L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 2
LO SPETTACOLO
Autore: Luigi Pirandello Descrizione
Il noto attore siciliano – che con il teatro di Pirandello cominciò la carriera nel 1963 al Teatro Stabile di Catania, recitando in un’edizione di Questa sera si recita a soggetto firmata dal regista Giuseppe Di Martino e con protagonisti Ave Ninchi e Turi Ferro – interpreta il personaggio del “trasparente” professor Paolino (l’uomo). Un onestissimo e rispettabile insegnante, che dopo aver reso madre “la virtuosa” signora Perella, durante un’assenza del marito ammiraglio, costringe quest’ultimo, Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
COMUNALE Repliche passate (dal 25/10/2006 al: 25/10/2006) LE RECENSIONILa recensione di Roberto Mazzone
Arriva finalmente a Torino, dopo tre stagioni di successi, “L’uomo, la bestia e la virtù”, di Luigi Pirandello, prodotto dal Nuovo Teatro Eliseo, per la regia di Fabio Grossi, protagonista Leo Gullotta.
Una commedia tragica che pare un elogio dell’ipocrisia, non solo della classe borghese, bensì del mestiere dell’attore (o commediante, che è sinonimo del termine greco, che l’italiano traduce come “ipocrita”). Infatti, colui che recita, secondo il testo di Pirandello, “fingendo fa il suo dovere e compie il male solo quando finge per gusto”. Da qui, ecco svelate le tre personificazioni del titolo: l’Uomo è un onesto professore, Paolino, la Virtù è la signora Perella, moglie trascurata della Bestia, il capitano Perella, che con la scusa del proprio mestiere è sempre assente da casa e pare essersi costruito un’altra famiglia. Un altro esempio dell’eterno gioco delle parti pirandelliano.
Gullotta in scena rende molto sfaccettato il personaggio di Paolino: Uomo onesto, certo, ma di una scaltrezza inaspettata.
Accanto a Gullotta, Antonella Attili, Carlo Valli e Gianni Giuliano. Quest’ultimo, tra i quattro personaggi principali (il Dottore che aiuta Paolino nel suo stratagemma per spingere il capitano Perella verso i propri doveri coniugali, n.d.r.) è quello meno convincente. O almeno, è efficace dal punto di vista comico, ma una platea dall’udito fine stenterebbe a riconoscere la sua recitazione in scena, dalla recitazione in sala di doppiaggio (sia Gullotta, che Valli, che Giuliano, lo ricordo, sono tre affermati doppiatori, n.d.r.). Nota di merito alla scenografia, essenziale e al tempo stesso elaborata di Luigi Perego.
Torino, Teatro Grande Valdocco, 8 aprile 2008
La recensione di Gianmarco Cesario
Un ritorno atteso quello di Leo Gullotta al teatro, dopo le innumerevoli e sempre riuscitissime caratterizzazioni cinematografiche, e la sua ormai quasi ventennale presenza televisiva in abiti muliebri nel varietà del Bagaglino.
Egli ritorna, quindi, all’antico amore con “L’UOMO LA BESTIA E LA VIRTU’ “ una delle più note piece di Luigi Pirandello, autore nel suo DNA d’artista e di siciliano.
Lo spettacolo si presenta come un progetto ambizioso, prodotto dal Teatro Eliseo, in cui non si è lesinato nel realizzare ricche e accattivanti scenografie, e con un promettente cast che comprende, oltre Gullotta, bravo e credibile nel ruolo del timido Paolino, interpreti di grande valore e professionalità, a cominciare dalla protagonista femminile, Antonella Attili, misurata e brava nel ruolo della signora Perella, per passare a Carlo Valli, che qui interpreta il difficile ruolo del capitan Perelli, e Gianni Giuliano nel gustoso cameo del medico che aiuta il protagonista Paolino nel suo piano per rendere credibile la paternità del capitano.
Il prodotto risulta ben confezionato e di buona fruibilità anche se appare opacizzato dall’ovvia e poco originale regia, troppo attenta alla gag comica e meno all’ironia sottile, cifra stilistica innegabile del premio Nobel siciliano.
Assistiamo quindi, al di là del già dichiarato valore degli interpreti, ad una rappresentazione incentrata su recitazioni eccessivamente isteriche, comprese leincomprensibili scelte nell'impostare le caratterizzazioni di alcuni personaggi, quali l’estrema irascibilità della cameriera dei Perella e l’ancor più ingiustificata settentrionalità del capitano, per non parlare della poco comprensibile recitazione del piccolo interprete di Nonò, il figlio dei Perella, di cui si perdono il 90% delle battute.
Il pubblico degli abbonati, a cui probabilmente ha pensato il regista Grossi nel realizzare lo spettacolo, confortato dall’ottima presenza di Gullotta e dal rassicurante prodotto gradisce ed applaude.
Napoli, TEATRO MERCADANTE, 22 Novembre 2006
La recensione di Anna Colaiacomo
L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU’
Un enorme volto di donna diviso a metà incornicia la bella scenografia di Luigi Perego, rappresentazione dell’uomo, e soprattutto della donna, costretti all’ambiguità, alla doppiezza, in una società in cui “essere civili vuol dire essere ipocriti” come recita il professor Paolino ( l’Uomo), o meglio colui che vorrebbe mantenersi “uomo”: sincero, onesto, trasparente.
Interpretato brillantemente da Leo Gullotta, che gli conferisce tutto il brio che lo contraddistingue, il professore si rassegna a entrare nel mondo dell’ipocrisia perbenistica pur di salvare l’onore della signora Perella e la sua stessa rispettabilità. Con una recitazione sapiente, padrona di ritmi serrati, contrassegnata dalla maestria delle pause e della mimica, Gullotta dà il segno a tutto lo spettacolo, che risulta gradevole, riuscendo a far presa sul pubblico e a non abbandonarlo mai, malgrado la difficoltà di un testo così esclusivamente “parlato”. Numerosi sono i momenti comici, dalla ripetuta pacca sulle spalle all’allievo del professor Paolino all’insistenza sulla purezza e la pudicizia della signora Perella ( “tu casta, tu pura”), che tanto pura e casta non è, avendo intrattenuto una relazione con lo stesso professore, dal quale aspetta un figlio.
Ma “servirsi delle mogli degli altri” è la regola maschile a cui tutti si assoggettano, malgrado l’ostinazione ipocrita a voler identificare nella Donna un esempio mirabile di Virtù. “Povera signora!” recita ancora il professor Paolino, con l’ennesimo effetto comico e nel contempo drammatico, nella consapevolezza che non c’è altra via per la Virtù e per l’Uomo che quella dell’ipocrisia e della maschera. Inevitabile quindi il ricorso ai celebri stratagemmi pirandelliani perché tutti abbiano quel che vogliono: l’onore e la rispettabilità delle apparenze, e la libertà di continuare le loro vite parallele.
Gullotta conferisce al personaggio un’agitazione nevrotica che ben si addice a chi, pur avendo uno sguardo lucido sulle ipocrisie degli uomini, vi si assoggetta e, con i suoi occhietti luccicanti, sfuma in comicità la satira feroce, dialoga col pubblico e riduce a una maschera di bestialità anche la Virtù amata.
Conclusione amara, quella sottesa al testo: l’uomo ridotto a bestia, anche il più onesto, anche la più virtuosa. Ma il tono dello spettacolo resta quello della commedia, che esalta la comicità e il grottesco.
L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU’
TERAMO
TEATRO COMUNALE
25 OTTOBRE 2006
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