L'OPERA DA TRE SOLDI
LO SPETTACOLO
Autore: Bertolt Brecht-Kurt Weill Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
CARLO FELICE LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Gilberto Mion
L'OPERA DEI MENDICANTI
«Ci sono versioni de "L'opera da tre soldi" che volutamente presentano in forma ruvida e sciatta la parte musicale, pensando più alla seconda parte del titolo, "da tre soldi", che alla prima, "Opera"» scrive il regista Luca De Fusco nelle sue succinte note di regia, a corredo di questo spettacolo. Ma De Fusco, potendo contare su una formidabile compagnia ruotante alla forte personalità di Massimo Ranieri («un attore talmente adatto, con la sua fisicità, con le sue doti canore, con il suo fascino spaccone, da chiedersi come mai non abbia già interpretato altre volte questo ruolo», commenta ancora lo stesso regista) ha deciso questa volta invece per la sua "Opera da tre soldi" di pensare le cose in grande. Forse per questo il suo spettacolo ha viaggiato molto dopo il positivo esordio al Napoli Teatro Festival nel luglio 2011, giungendo subito dopo al Festival dell'Operetta di Trieste; e poi prendendo di nuovo il via con questa breve tournée iniziata a febbraio al Teatro Olimpico di Roma, proseguita all'Alighieri di Ravenna e conclusasi con queste fortunate recite marzoline veneziane. Cose fatte in grande, abbiamo detto. Cominciando da una scenografia imponente realizzata dal pittore Fabrizio Plessi abbozzando un bassofondo decisamente postmoderno: la facciata di un alto palazzo in rovina che pare devastato da un bombardamento, con grandi finestroni dove spuntano talora i personaggi, ma più spesso appaiono evocative immagini virtuali. Davanti, cumuli di vecchi computer da smaltire, per attualizzare la storia ai tempi moderni, ed altri oggetti di scena che velocemente appaiono e scompaiono. I personaggi sono immersi nelle fredde luci di Maurizio Fabretti e declinati in tonalità bianche/grigie/nere che ritroviamo sulle maschere caricaturali e negli abiti dei personaggi, disegnati dalla fantasia di Giuseppe Crisolini Malatesta. Un'umanità degradata, malavitosa e trafficona, dalla bassezza morale assoluta eppure ridicolmente impettita, che De Fusco fa interagire in un clima di angosciosa frenesia, senza voler suscitare nello spettatore il men che minimo sorriso. Nemmeno quando entrano in gioco le spettrali coreografie di Alessandra Panzavolta. Visto il 10.3.12 a venezia (ve) Teatro: la fenice La recensione di Mirko Bertolini
La prima Opera da tre soldi a Ravenna
Insolito titolo nel cartellone della stagione lirica del teatro Alighieri e rappresentato per la prima volta a Ravenna è L’opera da tre soldi, capolavoro del drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, con musiche di Kurt Weil. Una coproduzione tra teatro Stabile di Napoli, Napoli Teatro Festival Italia e in collaborazione con il teatro di San Carlo, che vede in scena grandi nomi della prosa e della musica contemporanea. Infatti L’opera da tre soldi è un insieme di recitazione e canto, proprio come la Beggar's Opera di John Gay, di cui Brecht ne fa una rielaborazione contemporanea, ricalcando parodisticamente il cabaret e il jazz. Come nell’opera di Gay, che precede Brecht di duecento anni, l’autore mette in scena una satira socio politica, mettendo alla berlina la ricca borghesia tedesca del primo dopoguerra (venne infatti rappresentata per la prima volta a Berlino nel 1928), cinica nei suoi affari e nei suoi intrighi ambientandola nel mondo della malavita e dei mendicanti londinesi. L’opera vede come protagonista Macheath un noto criminale, che sposa Polly. Il padre di Polly, che controlla tutti i mendicanti di Londra, contrariato dall'avvenimento, tenta di far arrestare e impiccare Macheath. La vicenda si complica perché il capo della polizia, Tiger Brown, è un amico di gioventù di Macheath. Alla fine Peachum riesce a farlo condannare all'impiccagione, ma poco prima dell'esecuzione, Brecht fa apparire un messaggero a cavallo da parte della Regina che grazia Macheath e gli conferisce il titolo di baronetto, nella parodia di un lieto fine. Lo spettacolo vede la regia di Luca De Fusco. Napoletano, il regista trasporta la vicenda dalla Londra vittoriana in una Napoli dalla dimensione atemporale, accentuata anche dai bei costumi di Giuseppe Crisolini Malatesta, che nelle più svariate gradazioni del bianco e del nero evocano il fascino del cinema anni '50. Nella sua regia, De Fusco, evidenzia soprattutto i momenti spettacolari e di grande effetto, uno per tutti l’utilizzo della bella scenografia di Fabrizio Plessi, che riproduce la facciata dell’Albergo dei Poveri di Napoli, con le prostitute incasellate nelle singole finestre incorniciate dalle lampadine. Le scene di Plessi, tra i più grandi videoartisti italiani, trovano il loro punto di forza in una serie di televisori, con le immagini di Napoli in bianco e nero, a raccontare la città tanto nello sfacelo del secondo dopoguerra quanto nella sua evoluzione di metropoli postmoderna. Lo spettacolo si trasforma così in un imponente musical, piuttosto che uno strumento di denuncia politica, rendendolo agile e piacevole, riuscito nei suoi particolari sia comici che drammatici, perdendo una certa rigidità tedesca a favore di una passionalità partenopea più vicina al nostro sentire. Lo spettacolo è andato in scena in lingua italiana nella traduzione curata da Paola Capriolo, frutto di un fitto e affascinante confronto con il regista e con gli attori e con la collaborazione di Marco Porzio per i testi cantati, consapevoli dell’enorme potenziale espressivo dell’Opera da tre soldi, non semplice parola, ma parola incarnata, infatti è risultata una traduzione efficace e attinente, non solo al genere dell’opera, ma anche al temperamento dei vari personaggi.
Il cast di ventiquattro attori era composto, inoltre, da un nutrito gruppo di interpreti che sia nel canto che nella recitazione hanno dimostrato ottime capacità. Protagonista, nel ruolo di Macheath, Massimo Ranieri ha messo in campo le sue straordinarie doti di artista completo affiancate a una grande esperienza di cantante e a una lunga e intesa attività di attore. Nel corso delle tre ore dello spettacolo, ha offerto al pubblico un’ulteriore prova del suo talento, mettendo in rassegna, senza soluzione di continuità, tutte le sue doti di interprete, cantante, ballerino, acrobata e mattatore: nel suo debutto nel ruolo di Macheat ha dimostrato di essere sempre pronto a mettersi in gioco con nuovi personaggi e in ruoli trai più complessi. La musica di Kurt Weill, dalle atmosfere fumose dei cabaret della Repubblica di Weimar ai ritmi jazz d’Oltroceano, è stata mirabilmente interpretata dall’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta con abilità dal maestro Francesco Lanzillotta. Un teatro Alighieri pieno ha accolto con entusiasmo questa opera, particolarmente applauditi massimo Ranieri e Lina Sastri, veri big della serata. Visto il 21.02.12 a ravenna (ra) Teatro: aligheri La recensione di Luigi Orfeo
Brecht, finalmente.
La fruizione di uno spettacolo dal vivo può essere molto soggettiva: può piacere, non piacere, divertire o annoiare a seconda del proprio stato d'animo, della disposizione degli interpreti e ci fermiamo qui senza entrare troppo nello spinoso dettaglio. Visto il 17/02/2012 a Roma (RM) Teatro: Olimpico SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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