IL FU MATTIA PASCAL
LO SPETTACOLO
Autore: Tato Russo da Pirandello Descrizione
Mattia Pascal è Tato Russo nel doppio ruolo di Mattia Pascal e di Adriano Meis, ma anche gli altri personaggi che concorrono alla sua vicenda si rincorrono nella storia, interpretata così dagli stessi attori in identità e personaggi diversi, quasi a scegliere di non chiarire affatto, nello spettro delle rassomiglianze, la distinzione tra i vari aspetti della realtà. Mattia e i suoi coinquilini della storia muoiono tutti per rincontrarsi identici nella storia di Adriano Meis e rivivere poi in quella nuova di Pascal. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diStemec Teatro Ariberto Stemec Teatro Ariberto LA LOCATION
CURCI LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Monica Fabaro
Identità smarrita. Mattia Pascal. Tato Russo incontra Pirandello. Il direttore artistico del Bellini porta in scena una delle opere cardine dell’autore siciliano Il fu Mattia Pascal. Adriano Meis, Il dilemma della propria identita’ che si disgrega dinanzi all’occhio impietoso degli altri. La morte e la rinascita di un uomo. La nuova esistenza deriva dalle ceneri di Mattia Pascal, in tal modo che neanche le nuove vesti possano dar pace al protagonista. Questo l’osservatore l’avverte in questa versione teatrale, grazie alla sottile ironia quella sì retaggio dell’originale ed esaltata abilmente. La scenografia rigorosa, scarna accompagna il percorso, che è contemporaneamente dello spettatore e dell’attore, di scandaglio interiore. Un mondo molteplice, l' amplificazione dell'Io. Una performance asciutta essenziale, capace di trasmettere la tormentata dicotomia del protagonista senza indugiare troppo su una solennità artefatta che sarebbe scontata. Il lavoro trova una propria dimensione in una riproposizione non ridondante del testo, pur nel rispetto dell’originale. Un controllo impeccabile dei tempi recitativi riesce a dare equilibrio all’interpretazione. Insomma una mise en space che rende onore ad un classico conferendogli nuova linfa vitale. Visto il 03/02/2012 a Napoli (NA) Teatro: Bellini La recensione di Michele Miglionico
Pirandello, Russo: serve altro? Ci sarà un motivo se Luigi Pirandello non ha operato una riduzione teatrale del suo romanzo - e non scommettiamo sulla mancanza di tempo. L'intreccio - ben noto, e qualora non lo sia, godetevi il vantaggio della sorpresa - si snoda in più tempi e in più spazi, e di questa mancanza di unità ne soffre l'adattamento. E' ingombrante la voce fuori campo, per di più registrata, che racconta gli stacchi di scena e mina la scorrevolezza di tutto lo spettacolo. Eppure, è chiaro perché Tato Russo abbia voluto ritentare - dopo altri recenti esempi - l'operazione: l'innesco narrativo di Il fu Mattia Pascal è degno del teatro, il gioco delle maschere (usate, non a caso, anche in alcuni frangenti, con "licenza poetica") si trova a suo agio sul palco. Il capolavoro alle sue spalle conserva il nocciolo della sua forza e i temi che vengono affrontati, quali la perdita dell'identità o il rapporto ambivalente con la famiglia, non possono lasciare indifferenti. Nessuno può osar dire nulla contro un'istituzione come Russo, tantopiù che con quella voce, di un genere purtroppo in estinzione, può dire quello che vuole. Un'istituzione, sì, che ha scelto e diretto il suo cast alla vecchia scuola; può essere una questione di gusti l'apprezzamento delle interpretazioni dei comprimari, soprattutto le donne, strabordanti per il canone post-contemporaneo, di "una certa colta spettacolarità" per il regista. Ciò nulla toglie alla loro professionalità e alla loro credibilità. Grazie alla buona alchimia tra gli elementi, si riesce a ridere nel dramma, come vuole la tradizione pirandelliana. Agli ostacoli della trasposizione si sono frapposti Tony Di Ronza, lo scenografo, e Roger La Fontaine, il direttore della fotografia, che hanno escogitato un ingegnoso palco senza soluzioni di continuità, dove sono già presenti tutti gli ambienti previsti, sapientemente coperti da teli bianchi e ombre fino al momento opportuno. Visto il 15/04/2011 a Barletta (BT) Teatro: Curci La recensione di Wanda Castelnuovo
IL FU MATTIA PASCAL
Operazione difficile e impegnativa quella messa in atto da Tato Russo di trasformare in opera teatrale un romanzo complesso come Il fu Mattia Pascal apparso nel 1904 prima a puntate sulla rivista “Nuova Antologia” e poi in volume: il primo grande successo di Pirandello. Visto il 16/03/2011 a Milano (MI) Teatro: Carcano La recensione di Francesco Principato
La fuga (senza ritorno) di Mattia Pascal
Grande attesa nella terra di Pirandello per questa rappresentazione teatrale del celeberrimo romanzo Il fu Mattia Pascal e di conseguenza il teatro comunale di Agrigento è affollato da amanti della prosa e da scolaresche interessate.
Foto di scena di Diego Romeo Visto il 17/02/2011 a Agrigento (AG) Teatro: Pirandello Comunale La recensione di Roberto Rinaldi
Lo specchio del fu Mattia Pascal Lo specchio in cui Mattia Pascal si guarda, è lo strumento che riflette la dicotomia dell’uomo contemporaneo tra l’essere e l’apparire. Condizione onnipresente di tutta la vicenda di un uomo dalle due identità: Mattia Pascal e Adriano Meis. Una reale e l’altra fittizia, destinate ad annullarsi tra loro. Quello specchio, apparentemente un semplice arredo scenico è in realtà l’emblema metaforico, che accompagna dall’inizio alla fine, la storia di un uomo creduto morto, quando invece per sua scelta, si era appropriato di una falsa identità nel tentativo di apparire a se stesso e agli altri, ciò che in realtà non è, nel tentativo di evitare ogni forma di responsabilità verso la società. Così non sarà, il destino si befferà di lui all’atto di riapparire dall’anonimato per riprendersi ciò che aveva volutamente abbandonato. Troppo tardi: Mattia Pascal subirà l’umiliazione di sentirsi dire che lui non esiste più e che sarà ricordato come il fu Mattia Pascal. Lo specchio incrinato in cui aveva visto frammentare la propria immagine sarà girato e la sua vita, persona e ruolo scompariranno per sempre. Vittima di se stesso e del tentativo di liberarsi da un’identità per assumerne un’altra dalla quale non sarà più possibile affrancarsi per tornare indietro. Ed è quello che accade al protagonista del romanzo pirandelliano, da dove Tato Russo trae spunto per costruirne una versione teatrale, caratterizzata da una scena affascinante e visionaria. Uno spazio quasi metafisico con gli oggetti ricoperti da enormi lenzuoli scuri che prendono il volo al momento di entrare in funzione. La scenografia di grande effetto è firmata da Tony Di Ronza, le luci di Roger La Fontaine e i costumi di Giusi Giustino, contribuiscono pienamente al successo. Lo svelamento delle identità umane passa attraverso anche ciò che emerge nell’azione scenica al momento.
Ed ecco apparire da nulla scrittoi, un tavolo per le sedute spiritiche, un letto, un orologio da stazione, una panchina, e lo specchio che ci dice che la vita degli uomini è in bilico perenne tra essere e apparire. E così sarà dal principio alla fine. Segnato dall’incomunicabilità, ferita non rimarginabile nella coscienza di Mattia (un misurato Tato Russo quanto magistrale nel dirigere tutti gli attori della sua compagnia), ma anche nei personaggi che si avvicendano, e di riflesso subiscono le conseguenze di una scelta irreversibile. La struttura drammaturgica del testo risente una certa lentezza nei primi minuti dello spettacolo, segno tangibile del passaggio non semplice da romanzo a prosa teatrale, dopo di che la regia imprime nel secondo atto un avvicendarsi di quadri scenici densi di tensione emotiva e l’azione scorre bene. Emerge all’ascolto la straordinaria capacità visionaria di Pirandello, nell’essere stato capace di anticipare quella profonda crisi che vedrà come protagonista l’uomo e la società d’oggi. A tal punto da riuscire a formulare la teoria della crisi dell’io. Nel lavoro di Tato Russo emerge ciò e il registro umoristico – grottesco usato per caratterizzare alcune scene è congeniale nel gestire dinamiche così complesse. Così come era stato previsto dallo stesso Pirandello: filtrare la vita attraverso la lente dell’umorismo, i dubbi, le angosce, i tormenti esistenziali dell’uomo. Visto il 29/1/2011 a Bolzano (BZ) Teatro: Teatro Comunale SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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