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ROSSO VIVO

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LO SPETTACOLO

Autore: Alessandra Magrini
Regia: Alessandra Magrini
Genere: teatro civile

Descrizione
“Via Monte Bianco, quarto piano, uscendo dall’ascensore a destra. Ma tanto la strada la conoscono. Aspetto gli assassini di mio figlio”
Valerio Verbano, diciannove anni, il 22 Febbraio 1980 viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca, nella sua casa di Montesacro, quartiere di Roma.
I genitori sono imbavagliati e legati nella stanza accanto. Valerio, vicino all’area dell’ Autonomia Operaia, stava compilando un dossier che dimostrava i collegamenti tra alcuni gruppi di estrema destra e gli apparati statali.
Carla Verbano, una madre lontana dalla vita politica nella quale suo figlio è attivista, si trova improvvisamente catapultata nella cruenta realtà di quegli anni.
Dopo la morte di Valerio: dossier riconsegnati a metà, giudici ammazzati, reperti mai restituiti alla famiglia. Carla non si arrende all’assurdità degli eventi, mettendosi in gioco in prima persona, icostruendo minuziosamente date, nomi e fatti.
Come Caronte, traghetta le nostre anime in un viaggio negli anni di piombo
Date repliche a cura di
Samantha Biferale
Scheda spettacolo a cura di
Samantha Biferale

LA LOCATION

DELL OROLOGIO SALA ARTAUD
v. de' Filippini 17/a - Roma (RM)
Tel: 06 68308735
Email: teatroorologio@tiscali.it


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LE RECENSIONI


La recensione di Alessandro Paesano

Una drammaturgia zoppicante

Alla base di Rosso Vivo c'è  lo splendido Sia folgorante la fine (Rizzoli, Milano, 2010) scritto da Carla Verbano a quattro mani con Alessandro Capponi,  nel quale la madre di Valerio Verbano racconta il clima, le omissioni e il silenzio di Stato che hanno preceduto e seguito l'omicidio del suo unico figlio, quasi 19enne, militante di Autonomia operaia, il 22 febbraio 1980.

Da quel libro immenso, nel quale emerge la testimonianza squisitamente politica, nel senso più vero della parola, di una donna cui i fascisti hanno ucciso il figlio, in casa propria, mentre lei e suo marito erano legati nella stanza accanto, Alessandra Magrini ha tratto un esempio di buon teatro civile, o, se preferite, di teatro della memoria, un teatro cioè che non serve a intrattenere ma a non dimenticare, a informare e a mantenere alta la soglia critica in un periodo di neo-conformismo come il nostro.

Alessandra Magrini è un'attrice verace, da sempre allineata a un teatro politico e di denuncia e per restituire le parole di Carla la va a trovare, ne diventa amica, si fa consigliare da lei.

Rosso Vivo ha una sua prima incarnazione come reading, che ha visti coinvolti, oltre ai due autori del libro, anche i ragazzi della palestra popolare dedicata alla memoria di Valerio.

Il reading è introdotto da una ricostruzione scenica dell'omicidio ed è anche  alternato da alcuni video con materiali di repertorio, tra foto di Valerio e non, mentre A Great Gig in the Sky dei Pink Floyd, amatissimi da Valerio, fa da sottofondo. Magrini esplora il testo di Carla Verbano restituendone alcuni punti fermi: il desiderio della mamma di Valerio, che oggi ha 86 anni, di incontrare l'assassino di suo figlio; il rispetto per le morti di entrambi gli schieramenti, perchè il dolore dei genitori per la morte dei figli non ha colore politico, senza scadere mai nel qualunquismo però, anzi mantenendo un alto profilo politico nel modo di essere e ragionare però non nella propaganda. Dopo un anno di successi e di tournée lo spettacolo approda al suo secondo  step e da reading diventa spettacolo teatrale tout-court. L'impianto rimane lo stesso con l'unica grande differenza che adesso Alessandra Magrini invece di leggere va a memoria.

Purtroppo però la memoria non basta. Perchè adesso quei suggestivi cenni di drammaturgia che nel reading erano più che efficaci paiono disadorni  e non sufficienti.

Privo del sostegno del reading manca a Rosso vivo una vera e propria idea drammaturgica che sostenga la recitazione dell'interprete. Libera dal leggio e dalle carte del reading Magrini si muove sulla scena un po' spaesata e temendo che non basti presentarsi come personaggio monologante cerca sempre qualche cosa da fare. Cammina, si mette lo smalto alle unghie, sistema dei fiori finti in un vaso, si toglie le scarpe coi tacchi e si massaggia i piedi. Gesti esornativi che la distraggono dalla recitazione distraendo anche il pubblico che non può non notare l'impaccio con cui sistema i fiori senza una vera cura, si mette lo smalto senza una vera attenzione, compiendo dei gesti che, invece di suggerire la naturalezza del quotidiano dal quale Carla Verbano  emerge per parlare, sottolineano solo l'artificio di un espediente che non diventa mai vera drammaturgia.

Se Magrini in scena non sembra sempre del tutto focalizzata sul testo non dipende solamente da questi dettagli, dopo tutto non così importanti, ma da un impaccio dell'attrice  che non capiamo da cosa dipenda. Se da una memorizzazione non ancora sufficientemente allenata o dalle emozioni e dall'indignazione per i fatti che racconta che la sovrastano.

Fatto sta che in scena Magrini appare a tratti in impaccio, come in bilico su di un testo che non le riesce spontaneo dire, e che, invece di lasciarsi guidare dalla sua scrittura, che sa essere precisa e lucida, interpreta, glossa, modificandone dettagli, cercando il particolare semi pietistico, l'effetto quasi retorico, calcando sul dialetto romano degli assassini di Valerio, laddove invece il libro è asciutto e  spiazzante nella sua sincerità.
Un impaccio ondivago che spesso sparisce quando Magrini si scorda di stare in scena e smette di preoccuparsi di dover giustificare la sua presenza sul palco come personaggio e allora lo spettacolo vola, e le emozioni sono talmente intense che la sala si immerge in un silenzio tangibile.

