CASA DI BAMBOLA (L'ALTRA NORA)
LO SPETTACOLO
Autore: Leo Muscato (da Ibsen) Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
DELLA PERGOLA LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Roberta Diglio
È ambientato nel 1879 “Casa di bambola” di Ibsen. Ed è ambientata nel 2007 questa ri-scrittura di Leo Muscato, che ne cura sia la regia che la drammaturgia.
Come dice il titolo stesso (“Casa di bambola – L’altra Nora”), è appunto “un’altra Nora” quella che si vuole descrivere. E non solo perché è vestita moderna e canticchia una canzone di musica leggera.
Questa particolare versione di “Casa di bambola” è il secondo capitolo del progetto di “ri-scrittura” del giovane regista Muscato. Il primo era stato una rivisitazione di “Romeo e Giulietta” di Shakespeare. Muscato è poi arrivato anche a un terzo capitolo: la più recente rivisitazione de “Il Gabbiano” di Cechov.
Nonostante ciò, “Casa di bambola” continua a girare l’Italia e ad affascinare il pubblico (sicuramente complice anche un cast noto ai più per i loro ruoli nel piccolo schermo).
Tutto ruota attorno a Nora, l’unico personaggio di cui viene ricordato il nome, una quarantenne con i figli - si presuppone - già grandi perché, in maniera tanto ammirabile quanto strana, passano il giorno di Natale facendo volontariato. La Nora di Muscato è quindi più matura della “piccola allodola” di Ibsen, ed è questo che conferisce al suo personaggio un’inquietudine in più. L’euforia di Nora nasconde dietro di sé un disagio psichico taciuto, ma non per questo poco palese, che tutti, marito in primis, cercano di non vedere, per non doverlo affrontare. Lunetta Savino, con i suoi attacchi isterici quasi imbarazzanti, è brava nell’interpretare la quasi dissociazione del suo personaggio.
Sensazione di dissociazione che però si ha anche quando si apre il sipario, con tutti i personaggi. Tutti sembrano vivere nel proprio mondo, seguire il proprio binario, che si scontra con quello degli altri senza però mai incontrarsi. Per dirlo con parole diverse – senza mai comunicare.
Si tratta di uno spettacolo che è cresciuto nel tempo, portando il regista a fare scelte diverse fino a sperimentare soluzioni antitetiche dal punto di vista drammaturgico, distaccandosi dal testo originale. È in questo senso che Nora, ormai levatasi la maschera che si era fatta mettere prima dal padre, poi dal marito, ma tenuta nel passato con tanta cura ed accondiscendenza, sente aprirsi e sanguinare ferite che non credeva di avere e si rivela per quello che è, ovvero una donna che nel momento del pericolo ha saputo rischiare per la famiglia. Ma, a differenza della Nora ibseniana, che abbandona il tetto familiare rinunciando consapevolmente anche ai figli, la Nora di Muscato non ci lascia nessun barlume di speranza: la Nora di Muscato sceglie una via che, con il suo estremo gesto, la fa avvicinare di più a una Anna Karenina. La Nora ibseniana era uno schiaffo in faccia alla borghesia fine-ottocentesca, ancora così legata al concetto di fissità dei ruoli femminili; la Nora moderna, nonostante siano passati tanti decenni, nonostante l’emancipazione sociale e femminile sia arrivata a livelli molto più alti, si rassegna invece al suo fallimento. Al fallimento, forse, dello stesso mondo contemporaneo.
Roma (RM), Teatro Valle, 3 marzo 2009
La recensione di Francesco Rapaccioni
San Severino Marche, teatro Feronia e Corridonia (MC), teatro Velluti, “Casa di bambola / l'altra Nora” di Leo Muscato da Henrik Ibsen
NORA “SE NE VA” (un anno dopo)
Leo Muscato è un giovane regista intelligente e sensibile (non a caso premiato quest'anno dall'Associazione Nazionale Critici di Teatro) che, evidentemente, avverte la necessità vitale di proseguire in una incessante indagine sull'anima. E continua con intelligenza, sensibilità e coraggio a guardarsi dentro, a scrutare (non in modo oscuro come Philip Dick), a sondare la realtà e le pieghe del cuore della “sua” Nora.
Così nel riallestire “Casa di bambola / l'altra Nora” ha limato il testo e levigato la recitazione degli attori, gli stessi (Lunetta Savino, Paolo Bessegato, Salvatore Landolina, Carlina Torta, tutti bravi), un cast di gran classe e di lunga esperienza teatrale, a cui si è aggiunto Riccardo Zinna, che apre e chiude lo spettacolo con il suono struggente della tromba, altra novità. Ma soprattutto ha affrontato il finale, impostandolo in modo radicalmente diverso, ora di maggiore coerenza con l'operazione già effettuata nel riscrivere il testo ibseniano.
