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ALADIN - IL MUSICAL
Aladin   Il Musical

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...ho letto la recensione, e sinceramente non la condivido, nella parte in cui l'autore non si dice convinto dallo spettacolo...io ero uno del ...

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LO SPETTACOLO

Autore: Stefano D'Orazio
Regia: F. Angelini in collaborazione con G. Vergoni
Genere: musicale
Compagnia/Produzione: Nausica Spettacoli
Cast: Flavio Montrucchio, con la partecipazione straordinaria di Stefano Masciarelli

Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

CARLO GESUALDO
Piazza Castello - Avellino (AV)
Tel: 0825 756403
Fax: 0825 756403
Email: amedeo.picariello@libero.it; Sito Web: www.teatrocarlogesualdo.av.it


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LE RECENSIONI


La recensione di Simone Manfredini

UN SALTO A BAGHDAD SUL TAPPETO VOLANTE

È incredibile come il fascino di novelle antichissime come quella di Aladino e la lampada meravigliosa, inserita nella celeberrima raccolta Le mille e una notte, susciti ancora oggi tanto entusiasmo in grandi e piccini. Certo, l'adattamento è inevitabile, l'atmosfera deve farsi più rassicurante, il buonismo “alla Disney” deve farla da padrone, ma l'eterno fascino di un oriente edulcorato e mitizzato vince su tutto e corre trasversale nei secoli fino a giungere ad un'epoca come la nostra che pare così disincantata e soprattutto così distante da quel mondo di tradizione indo-iranica in cui queste storie sono nate. A testimonianza di ciò un teatro gremito di bambini e genitori, tutti ugualmente divertiti nell'assistere ad un musical dinamico e frizzante che affonda le proprie radici quasi inconsapevolmente nella notte dei tempi.

Luci brillanti e colori accesi la fanno da padrone in questo allestimento di Aladin – Il musical che Stefano D'Orazio propone per la stagione 2011-12. Belli i costumi sgargianti di Sabrina Chiocchio, tendenti al viola per i personaggi “cattivi”, più vivaci e squillanti per quelli buoni; efficaci i rapidi e frequenti cambi di scena proposti da Aldo de Lorenzo, ottenuti grazie a un avvicendarsi continuo di fondali in tessuto e al vorticoso movimento dei personaggi che ben rende, ad esempio, il caos del mercato di Baghdad; di grande effetto il volo di Aladin e Jasmine sul tappeto volante corredato di giochi di luci laser davvero suggestivi.
L'ambientazione è quasi senza tempo, la reggia del sultano ricorda quelle dei cartoni animati e le figure che vi si aggirano sono quasi caricaturali, anche grazie a vistose maschere che evidenziano, esagerandoli, i caratteri dei protagonisti; in sottofondo le piacevoli e orecchiabili musiche dei Pooh.

Star attesissime Stefano Masciarelli nei panni di un genio multiforme fra lo svampito e l'arguto che domina la scena con battute salaci talvolta ispirate all'attualità e Flavio Montrucchio nelle vesti di un Aladin dinamico, ma debole vocalmente. Buono tutto il resto del cast tra cui si segnalano per simpatia e sagacità l'Abù di Alex Mastromarino e per estensione vocale e intonazione la Shadia di Gabriella Zanchi.

Uno spettacolo “a tutto tondo” questo Aladin, un musical che, nonostante la vena un po' semplicistica di fondo, corre liscio per tutte le due ore di programmazione senza incappare in momenti di stasi, che convince, ma soprattutto che diverte, adatto ad un pubblico di qualunque età.

Visto il 06/01/2012 a Cremona (CR) Teatro: A. Ponchielli

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Voto: Voto del Redattore: Simone Manfredini


La recensione di Laura Mancini

Aladin e il suo tappeto atterrano al Sistina

Dal 5 Aprile il musical di Stefano D’Orazio “Aladin”, ispirato alla nota novella “Aladino e la lampada meravigliosa” tratta da le Mille e Una Notte, è approdato al Teatro Sistina di Roma. Una sfida importante, quella di conquistare il pubblico del noto palco romano che in genere propone musical rivolti a spettatori di tutte le età, elaborando un adattamento del testo e della storia che contenga tanto battute e riferimenti alla contemporaneità più apprezzabili dagli adulti quanto una caratterizzazione dei personaggi che tramite la loro giocosità, le maschere che ne esagerano i tratti somatici e le battute semplici e buffe, risulti adatta ai bambini. È senza dubbio il secondo intento, quello che riesce meglio alla compagnia.