Poi, così come ha volato alta, l'emozione ritorna a terra, sul palco, dove Magrini inciampa in un testo che non possiede ancora pienamente.
Eppure lo spettacolo stesso suggerisce le soluzioni da adottare, come il finale, efficace nella sua semplicità, quando Valerio entra in scena per abbassare la pistola che la madre sta puntando, fuori nel balcone della sua abitazione, a uno dei sospetti dell'omicidio i cui responsabili non sono stati trovati mai.

Mentre ripetitivi e poco incisivi ci sembrano i siparietti di Valerio che, dietro una tenda, agisce nella sua stanza, proiettando un ombra su un telo nero che funge da parete (vale davvero la pena di scomodare una persona in carne ed ossa?).

La mancanze di una drammaturgia ancora da trovare non inficiano però minimamente  le ragioni, né il merito,  per cui Magrini sale ogni sera sul palco a raccontare una storia che troppi vorrebbero dimenticata e che invece ancora oggi, a più di 30 anni da quel 22 febbraio, amici e compagni non dimenticano tributando un omaggio alla memoria di Valerio. Una storia del nostro passato recente che dovrebbe essere studiata a scuola dove la visione di questo spettacolo non potrebbe che fare bene.
Perchè Rosso Vivo contribuisce a mantenere viva la nostra memoria e va dunque visto, rivisto, diffuso, sostenuto e difeso, anche dai suoi stessi limiti.

Visto il 14/02/2012 a Roma (RM) Teatro: Ambra alla Garbatella

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Voto: Voto del Redattore: Alessandro Paesano


La recensione di Samantha Biferale

Folgorante sia la fine

Folgorante sia la fine questo il libro di Carla Verbano e Alessandro Capponi da cui Attrice Contro Alessandra Magrini ha tratto il suo reading Rosso Vivo dedicato alla memoria di Valerio Verbano.
Scendono le luci e alcune immagini ci restituiscono i ricordi di una famiglia come tante degli anni settanta che con le prime 8mm riprendevano le giornate e le prime imprese dei figli. Alessandra Magrini racconta la storia di Carla, una donna spensierata e felice, che negli anni ottanta non si interessava di politica e viveva la sua quotidianità divisa tra il figlio Valerio e il marito Sardo. Fino a quel fatidico 22 Febbraio del 1980 quando tre assassini bussarono alla porta della sua abitazione e, dichiarandosi amici di Valerio, entrano in casa, legarono i coniugi e attesero l’arrivo del giovane figlio, politicamente vicino all’Autonomia Operaia, per ucciderlo brutalmente.
A distanza di anni la sua storia diventa un reading, per non dimenticare e per chiedere ancora la verità sulla terribile e impunita morte che ha stravolto, travolto e ridisegnato la vita della famiglia Verbano. Da quel giorno l’unico motivo per alzarsi tutte le mattine è quello della ricerca dei colpevoli e del movente che li ha spinti ad ammazzare il giovanissimo Valerio. Verità che sembra impossibile stabilire, durante gli anni di piombo ci sono stati un numero di morti per le strade paragonabile a quello di una guerra civile, tutti rivendicati da nuclei di lotta armata di destra e di sinistra, la maggior parte impuniti. La storia nera dell’Italia che con il terrore segna i suoi anni più duri.
Le date, i luoghi, i fatti e i morti vengono gridati da Alessandra Magrini che restituisce al pubblico la stessa intensità e tenacia che Carla Verbano, ormai ultra ottantenne, ancora ha. Con voce rotta dall’emozione, attraverso un’attenta ricostruzione storica cerca di restituire a questa e ad altre morti avvenute in quegli anni, la giustizia che i tribunali continuano a negare alle vittime.
Valerio Verbano aveva condotto, negli anni precedenti il suo assassinio, una ricerca sull’estremismo di destra romano dal quale emergevano nomi, fotografie, luoghi di riunione, amicizie politiche e presunti legami con gli apparati sociali. Questo dossier, denominato dalla polizia Dossier NAR, fu sequestrato, in un’occasione precedente all’omicidio, dalle forze dell’ordine e poi successivamente smarrito, questo è quello che emergerà in seguito alla richiesta dei genitori di poter visionare il materiale dopo la morte del figlio.
Questo racconto è per non dimenticare Valerio, la sua lotta politica ma anche per far conoscere i raggiri della nostra classe politica italiana che da sempre ha nascosto illeciti e segreti passando anche sopra i cadaveri delle persone.
In quegli stessi anni furono uccisi due giudici che erano arrivati a consultare il dossier fatto da Valerio: Occorsi e Amato, anche loro morti senza colpevole e nel dimenticatoio di chi di quegli anni vuole solo fare uso strumentale.
Uno spettacolo intenso che lascia in bocca il sapore della sconfitta di fronte ad un sistema che uccide a sangue freddo chiunque gli intralci la strada.
A noi resta la speranza che un giorno qualcuno ci racconti come andarono veramente i fatti oscuri di quegli anni, facendo luce e giustizia su tutte le morti innocenti che ci furono, dando un movente e un colpevole per ognuno di loro e offrendo a noi la possibilità di creare una memoria collettiva che abbia come fondamento la verità.

Lo spettacolo sarà ancora in scena il 12 Dicembre 2010 si consiglia vivamente di non perderlo!

Visto il 15/11/2010 a Roma (RM) Teatro: Dell'Orologio Sala Artaud

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Voto: Voto del Redattore: Samantha Biferale

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