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OTELLO
Otello

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LO SPETTACOLO

Autore: William Shakespeare
Regia: Nanni Garella
Genere: tragedia
Compagnia/Produzione: Nuova Scena- Arena del Sole/Teatro Stabile di Bologna
Cast: Massimo Dapporto, Maurizio Donadoni, Woody Neri, Matteo Alì, Nanni Garella, Federica Fabiani, Lucia Lavia

Descrizione
«Nell'Otello di Shakespeare, alla fine – dice Garella – perdono tutti, i nobili e i malvagi: Desdemona, Emilia, Roderigo assassinati, Otello suicida, Iago travolto dai suoi stessi inganni e dalle sue trame scellerate. Tutti fanno scelte sbagliate. Il mondo non ritrova il suo equilibrio dopo l'atto estremo di Otello e il sacrificio di sua moglie: come dopo un'eclissi di sole e di luna l'uomo resta sotto un cielo vuoto. Otello è un grande dibattito, profondo e appassionante, sulla natura umana: per Otello il mondo è bello, gli uomini sono nobili, e giustificano la loro esistenza nella lealtà e nell'amore. Per Iago il mondo è abietto e volgare e gli uomini sono come animali, carogne che si divorano l'un l'altro. Da un lato – conclude Garella – c'è un'idea del mondo e della natura umana che volge lo sguardo alla convivenza, alla bellezza e all'armonia. Dall'altro la totale assenza, machiavellica, di ideologia, il pragmatismo empirico più spregiudicato».
Date repliche a cura di
Laura Mauti
Scheda spettacolo a cura di
Laura Mauti

LA LOCATION

CONSORZIALE
via Garibaldi 33 - Budrio (BO)
Tel: 051 801300
Fax: 051 801300
Email: teatro@comune.budrio.bo.it Sito Web: www.comune.budrio.bo.it/ita/docs/teatro/home.htm


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Roberto Mazzone

Otello, tra passioni e vendetta

Arriva finalmente a Torino, per la stagione dello Stabile cittadino, l’Otello firmato da Nanni Garella, una co-produzione Arena del Sole/Teatro Stabile di Bologna insieme con il 63° Festival Shakespeare dell’Estate Teatrale Veronese. Un’edizione che fin dal periodo dell’allestimento, fino al debutto estivo, ha dovuto affrontare numerose traversie -con numerosi avvicendamenti per il ruolo del protagonista – che poco hanno a che vedere con le classiche incomprensioni tra artisti che, a volte, possono capitare.
Sul palco del Teatro Carignano nel ruolo del Moro di Venezia c’è Massimo Dapporto, che incarna un Otello non tanto pazzo di gelosia, bensì un uomo rozzo e ammaliato dal candore della sua sposa che   – dal momento in cui Iago instilla in lui il sospetto del tradimento – pare distaccarsi dalla realtà degli eventi pur mostrando chiaramente un cuore di pietra.
Accanto a lui Maurizio Donadoni nel ruolo dell’attendente Iago, non si risparmia è quasi sempre in scena e disvela passo passo - non come proprie riflessioni, ma conscio di essere di fronte a un pubblico – i propri propositi di vendetta: un ottima prova di attore.
Lucia Lavia è una Desdemona devota al suo uomo e priva di colpa; candide come le sue vesti sono la sua presenza scenica, il suo approccio al proprio personaggio e l’interazione con tutti gli altri (validissimi) attori.
La scena di Antonio Fiorentino – un telo bianco con la luna proiettata sullo sfondo – rende la vicenda slegata da un contesto/confine temporale. Lo spazio nel quale si svolge ‘azione è quello aperto di una spiaggia: si sentono infatti le onde del mare (calmo e in tempesta) e i gabbiani che accompagnano lo scorrere di un tempo non così precisamente scandito.
Costumi ricercati e rifiniti con cura e un linguaggio molto attuale e colorito sono altri elementi che fanno concentrare l’attenzione del pubblico sui personaggi e non  sui valori e disvalori di cui si fanno portatori. E il carattere della tragedia viene quasi a perdersi, tanto che qualche spettatore è quasi convinto di aver assistito a un’opera tragica trasformata in commedia.

Visto il 10/04/2012 a Torino (TO) Teatro: Carignano

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Voto: Voto del Redattore: Roberto Mazzone


La recensione di Cristina Poggi

...in attesa di consolidamento

Non c’è sipario a celare la scenografia: gli occhi perlustrano curiosi un palco ricoperto di materassini stile tatami, ricoperti un telo plumbeo. Questo piano orizzontale sarà spiaggia, pavimento, talamo. Duttile anche lo sfondo, un enorme telo incolore che ricorda lo schermo dei vecchi proiettori e che ne svolge la medesima funzione. Chiamiamola scenografia minimalista, concettuale forse, ma la scelta dei materiali e delle luci sembra un po’ lasciata al caso; in questo contesto, persino pochi semplici suoni riescono a riempire a sufficienza il vuoto scenico.


Dimenticate quindi il testo shakespeariano, pensate ad un qualsiasi luogo e concentratevi sui personaggi: a sorpresa, compaiono sul palco indossando costumi rifiniti con cura, non banali. Viene loro messo in bocca un linguaggio colorito e contemporaneo e i loro gesti spesso cercano di catturare l’attenzione del pubblico con movenze che vorrebbero essere sensuali o volgarmente ridanciane; le aspettative iniziano a stabilizzarsi in una tiepida accettazione passiva.

Ma è grazie a Branciaroli (Otello) e Donadoni (Iago) che questo indefinito miscuglio di moderno ed antico trova un discreto equilibrio: non basta un adattamento testuale dell’opera classica e l’annullamento delle coordinate spazio temporali per rendere shakespeare “moderno”. È l’interpretazione attoriale che supera i confini del tempo: e la coppia generale-attendente sembra riuscirci con successo. Magnetico l’uso della voce nel primo, sempre accattivante nella mutevolezza del ruolo il secondo. Il realismo di queste due figure accentratrici, e della Fabiani, stride però  leggermente con l’impostazione algida e molto accademica di Lucia Lavia: forse la mancata sintonizzazione con il partner di scena si può semplicisticamente ricondurre al repentino cambio di cast che ha visto Branciaroli sostituire Haber a pochi giorni dal debutto. Non c’è dubbio che la giovane attrice avrà tempo per farsi largo nel mondo del teatro meritocratico e zittire coloro che storcono il naso solo perché figlia d’arte.

Visto il 15/07/2011 a Verona (VR) Teatro: Romano

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Voto: Voto del Redattore: Cristina Poggi

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