BOTHANICA
LO SPETTACOLO
Autore: Moses Pendleton Descrizione
Pendleton ci guida in un viaggio dentro una natura meravigliosa ed affascinante, fortemente minacciata dalle costanti incursioni disequilibratrici dell'uomo. COn il suo ineguabliabile linguaggio visuale e coreografico, ci porterà in trepidanti mondi nascosti, costantemente in fermento. Pendleton ed i MOmix ci prepareranno certamente uno spettacolo inebriante e struggente, facendoci soffermare sulla bellezza e la meraviglia di un mondo da preservare. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
D ANNUNZIO Repliche passate (dal 23/07/2012 al: 24/07/2012) LE RECENSIONILa recensione di Riccardo Limongi
Momix! Tornano i Momix, torna la seducente idea che il suo fondatore e direttore artistico Moses Pendleton porta in giro per il mondo da trent’anni, ed il Teatro Bellini risponde accogliendo i dieci ballerini/acrobati con un’atmosfera che fa avvertire la sensazione dell’evento internazionale. Il lato surrealista ed onirico dell’anima, non solo artistica, di Pendleton lo ha portato stavolta ad affrontare il discorso sulla Natura incentrandolo su “un costante mutamento, in nome del quale si infrangono le naturali barriere fra realtà ed immaginazione”. Moses per fortuna non concede molto ad un pur attuale ambientalismo, ma parte da molto più lontano, potrebbe dirsi che anzi si trasforma in Pan e diffonde semi e fauna su un palcoscenico che diventa la Terra, non una terra qualunque, ma quella su cui forse devono essere caduti i primi germogli che l’hanno creata, sapientemente o distrattamente dalle mani degli dei, una Terra mitologica in cui ascoltare echi della dea Natura. Magari sembrerà strano, ma in una performance come questa, dove forme, coreografie, colori, vasti panorami sonori, danza, tessuti, arti visuali, atletismo, giochi ottici, trasformazioni dei corpi e scenografie ti assalgono fino a rendere difficile anche separarne i confini, la prima cosa alla quale ho pensato è stata, invece, l’unica che mancava: la parola. Anzi, due parole: Immagine, ed Ancestrale. Inseriamole dunque, come unico omaggio o tassello mancante possibile. Dell’immagine, Bothanica ha il suo senso primitivo di Imago, di ciò che conserviamo dell’appartenenza della nostra mente alla Natura più di quanto siamo abilitati a renderci conto, ed è anche questa, una delle componenti del favore con cui si accolgono le coreografie e le evoluzioni che richiamano lussureggianti risonanze della forza generatrice della vita; il tutto, inoltre, insieme con il senso dell’ancestrale, di quel qualcosa che ci attira verso alberi, rocce, terreno, acqua, fiori, uomini e donne che si trasformano l’uno nell’altro ed a loro volta in fauna e flora, ed ogni altra primordiale evocazione come quella dei cicli delle stagioni, fino al salto più lontano nell’idea antenata dell’Eden. Anche al di là delle possibili propaggini delle parole, però, una danza come questa dei Momix riesce a trasmettere allo spettatore il senso di partecipazione della realtà, nel momento stesso in cui invece se ne distacca aerodinamicamente, e ritorna poi ad essere restituita alla terra, con un ciclo ed un rapporto tra danza e vita che si ripete: ogni muscolo termina di essere una piuma, un uccello, una roccia o la loro idea, ma il gesto non viene dissipato, e resta sul palco come in una scia luminosa ed un verso di uccello che sfuma.Visto il 20/04/2010 a Napoli (NA) Teatro: Bellini La recensione di Daniela Cohen
L'incanto di Bothanica firmato Pendleton Un conto è parlare dei Momix, tutt’altro è vederli dal vivo e restarne soggiogati, ammaliati da quella bravura che rasenta l’impudicizia, abituati come siamo a dilettanti allo sbaraglio che vincono tutto grazie a raccomandazioni o chi sa a cosa d’altro. Qui no: la seduzione dell’atmosfera lenta e precisa, le musiche evocative, le proiezioni geniali che accompagnano ogni singolo istante, in modo da coordinare pensiero ad emozione, tutto ci urla il talento, il lavoro maniacale di una vita, l’eccellenza di ogni singolo partecipante alla entusiasmante avventura di qualsiasi spettacolo ideato e diretto da Moses Pendleton. Il nome biblico non lo impensierisce quando nasce e cresce in una fattoria del Vermont e impara a usare il proprio corpo in sintonia con cavalli, mandrie e altro ancora. Ama le sue montagne e diventa campione di sci di fondo, da ragazzo, prima ancora di laurearsi in letteratura inglese. Ma la passione per un teatro di nuova generazione, negli anni ’70, lo porta a fondare assieme ad un amico, Jonathan Wolken, un gruppo specialissimi, il Pilobolus Dance Theatre. Ci mette poco a conquistare le platee del mondo intero con acrobazie combinate all’immaginazione più sfrenata ma consapevole, sempre monitorata da riprese video durante le prove e le improvvisazioni, in modo da rifinire e perfezionare ancor più ogni singolo gesto, ogni movimento di muscolo, tendine, espressione facciale. La Compagnia Momix nasce nel 1980 e la danza continua ad appassionare il grande artista americano, che si appassiona alle contaminazioni del dadaismo di Picabia, dell’arte russa