Chi meglio di lui per celebrare la storia del Brancaccio.
Chi meglio di Gigi Proietti per onorare “le cose che ama”, tutto in una serata , nella migliore consuetudine dello spettacolo di fine stagione, nel teatro storico Politeama Brancaccio.
“Buonasera varietà” anzi no scusate “bonasera varietà” è la miscela dell’avanspettacolo con la contaminazione di stili, di generi prodigiosamente messi in scena dal primo attore, in buona compagnia con le due figlie Susanna, già con la Presidentessa, e Carlotta “la cantante” che si esibisce con il suo gruppo musicale con “the man in love”come conferma della musica “difficile” estrosamente riportata.
I fedelissimi quindi sul palco dal coreografo Fabrizio Angelini, all’orchestra che lo spalleggia lo aiuta lo accompagna da sempre.
Gigi “si basterebbe da solo”, perché quando recita si diverte, e perché con quelle risate coinvolgenti risulta credibile e godibile in ogni genere soprattutto nel varietà che da anni ha contaminato le sue esibizioni e la sua vita.
Quando parla è come se recitasse e quando recita è come se parlasse, e questa peculiarità affolla il Brancaccio in ogni performance del mattatore, stavolta, fino a prorogare lo spettacolo di almeno una settimana.
Elementare con Gigi. Ordinaria amministrazione.
In scena Proietti come in uno specchio riflette: la storia del Brancaccio, quel luogo di mistero e magico che è rinato grazie al pubblico, una ripresa artistica e culturale tanto sofferta, dopo rinunce, rimandi e restauri protratti, grazie alla direzione artistica dell’erede di Petrolini dopo sei anni si è risvegliato, e questo nuovo spettacolo serale ne è la conferma, una festa , una vera celebrazione.
Lo show in due tempi insegue pezzi di repertorio do padri nobili: da Eduardo de Filippo a Bernardino Zapponi, poesie e ancora balletti.
Affollano il palco i personaggi storici e nuovi che annegano nello swing, nella canzone romana, altri che riguardano “il fattaccio del vicolo del Moro”, senza mai dimenticare una passeggiata nel passato, la rifrequentazione annuale, diventata quasi un esigenza per il pubblico, un piacevole appuntamento con “a me gli occhi”.
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