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GRISÙ, GIUSEPPE E MARIA
Grisù, Giuseppe e Maria

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Media voti: 5

I Commenti

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Gianni Clementi, autore di eleganti testi contemporanei tra i quali “La vecchia Singer” e “Cappello di carta”, ci presenta stavolta uno straordinario ...

Una parrocchia di provincia nell’Italia dei ’50, un sacerdote (Paolo Triestino) indaffarato a tenere nascosti scandali e segreti, un sagrestano ...

luci illuminano un panno rosso e ne emerge una vetrata di una chiesa. Donna Rosa, interpretata da una oramai rodata e bravissima Crescenza Guarnieri, ...

“GRISÙ, GIUSEPPE E MARIA” SULLE TAVOLE DELLA COMETA Un ironico affresco rurale 03/01/2008 ...

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LO SPETTACOLO

Autore: Gianni Clementi
Regia: Nicola Pistoia
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Neraonda
Cast: Paolo Triestino, Nicola Pistoia, Crescenza Guarnieri, Sandra Caruso e Diego Gueci, scene Francesco Montanaro, costumi di Isabella Rizza

Descrizione
Una sagrestia di Pozzuoli, nell’Italia povera e appassionata degli anni cinquanta.
Un sacerdote ed il suo strampalato sagrestano, due sorelle nei guai insieme al fascinoso farmacista del paese ci prendono per mano e ci fanno ridere, sorridere, emozionare e ci riportano ad un’Italia dove i sogni erano spesso affidati a chilometri e valige di cartone, ad una canzone, ad una miniera lontana, ad un pallone.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

DEHON
v. Libia 59 - Bologna (BO)
Tel: 051 342934 - 344772
Fax: 051 307488
Email: teatrodehon@tin.it Sito Web: www.teatrodehon.it


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Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo

Una commedia che merita i più importanti palcoscenici per la forza dei sentimenti e la sua capacità di coinvolgere e di suscitare vero, sano e intenso divertimento liberando lo spettatore da tensioni e problemi e facendogli trascorrere momenti veramente rilassanti. Un quadro toccante di un piccolo angolo d’Italia, Pozzuoli, dove negli anni Cinquanta un parroco - don Ciro cui dà vita il bravissimo Paolo Triestino - amico, consigliere e soprattutto persona straordinaria che partecipa attivamente alla vita della cittadina conosciuta nelle sue pieghe più segrete e profonde e per la quale soffre profondendo sane energie e ricorrendo anche a ‘escamotage’ non sempre ortodossi, ma utili per rappezzare i pasticci commessi dai suoi parrocchiani, in verità figli e fratelli. Un parroco un po’ “ruspante” come tutti vorrebbero avere anche oggi per scoprire che la vita può diventare gioiosa pur nelle difficoltà del quotidiano e anche nei momenti più drammatici. Non tanto un ecclesiastico quanto un uomo meraviglioso, con virtù e vizi, che rende viva la sacrestia/palcoscenico dove si avvicendano insieme al farmacista - convincenti la goffaggine e l’insicurezza dell’imponente Diego Gueci - laureato e capace di leggere anche lui le lettere dei paesani analfabeti e ‘playboy’ di seconda professione, due sorelle: donna Rosa - un’emozionante Crescenza Guarnieri che dà alla commedia il sapore di un ‘flashback’ - popolana ‘verace’ e coraggiosa nella sua povertà e capace di dare al ricordo di un viaggio di dolore il sapore di una fiaba, e donna Filomena - una persuasiva Franca Abategiovanni - zitella ‘apparentemente santa’, tutti abitanti della cittadina campana i quali affidano al sacerdote/uomo segreti, confessioni e soprattutto le speranze più intime. Una regia perfetta quella di Nicola Pistoia che interpreta anche uno dei personaggi più gustosi, il sacrestano Vincenzo, e che insieme agli affiatati e bravissimi attori mette a nudo uno scorcio di quel popolo povero, ma ricco di speranze e pronto a emigrare per costruirsi un futuro migliore, semplice, ma animato da principi e sentimenti buoni e ottimista malgrado l’analfabetismo che complica problemi e difficoltà del quotidiano. Straordinario il testo, semplice e complicato come è la vita, scritto in modo impeccabile da Gianni Clementi (nato a Roma nel 1956 e giunto allo spettacolo alla fine degli anni ’80) la cui elegante, composta e mai sguaiata comicità è resa in modo superlativo. Milano, Teatro Oscar, 14 marzo 2008
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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Wanda Castelnuovo

Una commedia che merita i più importanti palcoscenici per la forza dei sentimenti e la sua capacità di coinvolgere e di suscitare vero, sano e intenso divertimento liberando lo spettatore da tensioni e problemi e facendogli trascorrere momenti veramente rilassanti. Un quadro toccante di un piccolo angolo d’Italia, Pozzuoli, dove negli anni Cinquanta un parroco - don Ciro cui dà vita il bravissimo Paolo Triestino - amico, consigliere e soprattutto persona straordinaria che partecipa attivamente alla vita della cittadina conosciuta nelle sue pieghe più segrete e profonde e per la quale soffre profondendo sane energie e ricorrendo anche a ‘escamotage’ non sempre ortodossi, ma utili per rappezzare i pasticci commessi dai suoi parrocchiani, in verità figli e fratelli. Un parroco un po’ “ruspante” come tutti vorrebbero avere anche oggi per scoprire che la vita può diventare gioiosa pur nelle difficoltà del quotidiano e anche nei momenti più drammatici. Non tanto un ecclesiastico quanto un uomo meraviglioso, con virtù e vizi, che rende viva la sacrestia/palcoscenico dove si avvicendano insieme al farmacista - convincenti la goffaggine e l’insicurezza dell’imponente Diego Gueci - laureato e capace di leggere anche lui le lettere dei paesani analfabeti e ‘playboy’ di seconda professione, due sorelle: donna Rosa - un’emozionante Crescenza Guarnieri che dà alla commedia il sapore di un ‘flashback’ - popolana ‘verace’ e coraggiosa nella sua povertà e capace di dare al ricordo di un viaggio di dolore il sapore di una fiaba, e donna Filomena - una persuasiva Franca Abategiovanni - zitella ‘apparentemente santa’, tutti abitanti della cittadina campana i quali affidano al sacerdote/uomo segreti, confessioni e soprattutto le speranze più intime. Una regia perfetta quella di Nicola Pistoia che interpreta anche uno dei personaggi più gustosi, il sacrestano Vincenzo, e che insieme agli affiatati e bravissimi attori mette a nudo uno scorcio di quel popolo povero, ma ricco di speranze e pronto a emigrare per costruirsi un futuro migliore, semplice, ma animato da principi e sentimenti buoni e ottimista malgrado l’analfabetismo che complica problemi e difficoltà del quotidiano. Straordinario il testo, semplice e complicato come è la vita, scritto in modo impeccabile da Gianni Clementi (nato a Roma nel 1956 e giunto allo spettacolo alla fine degli anni ’80) la cui elegante, composta e mai sguaiata comicità è resa in modo superlativo. Milano, Teatro Oscar, 14 marzo 2008
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