Roberto Ciufoli interpreta un “prologo” di ispirazione Shakespeareana che pur parlando dell’arte dell’attore, fa pensare al venditore ambulante, personaggio estraneo alla favola che ne avvia la narrazione al principio di “Aladdin”, il film di Walt Disney: sarà forse a causa di quel rimestare tra i tanti oggetti in valigia, cercandone uno che attiri l’attenzione, che nel film portava direttamente alla lampada, qui invece al teschio di Amleto. E come questo, anche altri elementi dello spettacolo, che pur presenta una sceneggiatura e musiche nuove, sembrano rifarsi in qualche modo al modello del cartone. Lo stesso personaggio del Genio dalla simpatia irresistibile a cui Ciufoli apporta tutta la sua esperienza e parte del suo repertorio di comico, ricorda quello della Disney.
Ma se in realtà l’entrata in scena del Genio e Aladin sono forse meno spettacolari di quanto ci si aspetterebbe – il primo che infila battute a raffica col rischio di non farle gustare, andrebbe sostenuto da un maggior contributo di danzatrici e cambi di luci per dare vita alle sue narrazioni di imprese meravigliose; il secondo probabilmente penalizzato da un calo di voce di Manuel Frattini - il personaggio di Jasmine, interpretato da un’intensa Valentina Spalletta, conquista subito col suo carattere deciso, intonando una delle canzoni più riuscite dello spettacolo “Solo mia”. Si nota, fra gli altri anche il brano romantico e sognante “Io voglio credere” intonato in coppia; mentre cantando di essere “Pessimo”, Jafar che in realtà non ne combina una giusta, sembra davvero fare dell’autoironia. Tutte le interpretazioni canore dei personaggi, singole o corali, colpiscono positivamente e mostrano la preparazione del cast.
Le graziose odalische, poi, danzano nei loro splendidi abitini bianchi animando molte parti recitate accompagnate costantemente da una la musica di sottofondo e ad enfatizzare il movimento e l’agitazione continua che caratterizzano la Corte, anche il trono su cui il Sultano è seduto si muove da una parte all’altra del palco.
Più astratta risulta invece la scena onirica danzata mentre il protagonista si ritrova imprigionato.

Le scenografie di Aldo De Lorenzo fantasiose e colorate mutano frequentemente aspetto spostando l’ambientazione dal deserto, al Palazzo, alla grotta (questa, forse, un po’ “sfornita” di ricchezze) chiedendo un contributo all’immaginazione dello spettatore.

Visto il 05/04/211 a Roma (RM) Teatro: Sistina

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Voto: Voto del Redattore: Laura Mancini