Nora non se ne va. Vorrebbe, ma non può. Ha indossato un costume simile alla Nora di Ibsen e ha compreso che chi la circonda l'ha avvicinata solo per interesse personale, per egoismo, quelle persone che non l'hanno mia amata al di là delle parole, quelle persone che non hanno “individualità” e che nella lucida e sofferta scrittura di Muscato sono identificate per categorie, seppure con il determinativo: il marito, l'amica, l'uomo, il dottore.
Nora non è più una ragazzina, si suppone sia quarantenne. Non può fare le valige e andarsene di casa. Non più. È troppo tardi. Non avrebbe la forza di ricominciare. Su quali presupposti ricominciare? Non è bastato trovare rifugio in un confortevole disagio mentale, versione aggiornata di quella ovattatura che il padre e il marito le avevano costruito addosso nel testo di Ibsen. Quando finisce l'amore, anzi, quando comprende, inesorabilmente, che l'amore non c'è mai stato, quando finiscono le illusioni, quando non c'è più salvezza, quando implacabilmente ha la certezza spietata che non è possibile diventare “un'altra Nora”, che succede in quell'istante? Succede che Nora non ha alternative. Se non buttarsi di sotto dalla terrazza.
Il finale lascia senza parole, interdetti. Per l'estrema verità, la coerenza, la lucidità. Per il non fare facili concessioni. Troppe volte il pubblico va a teatro per “passare due ore” invece che per crescere e pensare. L'obnubilamento della mente produce danni irreversibili, come il sonno della ragione genera mostri, secondo i Capricci di quel pittore spagnolo. La differenza tra Teatro e teatro è proprio questa: a Teatro si va per porsi domande. A Teatro si va per indagare dentro se stessi, cercando i mezzi e le parole per proseguire da soli la dissezione della propria anima, della propria vita, dei propri comportamenti.
C'è grande attesa per la prossima, la terza riscrittura di Muscato (“Nati sotto contraria stella / Giulietta e Romeo” da Shakespeare è già recensita nel sito) dal Gabbiano di Cechov, coprodotta da Leart' e Teatro Stabile delle Marche.
Visto a San Severino Marche, teatro Feronia, l'1 dicembre e a Corridonia (MC), teatro Velluti, il 2 dicembre 2007
Francesco Rapaccioni
La recensione di Francesca Bastoni
Casa di bambola... Psicodramma a finale aperto.
Riadattamento in chiave moderna del classico ottocentesco, intitolato “Una casa di bambola”, redatto da Henrik Ibsen nel 1979 e rappresentato per la prima volta nel 1880.Lettura epurata dagli stilemi ottocenteschi e dalle interpretazioni proto femministe, attribuite dalla tradizione letteraria novecentesca. La storia portata sulla scena da Leo Muscato punta ad una sorta di sovra scrittura e razionalizzazione degli elementi drammaturgici per giungere ad una sorta di neutralizzazione dei caratteri, l’unica ad essere identificata con il proprio nome (e quindi con la propria identità) è Nora, la protagonista, mentre il resto dei personaggi,appare privata del nome,ponendo in atto un processo di spersonalizzazione,si palesa così il loro ruolo nel contesto di codesto moderno gioco delle parti.Psicodramma nel quale spicca su tutto e tutti,la personalità ferita e autistica di Nora: donna ammalata di solitudine dagli scoppi d'ira imprevisti,attorniata da individui altrettanti infelici quanto afflitti da ipertrofia dell’Io;totalmente incapaci di comprendere ed amare profondamente (primo fra tutti, il marito, al quale segue l’amico medico e l’amica d'infanzia).Tranche de vie su una realtà familiare inquietante e popolata da individui problematici, occupati a provocare, l’un l’altro, dolori e sofferenze, nel disperato tentativo di risanare vecchie ferite.
“Casa di bambola/l’Altra Nora” rappresenta la seconda tappa del progetto RIscritture,iniziativa d’impronta e rielaborazione drammaturgica inaugurata con Romeo e Giulietta/Nati sotto stella contraria.
Interno borghese con incubo.
