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I PONTI DI MADISON COUNTY
I ponti di Madison County

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LO SPETTACOLO

Autore: Robert James Waller
Regia: Lorenzo Salveti
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Molise Spettacoli
Cast: Paola Quattrini, Ray Lovelock, Ruben Rigillo

Descrizione
Una donna sposata, moglie e madre irreprensibile, rassegnata a una vita tranquilla, incontra improvvisamente l'imprevisto: un viaggiatore libero e selvaggio. Due vite si stravolgono completamente nello spazio di pochi giorni. La versione teatrale di Lorenzo Salveti si fonda e ruota attorno al concetto di vero amore, quell'amore che coinvolge i sensi, l'istinto e il cuore.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

DELLA PERGOLA
v. della Pergola 18 - Firenze (FI)
Tel: 055 22641
Email: teatro@pergola.firenze.it Sito Web: www.pergola.firenze.it


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Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo

“I PONTI ...” CHE EMOZIONANO

Emozionarsi insieme agli attori: questo avviene al San Babila di Milano con lo spettacolo “I ponti di Madison County”, intensa trasposizione teatrale dell’omonimo e celebre film del 1995 interpretato da Clint Eastwood (cui si deve anche la regia) e Meryl Strippel, tratto a sua volta dal romanzo con il medesimo titolo di Robert James Waller. Gli spazi e i tempi limitati di un teatro e le diverse caratteristiche tecniche rendono indubbiamente più difficile la versione in prosa dovendosi affidare - specialmente in un testo come i “I ponti di Madison County” - soprattutto alla parola cui spetta fare vivere nella mente e nel cuore degli spettatori quanto nel film è raccontato dalle immagini. E nella ‘pièce’ con Paola Quattrini e Ray Lovelock - entrambi eccezionali nei ruoli dei protagonisti Francesca Johnson e Robert Kincaid - la parola ha fatto anche di più facendo fluire nell’immaginario di ciascuno immagini, sentimenti, scenari e colori in una scenografia essenziale in cui il prevalere del bianco e quello della luce la fanno da padroni. Sullo sfondo nell’incipit scorrono scene dal film: solo il lungo e monotono snodarsi della strada polverosa su cui corre la macchina, metafora dello scorrere del tempo e della vita. La storia è ambientata nello Iowa dove sostanzialmente si vive bene e con tranquilla sicurezza, ma a Francesca, casalinga di mezza età, manca quel ‘quid’ che è il sale della vita così come non l’ha trovato nella sua esistenza errabonda Robert, il fotografo del ‘National Geografic’: scocca la scintilla di un amore vero e profondo fatto di cuore, sensi e anima e capace di accettare una decisione ragionata e sofferta dovuta a motivi profondi. Ma nulla soffoca questo fuoco che arde vivo e intenso al di là della lontananza e del tempo ... Uno spettacolo da non perdere, ben ridotto come tempi, anzi con atto unico di un’ora e mezza, pacato e misurato che tiene vivo l’interesse in un crescendo di emozioni - che lo spazio raccolto della scena trasmette con più intensità agli spettatori - culminanti nel finale. Ottima la regia di Lorenzo Salveti che ha creato questo piccolo gioiello teatrale le cui sfaccettature sono scandite dall’alternarsi di narrazione (ben giocata da Ruben Rigillo) e ‘flashback’ capaci di rendere dinamica l’azione.

Visto il 14/01/2010 a Milano (MI) Teatro: San Babila

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Fabio Dell'Aversana

Le luci e le ombre di un amore

L’ultimo lavoro di Lorenzo Salveti, interpretato da Paola Quattrini e Ray Lovelock, mette in scena in maniera garbata e delicata una delle storie più note del cinema americano degli ultimi anni. I Ponti di Madison County è un testo che, nella sua semplicità, lascia trasparire tutta la fragilità di due innamorati e le difficoltà a cui un amore intenso conduce. Lo spettatore memore della pellicola cinematografica non rimane affatto deluso da questa rappresentazione teatrale. Tutta la vicenda viene ricostruita, senza tralasciare gli elementi più importanti della storia, in un arco temporale molto ristretto (lo spettacolo dura circa 75 minuti). Lo spettatore non avverte mai un appiattimento della versione teatrale proposta rispetto a quella cinematografica: ciò rende godibile lo spettacolo anche da parte di coloro che già conoscono l’intreccio dei fatti. Tutto è riprodotto in maniera teatrale, con giochi di luce molto caratterizzanti in grado di incidere continuamente su una scenografia che rimane immutata durante l’intero spettacolo. La messinscena, che inizialemente tarda ad ingranare rispetto all’evoluzione dei fatti, è per il resto ben funzionante: la rappresentazione di tanti eventi in così poco tempo non avviene mai in maniera confusa e le scelte registiche riescono a sorreggere bene tutti i momenti centrali dell’evoluzione della storia. L’interpretazione dei protagonisti è sempre molto misurata è mai influenzata negativamente dai tempi serrati della vicenda: la frivolezza e l’ironia con cui Paola Quattrini descrive la nascita dell’amore tra Robert e Francesca sono destinate ad essere travolte da un’interpretazione più intimistica verso la fine dello spettacolo.

Visto il 17/11/2009 a Napoli (Na) Teatro: Bellini

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Voto: Voto del Redattore: Fabio Dell'Aversana


La recensione di Marco Sacco

Deliziosa, sorprendente, ironica e commovente Paola Quattrini, riesce a stupire ancora chi è abituato a viverla con toni più leggeri, sconfinando in un ruolo drammatico con disinvoltura e credibilità, come poche grandi protagoniste del palcoscenico riescono a fare. Umile gigante del palcoscenico, Ray Lovelock è a suo pieno agio in un ruolo da co-protagonista, con intensità e spessore. Sapiente la regia, che è riuscita a trasformare una bella storia d'amore molto legata all'impatto delle immagini cinematografiche in un coinvolgente racconto a più voci, dove il passato diventa presente grazie alla piacevole narrazione a più voce degli stessi protagonisti. La malinconia per l'impossibilità di vivere pienamente un amore e il ricordo amaro che condizionano tutto il resto dell'esistenza superano il palcoscenico, invadono il pubblico e si concludono in un'esplosione di emozione e standing ovation finale. Torino, Teatro Erba, 24 marzo 2009
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Voto: Voto del Redattore: Marco Sacco


La recensione di Michele Miglionico

La passione come maledizione da non rimpiangere Se fate fatica a mantenere la concentrazione nei monologhi, o se trovate che le storie d'amore intense e drammatiche siano "uno strazio", risparmiate la lettura e il biglietto. Lorenzo Salveti adatta e dirige un copione tratto da un romanzo e reso nota al grande pubblico dall'omonimo film con gli inarrivabili Meryl Streep e Clint Eastwood. Nel passaggio si evidenziano alcune difficoltà logistiche. Il cuore della vicenda, però, viene trapiantato in maniera sana. La passione che consuma l'italo-americana Francesca (Paola Quattrini) e il fotografo Robert Kincaid (Ray Lovelock), dopo un incontro casuale e una settimana galeotta, riesce a smuovere e turbare le anime sensibili della platea. Qualcosa, però, nell'impostazione non funziona. La protagonista racconta gran parte di ciò che ha vissuto, barcamenandosi tra la sua cucina (unico elemento significativo della scarna scenografia), altre locazione solo evocate, e un limbo in cui rivolgersi al pubblico; ma non è l'unica voce narrante. Le si accavallano un giornalista (Ruben Rigillo) e i suoi stessi figli, in momenti diversi e distanti, a spezzare gli equilibri. La scelta è forse stata operata per alleviare l'aggravio mnemonico per l'attrice principale e per dare spazio ad altri interpreti. Dal punto di vista drammatico non se ne avvertiva abbastanza il bisogno. Anzi: nonostante tutto, i numerosi "a parte" rischiano di annoiare e apparire come un basso espediente per surrogare ciò che le descrizioni del romanzo o le immagini del film possono raccontare senza limiti di sorta, accelerando anche il tempo percepito della già breve-ma-intensa vicenda. Poco da eccepire sul parco attoriale. Per quanto si trovi sempre più a suo agio nei ruoli da commedia - e difatti il pubblico non può fare a meno di ridere in almeno un paio di concessioni ironiche della piéce - Paola Quattrini rimane una colonna del nostro teatro, con il suo sapiente equilibrio tra un chiara, classica recitazione da palcoscenico e il gusto contemporaneo per la spontaneità. E continua ad esercitare abbastanza fascino da rendere credibile il proprio physique du rol. Anche Ray Lovelock è più che convincente, sotto ogni punto di vista, sebbene la sua grave voce virile non sia del tutto adatta all'acustica di uno spettacolo dal vivo. Trani (BA), Teatro Impero - 5 Marzo 2009
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Voto: Voto del Redattore: Michele Miglionico

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