschi, luci giuste di Cesare Accetta che pennellano la suggestione di secoli addietro vissuti da personaggi in abiti azzeccat,i ideati da Gianluca Falaschi. Le musiche originali di Pasquale Scialò hanno amalgamato parole nei suoni di tempi presenti e passati : alcuni passaggi canori debbono avere ancora qualche ulteriore messa a punto come del resto un po’ tutto lo spettacolo, che mostra una complessità strutturale notevole sostenuta dalla attenta regia di Cristina Pezzoli , ma necessita di un giusto rodaggio . La rielaborazione del testo operata da Antonio Tarantino restituisce attualità espressiva e maggiore coinvolgimento emotivo da parte del pubblico richiamato all’attenzione dei passaggi storici che coinvolgono gli eventi dei nostri personaggi con attacchi , con voci in campo e accordi musicali. Isa Danieli si conferma un faro di bravura, che illumina la scena mettendo in luce anche la grande professionalità degli altri interpreti ,che hanno dato l’adeguata forza espressiva ai tanti altri personaggi tra i quali emerge Marco Zannoni ,il cuoco , il più italiano tra le figure di Brecht , sarcastico ed intrallazzone. Efficaci alcune trovate sceniche che spostano l’azione nella platea : Kattrin, la figlia muta, corre tra le poltrone del pubblico percuotendo rabbiosamente un tamburo finchè viene uccisa dal piombo di un archibugio . Il cadavere accasciato tra le poltrone di sala verrà ricollocato sul palco , vicino alla pietà della madre che lo ha reclamato , da uno spettatore E’ così molto sentito l’invito di Madre Coraggio al pubblico di sporcarsi l’anima riflettendo: di guerra si vive o si muore ? Il pubblico ha accolto con calore e rispetto uno spettacolo che per la forza del testo e l’imponenza della struttura scenica restituisce dignità al teatro , troppo spesso mortificato da rappresentazioni che ricordano più che altro suggestioni cabarettistiche in ambienti allargati. Un applauso sentito e fragoroso ha ricambiato il saluto della compagnia , interrotto solo dalla tarda ora . Prima Nazionale -Teatro del Giglio Lucca -27/01/2008
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Voto: Voto del Redattore: Mauro Guidi

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