Scene e disegno luci fondamentali all’economia dello spettacolo. Denotano creatività e forte spirito d’inventiva, brillantemente realizzate da Antonio Panzuto ed Alessandro Verezzi,i quali, coerenti con una visione intimista,si rivelano artisti indiscussi re inventando la classica concezione d’interno borghese: pianerottolo, interno tinello e balcone,in stretta correlazione
con un progetto luci impostato su toni naturali (nel primo atto);in costante evoluzione,sino ad assumere, nella tragedia finale,toni sempre più freddi e artificiali. In linea con i principi originari del drammaturgo la scena palesa piccola porzione di casa, che accresce ai nostri occhi
la visione claustrofobica di una vita vissuta in costante stato di minaccia per la propria serenità familiare,sino a giungereall’inevitabile epilogo... il distacco fra Nora e il marito.
Ottimo quanto perfettamente amalgamato risulta il cast d’interpreti.Qualche perplessità per le iniziali note recitative offerte dalla interpretazione di Lunetta Savino nella parte
di Nora.
Gesti e tic recitativi eccessivamente carichi nel primo atto,vanno efficacemente stemperandosi,nel corso della pièce,raggiungendo,nelle note finali,l’equilibrio e la collocazione ideale.
Vicenda allestita e giocata su registri forti e suggestivi; ha saputo catturare l’attenzione di un pubblico eterogeneo dai gusti
difficili.Applausi scroscianti,conferma di un ampio consenso.
Teatro CRT MIlano
Teatro CRT
10 maggio 07
La recensione di Francesco Rapaccioni
La recensione di Francesco Rapaccioni
Ascoli Piceno, teatro Ventidio Basso, “Casa di bambola/L'altra Nora” di Leo Muscato da Henrik Ibsen
NORA SE NE VA
In passato per curare il marito Nora ha contratto segretamente un prestito, falsificando la firma del padre. Per anni ha lavorato per pagare il debito, senza riuscire a liberarsene. Sembra risolvere ogni cosa la promozione a direttore di banca del marito, ma vi è impiegato il prestasoldi, che ricatta Nora per ottenere una promozione. Quando il marito, che invece vorrebbe licenziarlo per altri motivi, viene a sapere tutto, si preoccupa unicamente del suo buon nome e la rimprovera aspramente, benchè il tipo rinunci al ricatto. Nora reagisce con indifferenza, ma la meschinità del marito la convince ad allontanarsi definitivamente, abbandonando anche i figli.
RI-scritture è un progetto di Leart', casa di produzione teatrale tutta marchigiana. “Casa di bambola/L'ALTRA NORA” ne è la seconda tappa, dopo l'emozionante “Romeo & Giulietta / NATI SOTTO CONTRARIA STELLA” (recensione presente nel sito), provando a “traslare nel tempo vite raccontate da altre vite, perchè la storia che viene raccontata non può prescindere dalla vita di coloro che la rendono possibile, attori e spettatori”.
Il personaggio di Nora incarna una sorta di momento aurorale del femminismo: vivere secondo una nuova autonomia è la necessità che le si impone, dal momento in cui ha verificato di essere, per il marito e le persone che la circondano, solo una futile e graziosa bambola. Nora contiene il germe dei successivi personaggi ibseniani, che si dibattono nella rete delle proprie contraddizioni.
Leo Muscato elimina dal testo ogni riferimento non pertinente al presente ed evita gli agganci alla religione ed al femminismo. Si concentra su una leggera follia, intesa non tanto come malattia mentale, quanto come forma di difesa dagli attacchi di chi ci circonda, un atteggiamento mentale piuttosto che una vera patologia. Come la “domatrice di tigri” di Giuseppe Pederiali.
Nora cerca l'assoluto e si scontra con il quotidiano. Pensa di avere fatto il bene per il marito, un sommo bene. E invece tutti pensano che abbia fatto male, un male non scusabile. Non perdonabile (“Bugiarda, ipocrita, criminale, sei una povera pazza che ha deciso di fare l'eroina”, le grida contro il marito).
Nora vive unicamente come riflesso del marito, abbandonandosi a stranezze comportamentali; di fronte alla sua instabilità il marito finge di non accorgersene, inseguendo solo il successo sociale ed economico. Così fanno anche gli amici, ipocriti ed opportunisti. Nora allora prova a ribellarsi a questo assurdo status quo: esaspera ogni sentimento, scardina l'ordine dei rapporti interpersonali; però precipita in un buco nero che la priva di ogni sostanza vitale, nutrendosi di un nulla che è al limitare della catastrofe.
Nel ruolo del titolo è convincente una lunare Lunetta Savino, tenera ed estranea persino a se stessa. Con lei, identificati per categorie, Paolo Bessegato (il marito), Ruggero Dondi (il dottore), Salvatore Landolina (l'uomo), Carlina Torta (l'amica). La scena realistica è di Antonio Panzuto, i costumi contemporanei di Federica Sala, le luci azzeccate e piene d'atmosfera di Alessandro Verrazzi, le musiche, incentrate sull'intensa e triste “Nothing compares to you” di Sinead O'Connor, curate da Marco Primavera. Lo spettacolo è prodotto da Leart' insieme a crt.
