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LA CONCESSIONE DEL TELEFONO
La concessione del telefono

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LO SPETTACOLO

Autore: Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
Regia: Giuseppe Dipasquale
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile di Catania
Cast: Ediz. 2012/2013: Pippo Pattavina, Gian Paolo Poddighe, Marcello Perracchio Edizioni precedenti: Francesco Paolantoni, Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Marcello Perracchio, Gian Paolo Poddighe, Alessandra Costanzo, Pietro Montandon, Angelo Tosto, Giovanni Carta, Franz Cantalupo, Valeria Contadino, Angela Leontini, Giampaolo Romania, Sergio Seminara

Descrizione
La Sicilia di Camilleri in un’esilarante commedia degli equivoci ispirata a un fatto realmente accaduto.
Quando la realtà supera la fantasia.


Siamo nella Sicilia post unitaria di fine Ottocento, a Vigàta, la città in cui lo scrittore agrigentino ambienta tutti i suoi romanzi, fino alle avventure del Commissario Montalbano.
Filippo “Pippo” Genuardi, innamorato della giovanissima seconda moglie del suocero, per poterla contattare con più agio, avvia regolare richiesta per far installare una
Date repliche a cura di
La Redazione
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LA LOCATION

COMUNALE (SALA GRANDE)
Piazza Verdi 40 - Bolzano (BZ)
Tel: 0471 053800
Fax: 0471 053801
Email: ticket@vipticket.it Sito Web: www.ntbz.net


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 27/03/2008 al: 30/03/2008)

LE RECENSIONI


La recensione di Roberto Rinaldi

A sipario aperto incombe una catasta di faldoni zeppi di pratiche, documenti, fogli sgualciti e polverosi. Una montagna di pratiche burocratiche, una presenza inquietante. Intorno, un silenzio rotto dall’entrata in scena di uno strillone che annuncia l’inizio della commedia. Il grigiore cartaceo prende vita con il susseguirsi di personaggi d’impiegati ministeriali, prefetto, questore, burocrati e rappresentanti della Stato, tenuti a far rispettare la Legge. I costumi riproducono ottocentesche grafie, colori sgargianti e surreali, si fondono con la scenografia e guidano l’immaginazione dello spettatore in una Sicilia dove abitano uomini di “rispetto” che di professione fanno i mafiosi, scaltri commercianti, proprietari terrieri, Reali carabinieri, uomini e donne in preda a furori amorosi. Uno spaccato di società provinciale e borghese insofferente alle convenzioni sociali e alla convivenza civile. La vicenda per alcuni versi paradossali ruota intorno ad equivoci ed imbrogli, dove la furbizia dei personaggi scombina l’ordine costituito, sovvertendo alla regolare amministrazione del bene pubblico. Tutto prende avvio con l’invio di lettere da parte di un commerciante interpretato da Angelo Tosto che sostituisce in questa tournée Francesco Paolantoni, per chiedere la concessione di una linea telefonica, ma sbaglia una consonante del Prefetto cui ha spedito le missive. Il pretesto per dare il là a sospetti, calunnie, raggiri, lettere minatorie, dove l’intreccio si fa sempre più complicato, in uno spaccato veritiero di società corrotta, sapientemente descritta dall’autore che fa dire al funzionario del prefetto: “I tre quarti dei siciliani stanno pigliati in mezzo tra lo Stato e la mafia”. Una battuta che funge da critica e analisi spietata ma accanto a questa, l’originalità del romanzo, diventa nel testo teatrale anche altro. La commedia assume toni farseschi, cresce battuta dopo battuta in cui concorrono tutti i personaggi sapientemente interpretati da un cast di bravi attori, citando per primi Pippo Patavina e Tuccio Musumeci, straordinari nel creare un susseguirsi di gag divertenti, come nella scena a due in cui il mafioso legge una lettera, una delle tante a cui fa capo la responsabilità di ingannare la realtà dei fatti. Inganni che conosce bene il marito che tradisce la moglie con un’altra donna che a sua volta fa le corna al suocero del traditore. Un cavillo burocratico diventa un sospetto di reato ben più grave e tutto s’ingarbuglia con un finale tragicomico. Esemplare la regia che fa di questo spettacolo uno dei più belli visti nell’ambito della stagione del Teatro Stabile di Bolzano. Bolzano Teatro Comunale. Replica: 27.03.08
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Voto: Voto del Redattore: Roberto Rinaldi


La recensione di Barbara Szeliga

La sala è piena di gente. E’ venuta per vedere per la prima dello spettacolo “La connesione del telefono”. Non è tempo perso. La storia piena di buon umore, se non fa ridere, porta almeno un sorriso. Tramite le risate esce fuori l’immagine della società siciliana dell’Ottocento. Il commerciante Filippo Genuardi e il protagonista dalla cui richiesta di aver la conessione del telefono inizia la facenda e ci porta nel mondo dello Stato impotente e della sua burocrazia ottusa, nel mondo della chiesa ipocrita e della mafia onnipresente. Nel mondo della gente che ama ma tradisce, si vende ma anche compra, e alla fine della gente che si vendica. Quel mondo assomiglia a qualcosa, come nello specchio abbiamo la possibilità di trovare la situazione della società attuale. La gente con il suo carattere non cambia, non cambiano neanche i sistemi di azione degli enti pubblici e privati. Poca evoluzione dell’umanità piu di cent’anni dopo. Il linguaggio alla siciliana, i personaggi eccezionali dipinti con la pienezza dei colori - in tutto questo troviamo la maestria del testo di Camilleri che non fa annoiare durante tutto lo spettacolo. E gli attori – i maestri della scena – che recitano in modo così espressivo che resta per tanto nella memoria. Bravissimo Pippo Pattavina, interpretando sette personaggi, riesce dare a ognuno il carattere molto individuale. Bravissimo Francesco Paolantoni come Filippo, in particolare nelle scene dei dialogi con Franz Cantalupo come Gegè. Pure tutti altri sul palcoscenico meritano un grande aplauso.
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Voto: Voto del Redattore: Barbara Szeliga

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