La recensione di Neliana Pansitta

Aladin

La magia de “Le Mille e una Notte” irrompe in teatro. Uno dei più celebri racconti, “Aladino e la lampada meravigliosa”, rinasce e si trasforma  tra le mani di Stefano D’Orazio nel Musical “Aladin”.
Sulle note delle musiche dei Pooh, Manuel Frattini e Valentina Spalletta, nei panni dei protagonisti Aladin e Jasmine, rivivono sul palcoscenico la storia più emozionante di tutti i tempi.
Dopo Pinocchio, Peter Pan e Robin Hood, Frattini si misura con un personaggio nuovo e dimostra ancora una volta la sua grande versatilità e il suo già noto talento.
Lo spettacolo si dipana con agilità, grazie ad un cast di 30 attori e 18 brani in tipico stile Pooh,  con una messa in scena che strizza l'occhio al cinema, dove ogni sequenza è accompagnata da una base.
Nelle notti d’Oriente Jasmine e Aladin percorrono le strade di Baghdad, tra i colori e l’incanto di queste terre, ricostruite sulla scena con grande sapienza artistica dallo scenografo Aldo De Lorenzo. Degna di nota la scena del volo sul tappeto volante sospeso tra le stelle e i fuochi d’artificio. Un disegno luci che non ha nulla da invidiare alle suggestioni cinematografiche.
Il mercato cittadino, il deserto, poi la caverna delle meraviglie fanno da sfondo all’inizio di questa storia fatta di magia e d’amore , ma sono i personaggi a rendere giustizia alla bravura dell’autore, del regista, degli attori. I personaggi che, studiati nei minimi dettagli, svelano tutte le particolarità, i pregi, i difetti, le manie, i tic che li caratterizzano e li rendono speciali.
Aladin, un ragazzo dal cuore puro, un diamante allo stato grezzo. Scanzonato, generoso, appassionato, ma anche disperato quando gli eventi lo mettono di fronte ad un amore impossibile, è il centro della storia, è sempre in scena  ed è lui che  conduce lo spettacolo.
Frattini esegue alla perfezione, con la stessa grinta per tutta la durata dello spettacolo, le sontuose coreografie di Fabrizio Angelini fatte di grandi salti, piroette, acrobazie.
Intorno a lui si muovono gli altri personaggi, perfettamente disegnati  e interpretati in tutte le loro sfaccettature, con la più piacevole e divertente spontaneità.
Jasmine, tenace e risoluta, non vuole sottostare alle antiche leggi del Sultanato che la vogliono sposa ad un nobile entro i suoi 18 anni per garantire continuità al Regno.
Il sultano, annoiatamente ligio al suo ruolo, indolente e irascibile, non riesce ad imporre la propria volontà, assediato dall’indovina Lunatica, dal suo bizzarrissimo sventagliatore Andalù e dal gran Visir di Corte, Jafar, semplicemente “pessimo”, come lui stesso ama definirsi.
E poi c’è lui, il Genio, interpretato da uno spassosissimo Roberto Ciufoli. Adrenalinico, fanatico, imponente e fracassone, sa di essere un Genio e muore dalla voglia di dimostrarlo al suo padrone. Mago, prestigiatore e illusionista, diventa spesso sconclusionato e imprevedibile suscitando il riso e l’ammirazione di un pubblico entusiasta.
La danza, la musica, la recitazione rendono sorprendente uno spettacolo da favola, semplicemente incantevole fatto di colori, di costumi sfarzosi e di scenografie ricche e coloratissime, ma anche di speranza, amore, amicizia, e tanto cuore.

 

Visto il 05/02/2011 a Bari (BA) Teatro: Team

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Voto: Voto del Redattore: Neliana Pansitta


La recensione di Matteo Cichero

Aladin una fiaba per tutte le età

Il Musical più atteso della stagione è senza dubbio “Aladin il musical”, scritto da Stefano D’Orazio e musicato dai suoi ex colleghi i Pooh.  Una grande produzione che cerca di accattivarsi non solo i bambini, ma un pubblico variopinto inserendo all’interno della fiaba battute pungenti e riferimenti alla cronaca quotidiana.

Sul palco le stelle sono due, che a fine spettacolo si contendono l’applauso più grosso: il Genio energico e con la battuta sempre pronta interpretato dall’inarrestabile Roberto Ciufoli, e  Aladin messo in scena dall’attore di Musical più amato ed apprezzato del panorama nazionale, l’inimitabile Manuel Frattini.

Ricche scenografie disegnate che contribuiscono ad entrare in questo “sogno” ed estraniare lo spettatore dal teatro circostante. L’uso sapiente delle maschere che camuffano/distorcono alcuni attori esternandone forse il carattere o forse l’essenza dell’anima.

Un corpo di ballo di bravissime e belle ragazze, tra cui , Chiara Scipione che molti ricorderanno per aver interpretato nelle scorse stagioni “Nuvola” nella trasposizione di Robin Hood firmata da Beppe Dati.

Un mix vincente che però alcune volte esagera nel voler sorprendere e stupire, come nella bellissima scena del tappeto volante, dove qualche disegno di troppo con il laser interrompe il romanticismo che è nell’aria.