Come impone il progetto RI-scritture, il testo è attualizzato, mantenendo però intatta la carica eversiva. Ibsen ripudia il sentimentalismo e il moralismo della cultura ottocentesca, indagando con metodo scientifico, seppure empirico (Freud, Bergson e Schopenhauer non sono lontani e maturano in questa temperie culturale), il conflitto fra l'individuo e una società borghese fatta di ingiustizie e di conformismo. E oggi la società è fatta ancora di ingiustizie e di conformismo. E ottusità oscurantista. Nora, “l'altra Nora”, questa Nora di Muscato è generosa e altruista, per vivere ha bisogno solo di affetto e comprensione, appare nervosa, sovreccitata, accelerata (“Faccio tutto da sola, non ho mai chiesto niente a nessuno”). Ma è fragile (“Io da sola non ce la faccio, mi devi aiutare”), stringe un orsacchiotto non tanto per rifugiarsi in un mondo tutto suo o nei confortevoli ricordi dell'infanzia, quanto per trasmettere lo scollamento reale/personale che vive. Le sue incrinature dell'anima sono tangibili (basta il puntale per l'albero di Natale che le regala il dottore a renderla felice).
Nora è stralunata, come un Pierrot. Surreale. L'altra Nora è esattamente come nell'azzeccata immagine della locandina, un riflesso, figura ectoplasmatica dietro un vetro annebbiato, il dito a toccare un'anima evanescente. Una persona che confonde i sogni con la vita..
Nora vive di sogni (il vecchio signore che le lascia un'eredità) per colorare l'incolorabile grigiore in cui viviamo. Nessuno ascolta veramente Nora, quelli che la circondano e (cosa più grave) che dicono di amarla (parole..) sono sordi e ciechi alle sue richieste di aiuto, ai chiari segnali che lei invia, lei che è costretta a navigare a vista per non affondare, a vivere alla giornata. Fino a che si rende conto che una battaglia con quegli stronzi egoisti che la circondano non ha senso. Nora deve pensare a se stessa. E allora prende e se ne va. “Se mi guardo indietro mi sembra di avere vissuto alla giornata, come una poveraccia. Sono stata allegra, mai felice. Ho vissuto accanto a un estraneo. Io devo ancora imparare a stare dietro a me stessa, devo fare da sola: per questo me ne vado”.
Nora è una creatura imprigionata, nostalgica della libertà, che reagisce nell'unico modo possibile alle catene che gli altri le hanno attaccato: fugge risolutamente dalla gabbia. Nora se ne va. Per sopravvivere a un peso insopportabile. E ricominciare.
Visto ad Ascoli Piceno, teatro Ventidio Basso, il 16 marzo 2007
Francesco Rapaccioni
La recensione di Francesco Rapaccioni
Ascoli Piceno, teatro Ventidio Basso, “Casa di bambola/L'altra Nora” di Leo Muscato da Henrik Ibsen
NORA SE NE VA
In passato per curare il marito Nora ha contratto segretamente un prestito, falsificando la firma del padre. Per anni ha lavorato per pagare il debito, senza riuscire a liberarsene. Sembra risolvere ogni cosa la promozione a direttore di banca del marito, ma vi è impiegato il prestasoldi, che ricatta Nora per ottenere una promozione. Quando il marito, che invece vorrebbe licenziarlo per altri motivi, viene a sapere tutto, si preoccupa unicamente del suo buon nome e la rimprovera aspramente, benchè il tipo rinunci al ricatto. Nora reagisce con indifferenza, ma la meschinità del marito la convince ad allontanarsi definitivamente, abbandonando anche i figli.
RI-scritture è un progetto di Leart', casa di produzione teatrale tutta marchigiana. “Casa di bambola/L'ALTRA NORA” ne è la seconda tappa, dopo l'emozionante “Romeo & Giulietta / NATI SOTTO CONTRARIA STELLA” (recensione presente nel sito), provando a “traslare nel tempo vite raccontate da altre vite, perchè la storia che viene raccontata non può prescindere dalla vita di coloro che la rendono possibile, attori e spettatori”.
Il personaggio di Nora incarna una sorta di momento aurorale del femminismo: vivere secondo una nuova autonomia è la necessità che le si impone, dal momento in cui ha verificato di essere, per il marito e le persone che la circondano, solo una futile e graziosa bambola. Nora contiene il germe dei successivi personaggi ibseniani, che si dibattono nella rete delle proprie contraddizioni.
