IL SORRISO DI DAPHNE
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: Vittorio Franceschi Descrizione
Dopo i successi del grande schermo, da I giardini dell’Eden a Casomai, al recente La febbre, il regista Alessandro D’Alatri approda al teatro realizzando un sogno che coltivava da lungo tempo. E’ così che, dall’incontro con l’attore e autore bolognese Vittorio Franceschini (avvenuto proprio sul set della Febbre), nasce Il sorriso di Daphne, una produzione di Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna in prima nazionale il 24 Novembre. “La più classica delle scritture teatrali, con personaggi a tutt Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
COMUNALE Repliche passate (dal 24/11/2007 al: 25/11/2007) LE RECENSIONILa recensione di Alberto Fornasier
Vanni (Vittorio Franceschi) è un botanico famoso affetto da una malattia che lo porta progressivamente alla paralisi totale del corpo: cinico ma dotato anche di un forte senso dell’umorismo, lunatico ma anche tenero ed affettuoso, egli è perfettamente conscio della sua fine imminente e la affronta con la convinzione che la vita non sia mera sopravvivenza ma acquisti un suo valore solo se vissuta dignitosamente.
Questa, che è la trama essenziale dello spettacolo, potrebbe far pensare ad un soffermarsi deleterio sul tema dell’eutanasia: in realtà, esso rimane sullo sfondo, uno sfondo amaro e triste che dà il senso a tutta l’evoluzione della vicenda senza però ammorbarla ed appesantirla, come ci si potrebbe aspettere. Lo spettacolo infatti acquista notevole leggerezza (che non significa superficialità, ovviamente) grazie ad un ritmo serrato di battute che si succedono una dopo l’altra, battute sottili, pungenti, che strizzano l’occhio e che rendono l’atmosfera briosa, mai caciaresca o fastidiosa grazie alla presenza delle due figure femminili che supportano e reggono la presenza del protagonista: la sorella Rosa (Laura Curino), più semplice e spontanea del fratello, e la giovane allieva Sibilla (Laura Gamabrin), che ritorna dal maestro per essere aiutata nella stesura di un manuale di botanica per i giovani.
Su questa intelaiatura, si vengono a ricamare i rapporti tra i vari personaggi che così, nel corso dello spettacolo, acquisiranno sempre maggiore profondità: la situazione della malattia sarà dunque la molla scatenante per una serie di riflessioni di non scarsa rilevanza e capaci di coinvolgere intimamente lo spettatore.
Gli attori sono maturi, interpretano personaggi di spessore, che facilmente potevano scadere in banali macchiette ma che invece acquistano tutta la concretezza di persone vive, reali; la scenografia (che rappresenta la sola camera da letto dello scienziato) è veramente raffinata ed arricchisce notevolmente la scena; le musiche (presenti nei momenti di buio che separano le varie scene) non si sovrappongono allo spettacolo ma, anzi, ne accentuano le tensioni; la sceneggiatura presenta dialoghi brillanti, tesi, che mai risultano ovvi e scontati, e che, dietro all’umorismo, sono capaci di aprire la strada a tematiche di ampia portata.
Milano, Teatro Leonardo da Vinci, 9 ottobre 2007
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