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LORETTA STRONG
Loretta Strong

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LO SPETTACOLO

Autore: Copi
Regia: Marco Isidori
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Marcido Marcidorjs & Famosa Mimosa con il sostegno del Sistema Teatro Torino
Cast: con Paolo Oricco e con Maria Luisa Abate, Alessandra Deffacis, Alessandra Maggiora, Stefano Re

Descrizione
Un Disco Volante Marcido... Decenza... Demenza... Violenza...ed altra Semenza teatrale assortita, vortica in metafora e in opera nella nostra "visita" a Copi, rivelato qui, in arte, come Loretta, mademoiselle veramente, veramente Strong! "Strong" si chiama l?eroina di Copi, quindi forte, energica, anzi letteralmente "smisurata" in tutti i sensi, sarà la rappresentazione scenica della Loretta Strong approntata dai Marcido. Siamo partiti dal "nome", facendo ingigantire la figura della protagonista, fino a portarla scenograficamente, a proporzioni abnormi, fino a farne un?icona esplosiva/esplodente della più sfrenata, disaggettivata teatralità; e le abbiamo fornito una "vera" Astronave! Loretta vorticherà realmente nello spazio profondo!
Loretta percepirà la realtà dalla lontananza siderale della sua "posizione" nell?etere infinito, e da questa tal posizione stabilirà le coordinate fantastiche del suo delirio sapientemente e squisitamente teatrale.
I MARCIDO, COPI E LORETTA STRONG: OGG
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

CAVALLERIZZA REALE MANICA CORTA
Via Verdi 9 - Torino (TO)
Tel: 011 5176246
Sito Web: www.teatrostabiletorino.it


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LE RECENSIONI


La recensione di Danilo Spadoni

Vorticosamente parlando un vortice di parole

"Gira, il mondo gira", gira vorticosamente il mondo di Loretta Strong. A girar vorticosamente non sono solo le parole di Copi, che già di per se sono un vortice di non senso, ma tutta quanta la struttura scenica, compreso l'attore, di questo mirabolante allestimento dei Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa.

Procediamo in ordine sparso: l'astronave. Creazione e macchina cine-scenica di Daniela Del Cin: un enorme disco di metallo e luci, prima, mentre gli spettatori entrano in sala e si sistemano; un enorme ruota della tortura o volano di parole e colori, dopo. Al centro, vittima e motore dell'astronave rotante ma anche dell'intera performance, è incastonata con cinghie e corpetto di pelle rossa Loretta Strong - Paolo Oricco - un "en travesti" essenzialmente eccessivo.

Loretta è un vulcano che erutta parole, gesti, espressioni: un magma ipnotico che ti trascina in una dimensione dove il raziocino non ha spazio perché tutto è viscerale, istinto, genitale. Paolo Oricco si espande su quella ruota-aura, grazie alle costrizioni-opportunità di quella ruota-aura esplode come una supernova verbale fino a sciogliersi, letteralmente e generosamente per il pubblico in sala.

Loretta Strong è un flusso rotante fisso su una gamma alta di frequenza, una ridondanza fatta di stazioni verbali che ritornano - "Pronto Linda"; Drake, il plutoniano e l'invasione delle scimmie -  dà appuntamenti gestuali e sonori che si ripetono fino a diventare prevedibili e, paradossalmente, rassicuranti. Un allestimento che può stancare per la monotonia dell'eccesso.

Ultimo elemento il coro: Maria Luisa Abate, Stefano Re, Alessandra Deffacis e Valentina Battistone, astronauti in bianco e cartone ci preparano al viaggio nello spazio verbale di questa Loretta e invisibili ne amplificano i suoni e la dimensione in un bel effetto "speciale".

Un'astronave rotante e una Paolo Oricco esplosivo per uno spettacolo very strong.

Visto il 14/03/2012 a Genova (GE) Teatro: Della Tosse

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Voto: Voto del Redattore: Danilo Spadoni


La recensione di Alessandro Grieco

"EXTRA TERRESTRE PORTAMI VIA"

Capolavoro di provocatoria originalità drammaturgica, “Loretta Strong”, partorito dal genio creativo del celebre artista franco argentino Raứl Damonte Botana  (alias Copi), rivive in una messinscena visionaria di assoluta fascinazione estetica ideata dai superlativi Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa e ci restituisce una spietata elegia del cannibalismo urbano attraverso un monologo psichedelico che trasfigura l’allucinata giornata di Loretta, individuo dall’identità non meglio definita, in una stralunata spedizione spaziale al termine della quale il nostro eroe, che naviga a bordo di un’astronave e non si sottrae dalla lotta con gli alieni, dovrà seminare l’oro su di un pianeta lontano.
Sincretica ed iperbolica, l’allucinata lingua di Copì, che sfiora a tratti il grammelot, entra in una verificabile comunione virtuosa con l’ubertà poietica di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, così, mercé un uso sapiente dell'arbitrarietà dei nessi, arbitrarietà che governa, imponendogli una specifica legge, la struttura delirante e fortemente grottesca del mondo di Copi, assistiamo a passaggi repentini tra piani espressivi estremamente diversi e non bisogna stupirsi, dunque, se si passa con un’apprezzabilissima agilità dall’omaggio a Jerry Lewis, alla citazione melodica di Jimmy Fontana alla rievocazione storica del grande navigatore Francis Drake.
La scenografia cromofila, nell’invenzione scenica della Dal Cin, diventa un prolungamento dell’universo etico ed esistenziale del protagonista, pertanto lo strepitoso e coinvolgente Paolo Oricchio ed il grado di credibilità scenica che riesce a garantire alla pièce, si ipostatizzano perfettamente in una sorta di “Star Trek” sadomaso: un’ambientazione “strong” per “Loretta Strong”.
Il protagonista sembra crocefisso all’assurdo, al mondo surreale in cui cerca rifugio per allontanarsi dalla realtà ripugnante: "Loretta è Clitennestra, Fedra, Lady Macbeth, Solange, Winnie, Maria Maddalena de' Pazzi - spiega il regista  – ma anche, aggiungiamo noi, Kris Kelvin (il protagonista del capolavoro di Tarkovskij , lo psicologo incaricato di recarsi in una stazione scientifica presso il pianeta Solaris ) in quanto “Loretta Strong” è il nostro reiterato (com)pianto sulla miseria intrinseca alla concezione individuale di soggetto".
Ne esce una graffiante riflessione sulla solitudine, sulla disperata euforia autoreferenziale di una vita che basta a se stessa, che si consuma in un proliferare di telefoni all'altro capo dei quali non occorre, ohimè, che ci sia qualcuno: “Noi abbiamo l(’)oro” ripete Loretta, ma a che serve se siamo soli?
 

Visto il 29/03/2011 a Roma (RM) Teatro: Arvalia

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Voto: Voto del Redattore: Alessandro Grieco


La recensione di Daniela Cohen

Loretta Strong o il delirio dell'ironia spaziale

Magnifica performance di Paolo Oricco al Teatro Out Off nella strabiliante interpretazione di Loretta Strong, invenzione spaziale scaturita dalla mente di Copi negli anni ’70. Il protagonista di questo delirante monologo appare agganciato a un ‘disco volante’, una macchina rotante ideata e dipinta abilmente da Daniela Dal Cin: Oricco indossa solo un pantacollant bianco avorio infilato in un paio di alti stivali rosso cremisi, utili a non danneggiare le sottili caviglie dell’attore nei momenti in cui dovranno sostenerlo, come le cinghie, sempre rosso fuoco, che ne imprigionano petto e spalle, nude, alla sua astronave. Un tutù bianco a pois rossi attorno ai fianchi completa il costume di Loretta e  si confonde con il bel dipinto del disco volante, in cui lunghi serpenti bianchi a pois rossi si confondono tra toponi volanti.

Loretta Strong si poggia su una minuscola pedana coi suoi stivaletti rossi ma non è del tutto immobilizzata dalle cinghie: si divincola, si contorce, freme, trema, suda, muove braccia e mani, torce il collo e spalanca occhi e bocca, vomitando migliaia di parole apparentemente senza senso, ma capaci di inchiodare alle poltrone gli spettatori per tutti i 70 minuti dello spettacolo, durante i quali l’inquietudine che serpeggia si combina con risate improvvise e sghignazzi, poiché diventa sempre più difficile frenare l’effetto ironico e metafisico dell’insieme. Loretta forse è pazza, si crede in viaggio su Saturno e parla a invisibili telefoni con gente di Plutone, con uomini scimmia che invadono pianeti vicini e con Linda, la sua amica a cui racconta dell’oro che vuole seminare facendosi aiutare dai pipistrelli, che però vengono mangiati e allora bisogna riprodurli...

Ci pensa lei, che si sente posseduta via via da topi, pipistrelli, kakaroti, frigoriferi, assediata da vermi, smembrata da esplosioni, carbonizzata forse nel forno o congelata nel freezer... Paolo Oricco non perde un fantasecondo di intensità, si dimena nei panni di questo delirio incarnato in donna volante, che difende il suo oro con mitra spaziale invisibile e solo in un paio di istanti, come astraendosi dal personaggio -ma ne fa ancora parte- dice con tono di voce ‘normale’: “Voglio scendere” tentando di togliersi le fasce di cuoio dalle spalle, oppure: “è pazza, pazza” ma subito dopo il volto torna a scandire l’espressione totalizzante di Loretta Strong.

Io ho immaginato che Copi abbia visto alla televisione italiana in bianco e nero dei primi anni ’70 una eccellente Franca Valeri ai tempi della sua ‘Sora Cecioni’, la donna al telefono che parla con personaggi ai quali chiede regolarmente che fine abbia fatto il marito, che non è tornato a casa. Copi però ha scritto una biografia su Evita Peron nel 1969, ha pure studiato le torture inflitte dai militari durante la dittatura argentina, ha amato Samuel Beckett e possiamo vedere in Loretta Strong alcuni flash ispirati da ‘Giorni feliciì’, quella meravigliosa pièce firmata da Beckett in cui una donna, il giorno dopo la guerra atomica, imprigionata fra le macerie del suo paese, cerca di mettersi il rossetto e parla con un marito moribondo e invisibile per cercare di sentirsi normale.

Loretta-Copi se ne frega di sentirsi o di sembrare normale. La follia è di tutti, la normalità è l’alienazione, il delirio è quotidiano. E allora, fra tante vite immerse nella solitudine di una vita senza gioie, meglio godere dei propri sogni, di fantasie che ad altri potranno apparire come incubi ma che riempiono l’esistenza. Paolo Oricco, al termine della sua performance, scende dall’astronave accompagnato da Maria Luisa Abate, Stefano Re, Alessandra Deffacis e Valentina Battistone che in modo invisibile hanno mosso la sua astronave e cantato con lui e per lui; si inchina al pubblico che applaude e scopre senza dubbi che il protagonista non è soltanto bravissimo ma è pure un bel ragazzo dal sorriso smagliante, con tutto il suo sudore e l’orgoglio di aver dato il meglio di sé.

Visto il 03/03/2011 a Milano (MI) Teatro: Out Off

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Voto: Voto del Redattore: Daniela Cohen

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