Forse qualcuno rimarrà deluso perché non è la solita fiaba, forse qualcuno piacevolmente stupido per l’originalità, ma sicuramente un esperimento frizzante che unisce moderno e classico, come la figura sempre cara al pubblico del narratore che come il ciclo della vita inizia e chiude lo spettacolo.
 

Visto il 27/01/2011 a Firenze (FI) Teatro: Verdi

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Voto: Voto del Redattore: Matteo Cichero


La recensione di Wanda Castelnuovo

ALADIN, L'ATTUALITÀ DI UNA FAVOLA

Inizio trionfale del musical a Milano con sala gremita, applausi scroscianti in itinere e a fine spettacolo, anche quando Manuel Frattini ha (come già avvenuto in conferenza stampa) rivolto un affettuoso ricordo al compianto patron del Teatro Nuovo dove il poliedrico, versatile e comunicativo Manuel ha iniziato la propria carriera artistica.
Entusiasta, entusiasmante, coinvolgente e traboccante vitalità ed energia ha coinvolto un centinaio di giovani vestiti in viola guidandoli in un vivacissimo ballo una decina di minuti prima dell’inizio dello spettacolo in una gremita Piazza San Babila.
Simpaticamente intelligente la lotta contro la superstizione o pregiudizio che dir si voglia relativo alla valenza negativa del viola: così si è trasformato nel colore predominante quasi a portafortuna: dal gadget al tappeto di Aladino fino ad alcune toilette di signore più libere e disinvolte e di una deliziosa bimbetta rapita dallo spettacolo.
E poi il tanto atteso incipit con un irrompere sulla scena di caleidoscopici costumi allegri e multicolori, sempre caratterizzati da notevole equilibrio ed eleganza, così come la scenografia non ridondante come avrebbe potuto rischiare di essere dato che l’argomento evoca Bagdad e l’Oriente, soggetto di per sé portato a interpretazioni enfatiche.
Ben calibrati anche effetti speciali e illusioni con luci splendide come la scena notturna in cui Aladin e Jasmine volano sul tappeto volante mentre i ballerini eseguono un elegantissimo e favoloso ballo: quindi sinergia tra i vari elementi con esiti di grande impatto per una fiaba intramontabile.
Ladruncolo spesso a fin di bene, una sorta Robin Hood orientale, Aladin è accompagnato dal fido amico Abù in luogo della scimmietta del testo originale.
Questa insieme ad altre sono le variazioni apportate da D’Orazio il quale ci dà la sua visione della celebre favola con un dialogo che è stato portato a una contemporaneità non condivisibile quando il registro linguistico si avvicina al ‘demenzialese’.
Simpatica, invece, la pennellata di femminismo data alla Principessa di Bagdad resa più incisiva dalla presenza di una nuova e dinamica figura Shadia, fedele dama di compagnia di estrazione popolare capace di trasmettere valori positivi: un’accoppiata vincente grazie alla bravura di Valentina Spalletta e di Silvia Di Stefano.
Straordinaria la coppia di “pessimi” Jafar e Jago rispettivamente Simone Sibillano e Andrea Spina coadiuvati da maschere che esaltano la fisionomia senza tuttavia modificarla: una trovata geniale.
 

Visto il 09/11/2010 a Milano (MI) Teatro: Nuovo

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Silvia Cosentino

Salvate la lampada di Aladino

Il re persiano Shāhrīyār uccide le sue spose al termine della prima notte di nozze, reiterata vendetta per tanti tradimenti subiti. Per avere salva la vita, la bella Sharāzād ha deciso di incantarlo, ammaliarlo con fantastiche storie, il cui finale sarà svelato solo nelle sere successive. E così avviene, per mille e una notte, finché il sovrano, ormai innamorato, desiste dal suo proposito di morte. Questa la leggendaria origine della famosa raccolta di novelle orientali, di cui fa parte (seppur non dalla prima versione) Aladino e la lampada meravigliosa: un giovane fannullone alle prese con geni, talismani, Gran Visir e qualsiasi tipo di rocambolesca avventura. Nel viaggio attraverso il tempo e le culture, questo racconto è divenuto patrimonio universale di grandi e piccini perdendo, come spesso accade (si pensi alle fiabe dei Fratelli Grimm o di Andersen), i caratteri conturbanti e cruenti in favore di una chiave di lettura più rassicurante.

Su questi presupposti si innesta il bel film d'animazione Alladin, prodotto dalla Walt Disney nel 1992: affascinanti colori e un'accurata sceneggiatura per le vicende, notevolmente sintetizzate, di questo povero giovanotto alla conquista del grande amore, grazie anche all'aiuto di un irresistibile genio (l'istrionico Robin Williams nel doppiaggio originale, che trova in Gigi Proietti un più che degno corrispondente nella versione italiana). Film per bambini e non solo, che riesce a parlare con sensibilità dell'insanabile abisso tra la crudezza del mondo e le speranze umane.

Questa l'evidente fonte d'ispirazione per Aladin. Il Musical, che vede rinnovare il sodalizio tra l'artista Manuel Frattini e i Pooh. Lo spettacolo debutta alla Versiliana, registrando un entusiasta tutto esaurito: due ore di frizzi e lazzi, effetti speciali che incantano e divertono un pubblico dall'età variegata. Peccato che, al di là di qualche trucco che accarezza lo sguardo, ci sia ben poco. Dialoghi esili, prevedibili, poveri nel dispensare esplosioni di facili sentimenti che travisano totalmente la fonte originaria; battute, freddure ripiegate su se stesse, sulle brutture e le meschinità di un'Italia per la quale c'è poco da stare allegri. Altrettanto didascalici i testi delle canzoni, che affannosamente spiegano senza evocare, e dimenticabili le melodie: davvero avremmo richiesto uno sforzo in più a chi come Stefano D'Orazio, e con lui gli altri compagni di viaggio Pooh, ha fatto la storia della musica italiana.

Aldo De Lorenzo concepisce rapidi e frequenti cambi scena, attraverso variopinti teloni scorrevoli a ricreare i caotici esterni del mercato di Baghdad, la prigione in cui viene rinchiuso Aladin e la grotta delle meraviglie. Interessante la scelta di costruire una reggia sopra le righe, grottesca, oltre la realtà: i componenti della corte sono caricature, vere e proprie maschere prive d'identità, impegnate in azioni e gesti che sembrano non corrispondere a una consapevole volontà individuale. Pur imprigionato nella debolezza drammaturgica, il cast di dieci interpreti e otto ballerini si rivela valido: spiccano tra tutti Simone Sibillano nei panni di un Jafar più buffo che cattivo, Silvia Di Stefano, la volitiva dama di compagnia Shadia, Alex Mastromarino, il dinamico Abù, e Andrea Spina, irresistibile Jago a cui sono riservate le battute più sagaci. Come sempre totalmente convincente nella danza, Manuel Frattini investe ancora nell'ormai usurata formula del bambino cresciuto, iniziando a tradire un'inadeguatezza nel ruolo, al di là dell'invidiabile forma fisica e dell'indiscutibile presenza scenica. Delude il Genio-Roberto Ciufoli, forse anch'egli penalizzato dal testo: fin da subito affaticato nelle tirate da mattatore, risulta eccessivo nella spasmodica ricerca della risata da strappare a qualsiasi costo.

Più uno scherzo che un sano gioco da bambini, che non riesce davvero a convincerci al di là delle entusiastiche (forse incondizionate?) ovazioni del pubblico. E dispiace per il Musical, genere "totale" che, se ben utilizzato, offre possibilità espressive illimitate: si crea invece il grande fraintendimento di una forma di spettacolo semplicistica, autoreferenziale, risultato dell'assemblaggio di cliché emozionali. Una tendenza che le notevoli produzioni estere e le opere popolari di Riccardo Cocciante riescono a evitare, al di là di personali valutazioni di gusto.
 

Visto il 08/08/2010 a Pietrasanta (LU) Teatro: La Versiliana

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Voto: Voto del Redattore: Silvia Cosentino

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