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DONNA NON RIEDUCABILE
Donna non rieducabile

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LO SPETTACOLO

Autore: Stefano Massini
Regia: Silvano Piccardi
Genere: teatro civile
Compagnia/Produzione: La Contemporanea
Cast: Ottavia Piccolo Musiche composte ed eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi

Descrizione
Il monologo illustra l’esistenza quotidiana della Politkovkaja attraverso una ventina di quadri o “istantanee” - come le definisce l’autore Stefano Massini - che mostrano i diversi momenti della sua vita e del suo lavoro, il più delle volte coincidenti, come per chi ha scelto con amore devoto un mestiere e per quest’ultimo vive e lotta, fino alla morte. È attraverso quelle stesse immagini impresse nel ricordo vivo della giornalista che i suoi pensieri, il suo punto di vista, le sue paure, la sua forza, le sue emozioni vengono restituite da Ottavia Piccolo con un’obiettività spiazzante, che si mette a servizio di Anna così come quest’ultima lo era stata del suo mestiere. “L’attrice infatti – afferma il regista Silvano Piccardi - non si sostituisce alla giornalista, facendone un personaggio ‘teatrale’, ma semplicemente ne prolunga fino a noi la forza e il valore.” Il risultato è un’Ottavia che si presta con generosità e coraggio estremi al racconto di una storia semplice, diretta, all’
Date repliche a cura di
la contemporanea s.r.l.
Scheda spettacolo a cura di
la contemporanea s.r.l.

LA LOCATION

COMUNALE
p.zza L. da Vinci - Mandello del Lario (LC)
Tel: 0341 708111


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LE RECENSIONI


La recensione di Valentina Scocca

ANNA POLITKOVSKAJA: DONNA&GIORNALISTA

“Donna non rieducabile” è il primo di sei appuntamenti, di sei spettacoli all’insegna dell’impegno civile, che andranno in scena presso il Teatro Comunale “A.Testoni”, all’interno della stagione di prosa 2010/11. Sono spettacoli dal forte connotato civile, rivolti a un pubblico che condivide la sfida di impegno civile e di lotta alle mafie che da sempre contraddistingue il festival Politicamente Scorretto, giunto quest’anno alla sesta edizione.

Anna Politkovskaja viene trovata morta il 7 ottobre 2006 - quattro colpi di arma da fuoco, di cui uno alla testa - nell'ascensore del suo palazzo a Mosca, per terra, rovesciati, nel sangue, i sacchetti della spesa che aveva appena fatto. Sul numero successivo della «Novaja Gazeta», stava per uscire una sua inchiesta sulle torture in Cecenia. Il computer della giornalista – con dentro tutto il materiale sull'inchiesta - viene sequestrato dalla polizia e l'articolo viene messo da parte: «non pubblicabile fino a data da definire».
Anna Politkovskaja aveva ricevuto per mesi minacce di morte, aveva subito tentativi concreti di eliminazione, era stata calunniata dai giornali più potenti, ed essere stata definita «non-rieducabile» dal più autorevole membro dell'ufficio di Presidenza russo.
Un’intensa Ottavia Piccolo presta volto e voce alla giornalista Anna Politkovskaja, restituendoci lo smarrimento, l’orrore, ma anche l’estrema dignità e ironia di questa donna indifesa, ma forte e tenace.

Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia, ma era solo un’illusione e l’assassinio di Anna Politkovskaja ne è la prova. Anna non era una militante politica, né un’estremista, era una giornalista, anzi una cronista, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di raccontare i fatti, portare avanti, con tenacia e determinazione, il proprio mestiere. Anna era una precisa “testimone”, l’occhio fotografico di una realtà tragicamente in trasformazione, qual era ed è quella della Russia post-sovietica: questo evidentemente era il delitto peggiore che potesse commettere. E per di più era donna: con la tenacia, la forza, la mancanza di opportunismi propri di una donna che sa di non avere colpe e che quindi non riesce nemmeno a concepire la possibilità di “desistere”.
Il suo fu uno sguardo aperto, senza pregiudizi né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a raccontare i momenti più terribili della recente storia russa - dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan. Era nota per il suo impegno sul fronte dei diritti umani e per la sua opposizione al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.
A partire dal giugno del 1999, impiegata presso la «Novaja Gazeta», scriveva violente critiche sull'operato delle forze russe in Cecenia, denunciando i numerosi, legali, atroci abusi commessi sulla popolazione civile, e pubblicando interviste "scomode": ai ragazzi delle unità russe, ai medici degli ospedali della capitale cecena di Groznyj, al Primo Ministro ceceno, ad alti ufficiali russi in Cecenia, a semplici civili e a terroristi ceceni.
Ben pochi in Italia, come nel resto del mondo, erano a conoscenza dell’esistenza di Anna Politkovskaja prima che venisse uccisa.
Anna Politkovskaja fu testimone oculare di vari attentati dinamitardi a Groznyj, fu la prima a intervistare il ventottenne Primo ministro ceceno poco dopo la nomina, fu la prima a parlare delle torture e degli stupri sulle montagne cecene, fu la prima a denunciare pubblicamente fatti gravi di corruzione nell'esercito russo, fu incaricata di gestire le trattative con i terroristi del sequestro Dubrovka e di condurre, infine, in prima persona il negoziato in seguito alla vicenda della scuola di Beslan.

Il testo, scritto dal drammaturgo Stefano Massini, è un adattamento in forma teatrale brani autobiografici ed articoli di Anna Politkovskaja.
Il testo è costruito come se fosse una serie di istantanee, di sequenze immediate, partendo da un flash che coglie un dettaglio e dalla somma di dettagli ricava l'insieme.
Massini si ispira agli articoli della giornalista russa e costruisce un testo che si muove nello scenario della situazione russo-cecena raccontandolo in prima persona, ricostruendo un vero e proprio contesto storico: non in una forma di monologo convenzionale, bensì come se si trattasse di un «flusso di coscienza».
Stefano Massini dice che il suo unico obiettivo era restituire dignità teatrale ad una sensazione che lo aveva colpito nel primo avvicinamento ai testi della Politkovskaja: “la loro feroce immediatezza, la loro portata fotografica". Lo spettacolo è dunque “un album di immagini, una carrellata di esperienze in presa diretta, una galleria di zoom su precise situazioni, atmosfere, solo talvolta stati d'animo”. Un collage di quasi venti quadri nei quali lo spettatore viene scaraventato all'improvviso, di volta in volta cambiando contesto.
La messa in scena è semplice, asciutta, minimalista, ma efficace, priva di fronzoli, diretta e onesta, è un pugno allo stomaco, uno schiaffo secco e deciso, ogni parola è pesante come un macigno:è la realtà pura e cruda che ci viene presentata, in un ritmo incalzante, quasi cinematografico – ponendoci molti interrogativi sul senso e il significato del concetto di libertà nell’epoca della comunicazione globale, che, sia pure in forme meno drammatiche, non riguardano solo la Russia di Putin.

 

Visto il 27/11/2010 a Casalecchio Di Reno (BO) Teatro: A. Testoni Comunale

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Voto: Voto del Redattore: Valentina Scocca

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