I FRATELLI KARAMAZOV
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 4
LO SPETTACOLO
Autore: da Fëdor Michailovic Dostoevskij Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diMario Panelli Mario Panelli LA LOCATION
DANTE ALIGHIERI COMUNALE Repliche passate (dal 21/02/2013 al: 24/02/2013) LE RECENSIONILa recensione di anna brotzu
Inno alla vita ne "I fratelli Karamazov" Viaggio nei labirinti della mente e del cuore umano, “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij (ri)trova la via del palcoscenico nella mise en scène del Teatro Stabile della Sardegna e del Metastasio di Prato, in una coproduzione che – come già per “Il giardino dei ciliegi” diretto da Paolo Magelli - fonde le due compagnie per la regia di Guido De Monticelli. Distillare l'essenza di un romanzo per tradurre la complessità dei caratteri, le sfumature psicologiche e la ricchezza di dettagli in un racconto per quadri è impresa ardua: la scelta di introdurre gli spettatori in medias res, nella disquisizione domestica e caotica sull'esistenza di Dio fino all'irruzione di Dmitrij apre uno squarcio sui nodi e i conflitti della singolare famiglia del vecchio e dissoluto Fëdor Pavlovič. Le suggestioni di un'atmosfera impregnata di filosofia e digressioni fra fede e ragione faranno da preludio alla confessione del primogenito Dmitrij al giovane Aleksej, Alëša, che «aveva scelto la strada opposta a quella di tutti gli altri, ma con la stessa brama di azione immediata. Non appena si fu convinto, dopo una seria riflessione, dell'esistenza di Dio e dell'immortalità, egli si era subito detto, istintivamente: “Voglio vivere per l'immortalità, non accetto compromessi”». Nelle parole di Dmitrij - la storia del suo fidanzamento con Katerina Ivanovna e la passione per la “seduttrice” Grušenka, causa della feroce rivalità con il padre - emerge un amaro ritratto di sé, quella dolorosa coscienza e accettazione della propria debolezza e delle proprie inclinazioni che appare come un indelebile marchio della stirpe. «Io sono un Karamazov! Perché, se precipito in un abisso, è a capofitto, con la testa in giù e i piedi in su, e sono anzi contento di esservi caduto in maniera così degradante: lo considero bello! E quando sono al fondo della vergogna innalzo un inno» dirà Mitja, e i suoi fratellastri Ivan e Aleksej riconosceranno in sé i segni contraddittori della sensualità e della spiritualità. Una cupa penombra illuminata a tratti dalla grottesca e brillante superficialità della Chochlakòva con la sua figlia Lise (inferma e maliziosa, infantilmente invaghita di Aleksej) e dal salottino di Grušenka fa da cornice al dramma fra la dimensione ascetica del monastero e le provocazioni filosofiche di Ivan, l'imbarazzo di Snegirëv, le insinuazioni di Rakìtin e la presa di coscienza di Alëša, vero “eroe” del romanzo e testimone dell'intera vicenda. Immagini quasi pittoriche - la lunga tavola e l'icona dello starec – fanno da contrappunto al linguaggio onirico-simbolico della rossa scia del delitto e dell'apparizione dei demoni nelle tormentose visioni di Ivan, fino al dialogo, serrato e tragico tra lo stesso Ivan e Smerdjakòv, l'epilettico, nella folle ricostruzione dell'omicidio. De Monticelli attinge alla ricca materia de “I fratelli Karamazov” senza tradirne la fabula, pur tra ellissi (l'estenuante trafila del processo) e sintesi, fino all''appassionato inno alla vita di Dmitrij in partenza per la Siberia, ponendo al centro Aleksej – i suoi turbamenti e dubbi, la sua evoluzione psicologica – e lasciando affiorare le sfaccettature dei personaggi (pur con note grottesche) dai dialoghi su questioni morali e religiose e misteri dell'amore e della pietas grazie alla convincente, intensa e emozionante interpretazione degli attori. Visto il 22/03/2012 a Cagliari (CA) Teatro: Massimo SOCIAL & C.SEGNALIAMOGLI ANNUNCISPECIALE TURISMOLA NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |