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LO STAMPATORE ZOLLINGER

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LO SPETTACOLO

Autore: Roberto Abbiati, da Pablo D'Ors
Regia: Roberto Abbiati
Genere: teatro sperimentale
Compagnia/Produzione: Roberto Abbiati ITeatri Reggio Emilia
Cast: Roberto Abbiati, Marino Zerbin e Matteo Rubagotti.

Descrizione
Il giovane August Zollinger, abbandonato il paese natale, prova tanti mestieri, e come impiegato della ferrovia su una linea sperduta si innamora dell'impiegata che ogni mattina al telefono gli dice "pronto?", cui lui risponde "Son pronto", per dire che è pronto al passaggio dell'unico treno; sulle variazioni minime di quel "pronto...son pronto", si svolge tutta una storia d'amore, evanescente e appassionata, come mai in un libro si è letta.
Così per sette lunghissimi anni il giovane Zollinger va in cerca del suo destino: fa con scrupolo il timbratore di carte in un ufficio comunale, fa il calzolaio, vive solitario nei boschi trovando conforto nella compagnia degli alberi, fino al miracolo, alla rivelazione. E divenendo infine stampatore, lo stampatore Zollinger, come aveva sognato fin da bambino.

Date repliche a cura di
Roberto Rinaldi
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Rinaldi

LA LOCATION

CUMINETTI
Via Santa Croce, 67 - Trento (TN)
Tel: 0461 213834


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 15/02/2012 al: 15/02/2012)

LE RECENSIONI


La recensione di Roberto Rinaldi

Zollinger/Abbiati, stampatore di sogni

Un fabbro capace di forgiare favole per adulti, lievi, poetiche, tratteggiate con la matita colorata. Roberto Abbiati è un narratore di storie dove la realtà si mescola, si confonde, gioca a nascondersi nelle pieghe di un surreale dove lasciarsi cullare. L'ultima sua creazione è una storia di un uomo che non potrà mai assoggettarsi ad una banale catena di montaggio in un'anonima fabbrica, o vestire i panni dell'impiegato sepolto tra le carte polverose di un ufficio. No. Lo Stampatore Zollinger (il suo nome diventa anche il titolo del suo spettacolo), insegue un sogno, quello di lavorare in una tipografia,(si rifà al romanzo omonimo dello scrittore spagnolo Pablo D'or, adattato liberamente da Abbiati), una sorta di confessione autobiografica. L'attore ha lui stesso una passione da sempre per il lavoro di tipografo, lo conosce bene, ha studiato alla scuola d'arte di Monza. E' una caratteristica quella di Abbiati di mescolare al suo fare teatro, inserti di storie vere e vissute. Un artista poliedrico, dotato di talenti che spaziano dalla grafica del disegno, alla musica (suona decine di strumenti, uno più strano dell'altro), e non finisce mai di stupire/stupirti, dentro e fuori la scena. Anche in quella dove s'ingegna, alle prese con macchine che sembrano uscite da un libro di illustrazioni fantastiche, costruite con ruote di biciclette, tubi, pedali, utensili domestici, un'accozzaglia di carabattole uscite da un negozio di un rigattiere. Ci trovi dentro di tutto e funzionano nella sua astratta macchineria scenica, genialmente inventata da Abbiati. Fungono da stamperia dove si raccontano delle storie buffe, romantiche, politiche. C'è l'avanguardia che fa capolino in questo stampatore Zollinger. La nascita di una società dei primi del '900.  Un nuovo mondo che avanza. Sulla scena girano biciclette da una quinta all'altra, usate come motori per creare energia, ruote che girano, una girandola vorticosa. La bicicletta come icona meccanica del Novecento. Il sottofondo musicale è frutto della composizione di Alessandro Nidi.
Abbiati pedala, parla poco si muove in continuazione. E' dotato di una mimica  straordinaria, una maschera duttile dove il viso si trasforma in sguardi di stupore, meraviglia, incredulità. Sorride sotto i suoi baffi, sarcastico quanto serve, ironico intelligente a dosi omeopatiche. Ma non è solo: c'è un attore straordinariamente bravo. Un caratterista con un ruolo di comprimario: Marino Zerbin. Si definisce “il rappresentante delle lettere, portavoce ufficioso di virgole e virgolette”. Uno spasso vederli in scena, complementari, una coppia dove l'uno (Abbiati è lo stralunato idealista), l'altro  (Zerbin) si manifesta in stile commenda milanese,  burocrate, pragmatico uomo d'affari.  A fare da terzo della compagnia c'è anche Matteo Rubagotti, a metà servizio come macchinista di scena e l'altra a far da spalla ai due protagonisti. Escono personaggi uno più divertente dell'altro - nati dal romanzo di Pablo D'Ors - si materializzano in carne d'ossa grazie alla versatilità di Abbiati. Interpreta un casellante delle ferrovie  adibito agli scambi che riceve ogni mattina una telefonata da una misteriosa ammiratrice che dice solo “pronto?”, e lui risponde “pronto! E questo basta per per innamorarsi di una voce. Un  dialogo non sense esilarante. Zollinger s'arruola e diventa  soldato, diserta finendo in un bosco in solitudine solipsistica, abbracciato agli alberi.  La scena insieme ai commilitoni  (Zerbin e Rubagotti) è tra le più gustose e riuscite di questa favola per adulti, vestiti da suggestivi costumi realizzati dai laboratori del Teatro Valli. Un talentuoso e inquieto impiegato timbratore, e ancora ciabattino, ma il suo amore è fare lo stampatore dove si decantano le arti della stampa.
Il suo mito è Gutemberg, l'inventore dei caratteri mobili. Abbiati utilizza dei fermo immagine -scena-recitazione, per uscire dal ruolo attore nel voler spiegare l'evoluzione della tipografia nei secoli. Così come fa alla fine di un viaggio poetico struggente e malinconico, quando “svela” i trucchi scenici, la costruzione scenografica, le consulenze. Non è così necessario, anzi: è il bello della magia del suo teatro. Oggetti d'uso quotidiano si trasformano in mirabolanti macchine. E' un gioco di far credere ciò che non esiste. Il pubblico lo comprende bene di suo e diventa complice. Un successo di pubblico che ha ha riempito per ben sette recite il Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia, una produzione fortemente voluta dalla Fondazione I Teatri.
 

Visto il 21/03/2011 a Reggio Emilia (RE) Teatro: Cavallerizza

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Voto: Voto del Redattore: Roberto Rinaldi

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