SCEMO DI GUERRA - ROMA, 4 GIUGNO 1944
LO SPETTACOLO
Autore: Ascanio Celestini Descrizione
Da solo, sul palco, con poche fioche luci attorno. Sono le luci deboli che la nostra immagine puo' attribuire ai nostri genitori, nonni che hanno attraversato gli anni della guerra. La narrazione è onirica, quasi ipnotica, la narrazione diventa surreale. A distanza di tanti anni dagli avvenimenti è vitale scoprire nuovi modi di narrare il nostro passato. Senza didascalie, senza eroismi, partendo e restando alle vicende degli individui che la Storia fanno e tramandano. Partendo dalle memorie pate Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
DEI ROZZI Repliche passate (dal 05/02/2005 al: 05/02/2005) LE RECENSIONILa recensione di Francesca Bastoni
C’era una volta a Roma.
“Mio padre raccontava una storia di guerra. Una storia di quando lui era ragazzino. L’ ho sentita raccontare per trent’anni. È la storia del 4 giugno del 1944, il giorno della Liberazione di Roma” Esordisce in codesto modo una delle produzioni più interessanti promosse dal Teatro Ciak, per la nuova stagione 2007-08.
Fascino di un abile narratore in grado d’inanellare vicende una dopo l’altra,come pezzi di una lunga affascinante inesauribile racconto. Opera dedicata alla memoria,di quanti si trovarono a vivere, in Italia, in una giornata,in cui i destini e le vite di milioni d’italiani si capovolsero completamente.
Una ricetta ben riuscita.
Alla base di questo racconto sì complesso, sono individuabili forme di racconto appartenenti a culture diverse. Lungo racconto iniziato come una fiaba, le parole del narratore (Ascanio celestino) rievocano la memoria e le parole di un altro affabulatore, il padre Nino; vero Omero di questa eterna odissea.
Vicende di vita e racconto fantastico confrontate in una Roma distrutta dalle bombe e al contempo aperta a nuovi scenari, infiniti mondi e realtà viste con gli occhi di un bambino, un soldato tedesco, un guardiano di porci. Incredibili personaggi,(incontrati persi e ritrovati, in codesto mosaico naif), riportano alla nostra memoria visiva la poesia di Chagall e le immagini di Bosch; un mondo in cui morte e vita appaiono legate indissolubilmente.Fantasia e realtà mescolate insieme formano una affascinante, vasta haggadah (racconto tipico della tradizione ebraica) pronta ad incantare nuovi ascoltatori.
Il teatro della narrazione.Dall’infinitamente piccolo… all’infinitamente grande.
Progetto teatrale proposto con successo alla Biennale prosa del 2004,appare supportato da un nutrito curriculum teatrale, dedicato al “teatro della narrazione e della memoria. One man show, presenta ai nostri occhi, l’umana commedia,in una moderna antologia di Spoon River su testi interamente incentrati su temi d’attualità. Buon affabulatore, erede della tradizione del teatro di Dario Fo e Marco Paolini, conquista con arte e semplicità la platea. Narrazione di grandi eventi,partendo dalle storie del popolo minuto.Da Vedere
Teatro Ciak Milano
10/11/07
La recensione di Francesco Rapaccioni
Macerata, teatro Lauro Rossi, “Scemo di guerra” di Ascanio Celestini
ASCANIO. E NIENT’ALTRO
Incredibile Ascanio. Sempre da solo, quasi sempre seduto, qualche neon a posto delle consuete lampadine, interamente posseduto dalla voglia di raccontare, ma al tempo stesso capace di tenere compresenti episodi e fatti diversi, di far convivere in scena decine di personaggi. E certo, in “Scemo di guerra”, forse per la particolare importanza che ha per lui questo intreccio, chiuso con la scomparsa (un paio di anni fa) di colui che glielo ha insegnato (suo padre), il procedere di Ascanio si fa davvero torrenziale. E più che per sottili geometrie e rispondenze interne, come accadeva in altri spettacoli, qui genera un continuo accumulo di materiali. Ma la vera forza di questa macchina narrativa è comunque il suo senso più profondo. Storie senza pietà eppure profondamente umane; la guerra, che non si sa chi la decide e perché e chi la subisce fa quel che può; le divise, che sono tutte uguali; una dolente cifra etica che è il senso stesso dell’esistenza in quelle strozzature della storia in cui non c’è tempo per essere buoni o generosi. Ascanio, irripetibile ed unico. A lui, cantore proletario e brechtiano, bastano una sedia, due frammenti minimi di parete e qualche luce per catturare il pubblico, raccontando una storia che ci riguarda da vicino, oggi come ieri. E a noi basta stare ad ascoltarlo. Lui, che da solo sa fermare il tempo. Lui che da solo fa scomparire tutto il resto. Lui, che, con le sue dense costruzioni poetiche, diverte e commuove. Ascanio. E nient’altro.
FRANCESCO RAPACCIONI
Visto a Macerata, teatro Lauro Rossi, il 9 gennaio 2007
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