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SMEMORANDO - LA BALLATA DEL TEMPO RITROVATO
Smemorando   La ballata del tempo ritrovato

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LO SPETTACOLO

Autore: Gianrico Tedeschi
Regia: Gianni Fenzi
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Compagnia Artisti Associati
Cast: Gianrico Tedeschi, Sveva Tedeschi, Gianfranco Candia

Descrizione
Gianrico Tedeschi ha proposto con la determinazione e la forza che appartengono solo a chi domina il proprio campo d’ azione, uno spettacolo nuovo, inedito sotto molti punti di vista. Un omaggio al suo pubblico che avrà modo di percorrere un viaggio nel teatro del ‘900 e dentro se stessi, una riflessione sulla Memoria come identità, come storia, ricorrendo a testi ironici, umoristici, ma anche a frammenti di commedie, aneddoti del mondo del teatro, gag, canzoni. E poi poeti, profeti, sacerdoti,
Date repliche a cura di
La Redazione
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LA LOCATION

COMUNALE
c.so del Popolo 31 - Treviso (TV)
Tel: 0422 410130 - 549322


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 23/03/2007 al: 25/03/2007)

LE RECENSIONI


La recensione di Mauro Favaro

La storia e la memoria di Gianrico Tedeschi in un intreccio professionale ed umano. Un viaggio nel teatro del’900, sulle tracce di una memoria che nel ricordo si fa esperienza ed identità. Un’antologia, un pezzo di storia del teatro che passa attraverso la ripresa di monologhi, commedie, canzoni e poesie. La rappresentazione non conosce i limiti del sipario, che non si limita a cornice di una brillante e longeva attività professionale, ma si espande sino ad assumere i tratti dell’esistenza umana ed a riviverli collettivamente con l’aiuto di conoscenze, aneddoti e letture. “All’inizio abbiamo pensato ad un titolo che poteva essere “Memoria ed Identità”, ma visto che l’ultimo libro di Giovanni Paolo II si intitolava proprio così, abbiamo scelto “Smemorando””. Esordisce così Gianrico Tedeschi, spiegando come i contenuti dell’opera abbiano costretto ad una non semplice ricerca del titolo, che già dall’inizio si rende metro di paragone con altri lavori e con simili titolazioni. Il sottotitolo, “La ballata del tempo ritrovato”, richiama volutamente Proust ed il suo “Alla ricerca del tempo perduto”. Il tutto avrebbe potuto essere ben compreso in una sola parola, indica Tedeschi in apertura, ma quel contenitore era stato forgiato da uno dei più grandi autori di sempre, e risultava difficile maneggiarlo con la stessa cura: “Amarcord”. Su un palco non completamente spoglio ma in una scenografia di certo sobria, l’attore dedica il primo tempo dello spettacolo, diretto da Gianni Fenzi, ai propri ricordi di guerra, della prigionia nel campo di Sandbostel durante la seconda Guerra Mondiale. A poche ore dal 63° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 25 marzo, l’attore rende il palcoscenico custode di una poligrafia bellica che, partendo dal documento che lesse alla radio in qualità di ex-internato nel giorno della fuga di Kapler, sfocia in una partecipata lettura pubblica di testi che hanno tentato di colmare le immense falle d’umanità che caratterizzano ogni conflitto armato: da un estratto di “Diario clandestino” di Giovannino Guareschi, all’affamato sergente Rigoni che durante la ritirata di Russia condivide un piatto di latte e miglio in un’isba occupata da soldati russi (testo ripreso anche da Marco Paolini ne “Il sergente” e in “Song. 32”). Il racconto trova i propri punti di riferimento nella musica e nella melodica voce di Sveva Tedeschi, che impreziosisce testi come “I’m beginning to see the light” o “If I were a rich man”, o ancora “Canta si la voi cantà”. Lo spettacolo si mette a disposizioni dei racconti di guerra, ma non si esaurisce in essi. La guerra lascia presto spazio alla poesia, alle cose imparate a memoria in una scuola che appare irreparabilmente distante. La poesia è figlia della memoria, le Muse, ispiratrici degli artisti, sono generate da Mnemosine, che è la dea della memoria. I versi nascono da quello che si è sedimentato all’interno dell’animo umano e che nel ritmo delle parole assume nuova forma. “Smemorando” è un mosaico di testi, e così trovano diritto di cittadinanza le tessere rappresentate dalle recitazioni di D’Annunzio e Dante o poesie come “Davanti a San Guido”, di Carducci, e “La vergine adolescente”, di Cardarelli. La memoria che l’attore propone agli spettatori sembra ancora allungarsi, allargarsi, nella ripresa de “Il Pavano” di Ruzante, in alcuni frammenti di “Enrico 61”, oppure nel “Timone d’Atene” di Shakespeare sino a “La canzone di Peachum” dell’”Opera da tre soldi” di Bertold Brecht. “Depositario di un patrimonio raro per la sua ricchezza, vuole restituire al pubblico le emozioni che ha ricevuto durante il suo splendido percorso artistico in una forma divertente, incalzante, vuole trasmettere e condividere una parte di ciò che ha imparato rovistando insieme agli spettatori il magazzino della sua memoria”. Recita così la locandina. Lavoro eseguito, anzi, capolavoro eseguito. Smemorando. La ballata del tempo ritrovato Treviso, Teatro Comunale 23 marzo 2007
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Voto: Voto del Redattore: Mauro Favaro


La recensione di Marco Sacco

Classe 1920, ma soprattutto tanta classe. Gianrico Tedeschi è in grado di catturare l’attenzione della platea (tutta) su di sé fin dal primo passo sul palcoscenico e di non far cadere mai la tensione emotiva che nasce dalle sue parole e dai suoi gesti. Gesti di un attore consumato solo dall’esperienza, perché il fisico e l’energia che “spara” sul pubblico sono inimmaginabili. Due ore di puro teatro per raccontare i suoi ricordi, perché “la memoria è come una fiammella da tenere sempre accesa, se manca la memoria manca la vita”. Parla a cuore aperto, il mattatore, e sul filo dei ricordi ripercorre un pezzo della nostra storia, dalla seconda guerra mondiale alla faticosa ricostruzione di uno Stato dopo la dittatura. E le vicende di Tedeschi uomo si mescolano a quelle dell’attore e diventano un'unica trama: dall’episodio del campo di concentramento in cui Gianrico vede freddare un amico solo perché ha appoggiato un asciugamano sulla recinzione, si passa ai primi tempi della radio, e poi agli incontri dentro e fuori scena. Si alternano le pagine, citando Guareschi insieme a Rigoni Stern, Platone e Kurt Weill. L’emozione è viva, negli occhi di Tedeschi, come se rivivesse in quel momento i suoi “pezzi di memoria”. Che ridiventano vita. E diventano indispensabili per “guardare avanti”. Insieme a lui il servo di scena Gianfranco Candia e la magnetica Sveva Tedeschi, che ripropone (novella Milly) brani musicali con rigore ed ironia.
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Voto: Voto del Redattore: Marco Sacco

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