prodotta da Mussorgskij e lavora per conto terzi creando coreografie per balletti in tutta Europa. Non si può trascurare di ricordare chi ha inventato i Momix perché vedere questo straordinario spettacolo, attualmente al Teatro Nuovo di Milano fino a domenica 28 marzo va interpretata e compreso perché nulla è lasciato al caso: Bothanica, questa sua ultima produzione, porta sul palcoscenico una diecina di danzatori-acrobati-interpreti, muti ma capaci di mostrare come in un film intere sequenze di storie. Dedicato alle quattro stagioni suddivise in due tempi, prima l’inverno-primavera poi l’estate-autunno, lo spettacolo parte da un’aurora che rappresenta la fine dell’inverno, con ghiacciai di sfondo che accolgono ai loro piedi maree di neve e vento. Spuntano quindi alcuni boccioli, stormi d’uccelli si librano nei cieli, appare la fantasia di fiori dalle corolle che si trasformano in leziosi cappellini e poi gonnelle ma i volti bellissimi delle giovani ballerine all’interno sono proprio quelli dei fiori che vogliono rappresentare. E’ poi la volta di un fantastico scheletro gigantesco, capace di sollevarsi in piedi e di portare in groppa una leggiadra ragazza che dapprima gioca col mostruoso essere ma pare poi incuriosita da un uomo abbandonato, dormiente, su una roccia. Lo scheletro a forma di animale preistorico la ucciderà e l’uomo non potrà salvarla, costretto dalla roccia, che diventa vivente e lo ghermisce, a stare solo a guardare. Ogni corpo appare per quello che è, spesso ci sono corpi seminudi e la loro bellezza è tale da non apparire mai volgare né provocante. Sono semplicemente magnifici, quei corpi, al massimo possono fare un po’ d’invidia per la loro perfezione. Cinque femmine e cinque maschi, ognuno con una caratteristica propria, sono sempre perfettamente in grado di muoversi all’unisono, dando vita alle immagini di sogni vegetali, di flora e fauna, di creature della natura le cui caratteristiche sono perfezione e bellezza, davanti agli occhi sbalorditi degli spettatori. L’assolo di una giovane poggiata su uno specchio trascina il pubblico che ormai applaude a scena aperta e non si sazia di ogni nuovo movimento, di ogni cambio di fondale, di costumi sempre aderenti ai soggetti evocati dai movimenti, dalle luci, dai colori e dalle musiche. Quando inizia il secondo tempo, gli spettatori sono ormai in totale balia dei dieci esecutori e di un gioco che serve a riempire gli occhi di piacere, ad emozionare come all’ascolto di una poesia incantevole, che seduce per genialità e struttura. Quando si arriva al termine, i ballerini e le ballerine hanno stampato sui volti un sorriso che sembra indicare come quelle incredibili acrobazie siano state un gioco da ragazzi, come se la perfezione fosse quasi un puro caso e ci dice che loro si sono davvero tanto divertiti. Lasciano la sensazione di poter contare ancora su cose fatte bene, con piacere, per piacere e per condividere la felicità che solo i grandi maestri sanno offrire senza sosta a tutti, col loro lavoro di cesello e di genio. Oggi tutti giovani e belli, gli interpreti dell’opera di Moses Pendleton godono dell’assistenza di uno stuolo di artisti straordinari, come Tsarra Bequette, Jennifer Chicheportiche, Joshua Christopher, Simona Di Tucci, Jonathan Eden, Donatello Iacobellis, Robert Laqui, Steven MarshallL, Sarah Nachbauer e Cassandra Taylor.Visto il 03/03/2010 a Milano (MI) Teatro: Nuovo La recensione di Roberta Diano
Ultima straordinaria creazione del geniale coreografo statunitense Moses Pendleton, “Bothanica” è il trionfo della natura nelle sue forme più svariate. Lo spettacolo, diviso in due parti, Winter Spring e Summer Fall manifesta in questo semplice e affascinante gioco linguistico (Inverno-Pimavera ma anche lo slancio dell’Inverno; Estate-Autunno ma anche la caduta dell’estate) parte della meravigliosa e autentica vocazione che da sempre caratterizza questa originale compagnia.
Lo spettacolo, di grande impatto visivo, come del resto tutte le creazioni dei Momix, è un affascinante viaggio nelle meraviglie della natura. Un trionfo della fantasia, un capolavoro di armonia e di grazia a metà strada tra la danza e la ginnastica artistica.
Pendleton evoca mondi nascosti e pieni di vita, creature che vengono da epoche preistoriche, realtà senza tempo. La miscela di danza, acrobazia, luci e scenografie si traduce in singolari illusioni ottiche accompagnate da suoni naturali e da brani tratti da Vivaldi e da composizioni di Peter Gabriel.
In scena dieci fantastici danzatori, dieci illusionisti, capaci di plasmare i loro corpi a seconda delle scene e degli oggetti interpretati. Neve, vento, foglie, alberi, insetti, creature primitive, corolle e petali di fiori che diventano farfalle. Un viaggio affascinante tra il micro e macrocosmo che circonda l’essere umano. Un tributo affascinante alla Natura attraverso gli aspetti più straordinari, colorati e magici del nostro universo.
Visto il 26/01/2010 a Genova (GE) Teatro: Politeama Genovese SOCIAL & C.SEGNALIAMOGLI ANNUNCISPECIALE TURISMOLA NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |