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LO SPETTACOLO

Autore: Marco Travaglio
Regia: Ruggero Cara
Genere: teatro civile
Compagnia/Produzione: Promo Music
Cast: Marco Travaglio

Descrizione
Una “chiacchierata al pubblico”. A conti fatti è questo che avverrà sul palco. Ma a tener banco sulla scena sarà un giornalista e scrittore capace di far tremare tutto il sistema istituzionale, a partire dai grandi nomi, ma senza tralasciare anche quelli dei personaggi meno conosciuti. Marco Travaglio è autore e voce narrante di questo spettacolo che, tra sorrisi e schiaffi in guanti di velluto, ripercorre le tappe salienti della storia recente del nostro Paese.
Dalle prime tangenti ai rapporti tra politica e mafia, dalla discesa in campo di Berlusconi alle ragioni di una sinistra in perenne combutta con se stessa: ogni pretesto è buono per riferire dati e raccontare storie nella loro incredibile, ma al tempo stesso reale e rigorosamente documentata, essenza.
Sette quadri per raccontare la storia più recente d’Italia, sottolineando con musiche scritte per l’occasione l’assurda normalità di certe pratiche politiche ed economiche.
Date repliche a cura di
Silvia Marchetti
Scheda spettacolo a cura di
Silvia Marchetti

LA LOCATION

COMUNALE
via della Croce - Manfredonia (FG)
Tel: 0884.591775/532829
Email: info@bottegadegliapocrifi.it Sito Web: www.bottegadegliapocrifi.it


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 29/01/2010 al: 29/01/2010)

LE RECENSIONI


La recensione di Petra Motta

Promemoria: teatro di verità

Teatro Creberg di Bergamo. 1500 posti tutti esauriti. Gli spettatori assiepati per assistere a “Promemoria” di Marco Travaglio. Tre ore e mezza di racconto serrato sull’ultimo quindicennio di storia politica italiana e non solo. Sette entrate del giornalista torinese, inframmezzate da fantasie musicali al violino, tastiera e sintetizzatore, arrangiate ed eseguite da Valentino Corvino in coppia con Fabrizio Puglisi. Il giornalista entra da dietro le quinte, si siede su uno dei tre cubi bianchi in proscenio e inizia a sciorinare una serie di fatti, personaggi, segreti, intercettazioni, inciuci tra destra e sinistra, tra Prima e Seconda Repubblica, tra Craxi e Berlusconi, tra Berlusconi e mafia. Il pubblico applaude e commenta le pacate esternazioni di Travaglio; si indigna e urla “vergogna!” alla citazione delle peggiori nefandezze dell’ultimo governo in carica; e - perché no? – ride, con amarezza, ma ride alla sua satira caustica e corrosiva, pronunciata con l’aplomb di un lord inglese in libera uscita. Nessuno osa muoversi, né abbandonare la sala prima della conclusione. Eppure Marco Travaglio non è un attore, ma un giornalista specializzato in cronaca giudiziaria. Come può tenere incollate 1500 persone, per tre ore e mezza senza intervallo, al solo racconto critico della più recente storia politica del nostro paese? Gli spettatori, ipnotizzati dalle sue doti affabulatorie, si aggirano increduli fra politici corrotti e mafiosi assassini; seguono il racconto dell’ascesa politica del nostro Primo Ministro, disseminata di illegalità e amoralità, con lo stesso sconcertato orrore con cui assisterebbero all’esplosione dell’atomica su Roma; iniziano a immaginare i palazzi del potere come un regno popolato da mostri disumani e cadaveri putrescenti. Gli intermezzi musicali, unendo suoni dissonanti e stralci di registrazioni a brevi temi melodici ripetuti ossessivamente, dovrebbero avere una funzione di straniamento sul pubblico, ma sembrano, all’orecchio, più reali dell’inconcepibile realtà evocata da Travaglio. L’auspicio di una rinascita della politica italiana dal basso, ad opera di cittadini ancora capaci di ricordare i veri grandi uomini politici del passato e biasimare l’inettitudine della classe dirigente contemporanea, è la conclusione di uno spettacolo del quale è protagonista la narrazione in chiave satirica della realtà italiana. Uno spettacolo destinato a chi vuole essere provocato intellettualmente, a chi non crede che la televisione sia un altare votivo cui rendere omaggio, a chi pensa che la politica non sia una religione che vada accettata per fede, a chi ritiene che i cittadini abbiano ancora il diritto e il dovere di essere ‘fabri fortunae suae’.

Visto il 23/01/2010 a Bergamo (BG) Teatro: Creberg

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Voto: Voto del Redattore: Petra Motta


La recensione di Alessandra Ronza

Parma 08/02/2009 Teatro Due "La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente. La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente". Questo il tema affrontato dal giornalista Marco Travaglio, un egregio oratore che cerca di esibire la propria impeccabile dizione, in una chiacchierata, solista, teatrale. Lo spettacolo si sviluppa in sette quadri, intervallati da musiche eseguite dal vivo e da documenti audio. Inizialmente il pubblico segue con interesse, a tratti notevolmente coinvolto e divertito dalla satira cinica del giornalista, che inscena un monologo/comizio eccessivamente lungo. Quindici anni di storia Italiana: un excursus brillante ma poco inerente alla “situazione teatrale”, perché rappresentati esclusivamente con fredde parole che non sempre incontrano l’approvazione del pubblico. Indubbiamente Marco Travaglio riscuote un notevole successo e come giornalista e come scrittore, ma sicuramente non come attore; sostiene che il suo non è un comizio? Allora cos’è? 180 minuti di opinioni di un colore ben preciso, uno studio accurato riguardo gli errori e orrori della nostra realtà, di cui tutti ne facciamo parte e ne siamo artefici. A parer mio uno spettacolo più televisivo che teatrale, almeno si può cambiare canale di tanto in tanto.
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Voto: Voto del Redattore: Alessandra Ronza


La recensione di Maria Vittoria Smaldone

Quindici anni di storia italiana, quindici anni di corruzione, mafia e Berlusconi narrati con l’ironia che lo caratterizza da Marco Travaglio, uno dei più bravi e temuti giornalisti italiani, una penna libera perciò scomoda. Il giornalista seduto su un cubo bianco delizia gli spettatori dell’Ambra Jovinelli narrando le gesta degli uomini che hanno dato vita alla Seconda Repubblica. Si inizia dalla tangente intascata da Mario Chiesa che diede il via alla stagione di Mani Pulite, e si prosegue con le stragi di mafia, Craxi e il buco in bilancio dello stato italiano. Poi, d’un tratto, sulla scena politica compare lui, il protagonista assoluto di questi anni, l’uomo che ha stracciato l’articolo tre della Costituzione, Silvio Berlusconi,imprenditore, pagliaccio, megalomane amico dei mafiosi e piduista. Travaglio, caustico e tagliente, fa un quadro impietoso del nostro paese, attanagliato dalla corruzione, governato da omuncoli attaccati alle poltrone che si prendono gioco degli elettori, e in piena crisi. Giustizia e democrazia, libertà di stampa e regime, nello spettacolo del “Signor no”(nome della sua rubrica sull’Espresso) si ritrovano le tematiche da lui affrontate nella sua carriera giornalistica. Un vero e proprio teatro di narrazione, di impegno civile, che ha il fine di allertare le coscienze, dare uno scossone agli italiani i quali, pur seguendo la cronaca quotidiana, difficilmente, come ha detto il protagonista e autore dello spettacolo in conferenza stampa, riescono a coglierne il senso. Ma la ricostruzione di fatti, che spesso un certo tipo di informazione fa sparire, il racconto di un’intera epoca, aiutano a comprendere meglio quanto accade oggi, perché le leggi ad personam, il lodo Alfano, il decreto sulle intercettazioni sono solo la logica conseguenza di una Repubblica che è nata dalle tangenti e dai patti dello Stato con la mafia. “Promemoria”, ben diretto da Ruggero Cara, è una performance necessaria, uno spettacolo che suscita emozioni contrastanti. Il nostro riso è sardonico, disperato, perché le magagne dei potenti, denudati da Travaglio, ci indignano; usciamo dal teatro disgustati e sempre più convinti che il cambiamento debba partire da noi, dai cittadini, ai quali Travaglio fa appello lodando la politica vera, quella che sta fuori dai partiti, ossia la politica di tutti i movimenti spontanei che sono nati in questi anni per opporsi alla prepotenza degli abitanti del Palazzo, dei boss e di chiunque ogni giorno mini le basi della democrazia. Dunque, sul finale, quasi a voler ripartire dagli uomini giusti e onesti che hanno fatto la storia del nostro paese, il giornalista rende omaggio a tre grandi personaggi, Berlinguer, Ambrosoli e Paolo Borsellino che, conclude Travaglio, “da morti sono più vivi di tanti morti viventi”.
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Voto: Voto del Redattore: Maria Vittoria Smaldone

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