I MASNADIERI
LO SPETTACOLO
Autore: F. Schiller Descrizione
Alla parola romanticismo spesso corrisponde un immaginario pittoresco e sentimentale, come uno dei fiammeggianti tramonti di William Turner. Ma il romanticismo è stato anche lotta per la libertà e per l'affrancamento dagli oppressori, è stato passione per la giustizia, amore per il sapere, emancipazione dal potere. Questo è I masnadieri di Schiller: ‘libertà o morte' è la dichiarazione di questi briganti ribelli, di questi banditi rivoluzionari, entrati violentemente nella storia della letteratura tedesca come esponenti della ribellione, insieme al loro creatore. Con stile drammatico e un'abilità scenica immaginifica ed emotiva, Schiller s'inserisce perfettamente nello Sturm und Drang e con la sua opera attacca le istituzioni politiche, le convenzioni sociali, i pregiudizi morali con il fermo proposito di fare del palcoscenico un nuovo ‘istituto morale'. Le parole di Schiller risuonano nell'orecchio del mondo contemporaneo ed è per rispondere a tale richiamo, così urgente anche oggi, Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
DELLA PERGOLA LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Laura Da Prato
Tempi Moderni. I masnadieri.
E’ un po’ un azzardo l’ultimo lavoro di Gabriele Lavia e del Teatro di Roma: riportare in scena quell’opera che ormai 30 anni orsono divenne storica proprio per la sua interpretazione e quella di Umberto Orsini, in un chiave semi-moderna, riletta alla luce dell’oggi con un gruppo di giovani e sconosciuti attori. Visto il 10/02/2012 a Lucca (LU) Teatro: del Giglio La recensione di Federica Sustersic
I masnadieri: in scena i titani di Lavia
Il riallestimento del capolavoro schilleriano che ci regala Lavia è potente, titanico. Via ogni ciarla ipocritamente struggente e languida, via ogni pomposità retorica. Non c’è spazio per uno pseudo-romanticismo addomesticato. Ciò che ci viene restituito è il vero, tormentato spirito romantico. E’ lo spirito di un poeta ventenne. E’ lo spirito di un’epoca. Un tempo lontano, eppure così presente nelle nostre anime. Sulla scena prende corpo un’opera “Giovane”, intessuta di tutti i sogni e le tragedie di quella pericolosa età in cui ogni slancio ideale è Vita, ogni offesa e delusione è Morte. Perché i giovani sono angeli o demoni. Più spesso sono entrambe le cose. E i “masnadieri” di Lavia, con la loro fame di libertà, più che briganti delle selve boeme sembrano piuttosto una banda di ribelli underground, di metallari arrabbiati, di giovani anarchici. Incarnano la violenza senza controllo di tanti giovani d’ogni tempo, di vite senza nome, senza voce che vorrebbero “saltare il fosso”, ma nell’impossibilità di realizzarsi si chiudono in una brutale aggressività fatta di stordimento, di razzie, di sangue: “O libertà o morte!”
Visto il 28/01/2012 a Trieste (TS) Teatro: Politeama Rossetti, Sala Assicurazioni Generali La recensione di Monica Menna
I masnadieri metallari tra graffiti e rock Gabriele Lavia, al Teatro India fino al 27 novembre, rilegge appassionatamente “I Masnadieri” - l'opera più famosa e passionale di Friedrich Schiller, manifesto del romanticismo tedesco - e la contestualizza in modo originale facendone emergere tutta la carica emotiva. La scena è suggestiva: un enorme campo di terra con delle colonne sormontate da fari che giunge fino a quasi la platea, senza barriere. Tutto intorno graffiti disegnati con gli spray sui muri, realizzati da writer contemporanei e, sul fondo, un grande murales con la scritta “Sturm und drang”. Il palcoscenico di terra rappresenta la foresta di Boemia dove si rifugiano i masnadieri, che sembrano i componenti di una moderna gang metallara. Lavia riporta in scena questo lavoro, come fece trent’anni fa; allora oltre che regista ne fu protagonista insieme a Umberto Orsini e Monica Guerritore; ora in quei ruoli ci sono tre giovani talentuosi: Simone Toni, Francesco Bonomo e Cristina Pasino. Siamo in Germania, alla fine degli anni Settanta del 1700, nel cosiddetto periodo preromantico. Lo Sturm und drang (denominazione ripresa dal titolo dell’opera del drammaturgo Klinger) fu un movimento culturale tedesco che anticipò alcune delle tematiche proprie del Romanticismo. Rende bene la traduzione letterale in italiano: tempesta (sturm) e assalto (drang). Una efficace endiadi che, con sole due parole, riassume quello che rappresentò tale movimento, che, all’origine, rifletteva un’insoddisfazione avvertita dagli scrittori, i poeti, i filosofi che vi aderirono. L’insoddisfazione dei letterati, ma in generale degli uomini, risiedeva nella mancata realizzazione dei propri obiettivi, del proprio essere. Lavia, con la sua regia, riesce a cogliere appieno i drammi interiori, i turbamenti dell’uomo romantico (e preromantico) che viveva con pathos il rapporto con il mondo, con la natura che diventavano specchio dei suoi sentimenti. Proteste violente e accanite costituivano il modo di reagire degli sturmer che si ergevano contro il mondo circostante per rivendicare le proprie ragioni. Nella pièce allestita, il personaggio Karl Moor decide di ribellarsi alla società e alla famiglia (rappresentati dal padre, dal fratello malvagio Franz e dalla fidanzata Amalia) divenendo il capo dei giovani ribelli che in lui si riconoscono. Di grande impatto l’entrata in scena collettiva del gruppo di masnadieri con le imponenti musiche di sottofondo composte da Franco Mussida (il chitarrista della Premiata Forneria Marconi, non nuovo a esperienze teatrali avendo firmato anche le musiche del musical “Dracula”). Con cattiveria e spregiudicatezza si lotta per l’affermazione della propria libertà, contro gli oppressori. I masnadieri sono briganti, ribelli, idealisti che si esprimono con le pistole, molto simili – lascia intendere Lavia – al mondo underground contemporaneo di graffiti, rock e metallo. I masnadieri (e i poeti romantici) rifiutano ogni comportamento razionalistico assumendo sempre un atteggiamento polemico e combattivo. Ma Karl, il vero protagonista, mostra anche le proprie fragilità; da una parte si sente grande e forte ma dall’altra coglie anche la piccolezza del suo essere, soprattutto contemplando l’immensa natura circostante, ed esprimendo lunghe riflessioni al microfono accompagnandosi con la chitarra. Visto il 24/10/2011 a Roma (RM) Teatro: India SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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