LA CIOCIARA
LO SPETTACOLO
Autore: Annibale Ruccello dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia Descrizione
Nella Ciociara di Ruccello a farla da padrone sono i Fantasmi. Fantasmi della brama di avere, possedere oggetti di consumo semplici come può essere un televisore o una macchina nuova. Qui Cesira non è più quella madre sconvolta sul ciglio della strada polverosa a chiedere pietà per la sua povera figlia violata, Rosetta non è quella che non sarà mai più come prima dopo le mani estranee sul suo corpo di bambina. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
COMUNALE LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Domenico Orsini
"La ciociara", uno spettacolo che sa di cinema
Lo spettacolo si apre con un cadere di foglie proiettato sul velatino che separa il pubblico dall’azione scenica, materializzando la quarta parete. Un salotto, una madre dalla chioma imbiancata ed una figlia cinica e sprezzante discutono animatamente dell’acquisto di un’automobile. Non sembrano le protagoniste de “La ciociara” che noi tutti conosciamo, le due figure di donna che scappano dalla guerra senza riuscire a scamparne, vittime di quell’oltraggio indelebile che è lo stupro, violenza di guerra in cui Moravia stigmatizza l’oltraggio ad un intero paese. La riscrittura teatrale del romanzo, operata da quel grande autore (scomparso, ahinoi, troppo presto) che è Annibale Ruccello, parte dall’Italia del boom economico, è qui che ritroviamo Cesira e Rosetta, madre e figlia, che dell’orrore della guerra non sembrano portare traccia, chiuso a doppia mandata nel baule delle memorie da dimenticare. Rosetta ha un marito e tre figli ed è diventata la donna cinica del suo tempo, il tempo del consumismo che autorizza tutto pur di dimenticare, in cui si presagisce un’orrenda rivoluzione che cambierà degli uomini vita materiale e animi. E’ a questo punto che compare il fantasma di Michele, il giovane intellettuale comunista di cui Cesira si è innamorata durante la sua fuga, anch’egli rimasto vittima della guerra, morto per salvare altre vite. Michele parla degli sconvolgimenti della società, parla di “omologazione”, termine oscuro negli anni da cui la vicenda prende il via. Si apre così nella mente della donna un varco che dà spazio ai ricordi, che la riporta a quei tempi di paure e di miserie, e sul palco ritorna “La ciociara” che tutti conosciamo. Visto il 17/02/2012 a Napoli (NA) Teatro: Bellini La recensione di Wanda Castelnuovo
LA CIOCIARA
Ispirato dall’omonimo romanzo di Moravia, lo spettacolo prende avvio anni dopo il momento in cui termina il celeberrimo film di Vittorio De Sica interpretato con forte e drammatico realismo da Sofia Loren (premiata con l’Oscar). Visto il 08/02/2011 a Milano (MI) Teatro: Manzoni La recensione di Valentina Dall'Ara
È quasi inevitabile cercare un confronto con “La Ciociara” interpretata dalla Loren nel film di De Sica datato 1960, eppure lo spettatore, in questo caso, deve guardare questa trasposizione teatrale con occhi diversi: “La Ciociara” di Annibale Ruccello, tratto dall’omonimo romanzo di Moravia, portata in scena da Roberta Torre e prodotto dal Teatro Bellini di Napoli, è qualcosa di nuovo. È una contaminazione costante con il cinema, con la fotografia, con la musica, ma anche con la storia e con i sentimenti. Un tappeto di foglie secche limita il palcoscenico precludendo l’uso del proscenio agli attori costretti in una sorta di gabbia circoscritta da due schermi: quello anteriore trasparente permette la proiezione di immagini “interiori”, stati d’animo, evocati da foglie, pioggia, nuvole o fumo e quello posteriore, sfruttato per le proiezioni di video ed immagini, sottolinea e completa in maniera incisiva diverse scene della pièce.
Sulle note di “Musetto” di Domenico Modugno vengono introdotti i due personaggi principali: Cesira (Donatella Finocchiaro) e Rosetta (Martina Galletta). Sono gli anni ‘50 e le due donne, madre e figlia, stanno discutendo senza mezzi toni per l’acquisto di un’automobile. Quello che resta è vano e ormai divorato dal consumismo; non c’è più spazio per il futuro e quasi neanche per i ricordi incarnati nella figura del fantasma di Michele (Daniele Russo), giovane dottore antifascista innamorato di Cesira, ucciso dai nazisti in fuga, unica figura realmente positiva tra le tante che si susseguono sul palco.
La storia comincia dagli anni ‘50 e prosegue in flashback: la decisione di Cesira di lasciare Roma sottoposta ai bombardamenti, per tornare in campagna, in Ciociaria, la convinzione che con i soldi si possa comprare tutto e la definitiva scoperta dell’amara realtà della guerra che altro non porta che a privazioni, violenza e morte.
La carica emotiva con cui gli attori interpetano i loro ruoli è forte e viene costantemente accentuata e condotta al limite dall’uso delle proiezioni o della musica che più che da accompagnamento viene usata come una sorta di colonna sonora cinematografica.
Visto il 05/02/2011 a Venezia (VE) Teatro: Carlo Goldoni SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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