Leo Muscato elimina dal testo ogni riferimento non pertinente al presente ed evita gli agganci alla religione ed al femminismo. Si concentra su una leggera follia, intesa non tanto come malattia mentale, quanto come forma di difesa dagli attacchi di chi ci circonda, un atteggiamento mentale piuttosto che una vera patologia. Come la “domatrice di tigri” di Giuseppe Pederiali.
Nora cerca l'assoluto e si scontra con il quotidiano. Pensa di avere fatto il bene per il marito, un sommo bene. E invece tutti pensano che abbia fatto male, un male non scusabile. Non perdonabile (“Bugiarda, ipocrita, criminale, sei una povera pazza che ha deciso di fare l'eroina”, le grida contro il marito).
Nora vive unicamente come riflesso del marito, abbandonandosi a stranezze comportamentali; di fronte alla sua instabilità il marito finge di non accorgersene, inseguendo solo il successo sociale ed economico. Così fanno anche gli amici, ipocriti ed opportunisti. Nora allora prova a ribellarsi a questo assurdo status quo: esaspera ogni sentimento, scardina l'ordine dei rapporti interpersonali; però precipita in un buco nero che la priva di ogni sostanza vitale, nutrendosi di un nulla che è al limitare della catastrofe.
Nel ruolo del titolo è convincente una lunare Lunetta Savino, tenera ed estranea persino a se stessa. Con lei, identificati per categorie, Paolo Bessegato (il marito), Ruggero Dondi (il dottore), Salvatore Landolina (l'uomo), Carlina Torta (l'amica). La scena realistica è di Antonio Panzuto, i costumi contemporanei di Federica Sala, le luci azzeccate e piene d'atmosfera di Alessandro Verrazzi, le musiche, incentrate sull'intensa e triste “Nothing compares to you” di Sinead O'Connor, curate da Marco Primavera. Lo spettacolo è prodotto da Leart' insieme a crt.
Come impone il progetto RI-scritture, il testo è attualizzato, mantenendo però intatta la carica eversiva. Ibsen ripudia il sentimentalismo e il moralismo della cultura ottocentesca, indagando con metodo scientifico, seppure empirico (Freud, Bergson e Schopenhauer non sono lontani e maturano in questa temperie culturale), il conflitto fra l'individuo e una società borghese fatta di ingiustizie e di conformismo. E oggi la società è fatta ancora di ingiustizie e di conformismo. E ottusità oscurantista. Nora, “l'altra Nora”, questa Nora di Muscato è generosa e altruista, per vivere ha bisogno solo di affetto e comprensione, appare nervosa, sovreccitata, accelerata (“Faccio tutto da sola, non ho mai chiesto niente a nessuno”). Ma è fragile (“Io da sola non ce la faccio, mi devi aiutare”), stringe un orsacchiotto non tanto per rifugiarsi in un mondo tutto suo o nei confortevoli ricordi dell'infanzia, quanto per trasmettere lo scollamento reale/personale che vive. Le sue incrinature dell'anima sono tangibili (basta il puntale per l'albero di Natale che le regala il dottore a renderla felice).
Nora è stralunata, come un Pierrot. Surreale. L'altra Nora è esattamente come nell'azzeccata immagine della locandina, un riflesso, figura ectoplasmatica dietro un vetro annebbiato, il dito a toccare un'anima evanescente. Una persona che confonde i sogni con la vita..
Nora vive di sogni (il vecchio signore che le lascia un'eredità) per colorare l'incolorabile grigiore in cui viviamo. Nessuno ascolta veramente Nora, quelli che la circondano e (cosa più grave) che dicono di amarla (parole..) sono sordi e ciechi alle sue richieste di aiuto, ai chiari segnali che lei invia, lei che è costretta a navigare a vista per non affondare, a vivere alla giornata. Fino a che si rende conto che una battaglia con quegli stronzi egoisti che la circondano non ha senso. Nora deve pensare a se stessa. E allora prende e se ne va. “Se mi guardo indietro mi sembra di avere vissuto alla giornata, come una poveraccia. Sono stata allegra, mai felice. Ho vissuto accanto a un estraneo. Io devo ancora imparare a stare dietro a me stessa, devo fare da sola: per questo me ne vado”.
Nora è una creatura imprigionata, nostalgica della libertà, che reagisce nell'unico modo possibile alle catene che gli altri le hanno attaccato: fugge risolutamente dalla gabbia. Nora se ne va. Per sopravvivere a un peso insopportabile. E ricominciare.
Visto ad Ascoli Piceno, teatro Ventidio Basso, il 16 marzo 2007
Francesco Rapaccioni
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