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IL RACCONTO D'INVERNO
Il racconto d inverno

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LO SPETTACOLO

Autore: William Shakespeare
Regia: Ferdinando Bruni-Elio De Capitani
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Teatridithalia
Cast: con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Corinna Augustoni, Luca Toracca

Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

ARIOSTO
c.so Cairoli 1 - Reggio Emilia (RE)
Tel: 0522 458845-6 - 458888
Email: uffstampa@i-teatri.re.it


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 21/02/2012 al: 22/02/2012)

LE RECENSIONI


La recensione di Simone Manfredini

UN RACCONTO D'INVERNO TRA TRAGEDIA E COMMEDIA

La struttura stessa che Shakespeare ha voluto dare al suo Racconto d'inverno mette in luce, già di primo acchito, come la pièce veda coesistere in sé tutti gli elementi della tragedia e della commedia, quest'ultimi evidenziati non solo dalla presenza del lieto fine. La bipartizione dell'opera è chiara: i primi tre atti hanno le caratteristiche di un vero e proprio dramma a tinte fosche, gli ultimi due mostrano invece un cambio di registro, sottolineato dall'intervento del Tempo, e si orientano verso tratti decisamente più leggeri.
Tema cardine della prima parte è quello della gelosia, un sentimento folle, che si autogenera e che porta alla distruzione e dissoluzione di tutto ciò che conta nella vita, lasciando sul fondo il retrogusto amaro del rimorso e del pentimento; la seconda parte si arricchisce, invece, di scene bucoliche, di danze pastorali e vede, nella versione originale, l'introduzione delle figure dei satiri.

L'allestimento di Ferdinando Bruni e Elio de Capitani ha il grosso limite di enfatizzare enormemente gli elementi comico-grotteschi della vicenda, finendo così per banalizzare un testo che contiene in sé rimandi colti alla commedia antica, qui completamente scomparsi a vantaggio dello sketch da cabaret o della battuta nello stile della commedia dell'arte. Poco felici ci sono parsi anche l'espediente di far parlare i vari personaggi con gli accenti regionali italiani più disparati, l'idea di identificare la figura di Cleomene con quella di un cardinale che in modo totalmente incongruo finisce poi per essere depositario del responso dell'oracolo di Apollo, la  decontestualizzazione totale del personaggio di  Autolico che qui veste i panni di una figura da avanspettacolo del Novecento e l'introduzione di una caricatissima trattora facente le veci del pastore shakespeariano.

Bianca ed essenziale la scena: i momenti topici vengono sottolineati dalla comparsa di immagini, tratte da dipinti cinque o seicenteschi, calate sulla parete di fondo.

Buone le capacità attoriali di gran parte del cast: pregevoli il Leonte di Ferdinando Bruni e il Polissene di Cristian Gianmarini, per certi versi magistrale l'Ermione di Elena Russo Arman, ferma, commovente, mai patetica; coinvolgente l'energica Paolina di Sara Borsanelli, convincente il Camillo di Nicola Stravalaci.

Visto il 10/02/2012 a Cremona (CR) Teatro: A. Ponchielli

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Voto: Voto del Redattore: Simone Manfredini


La recensione di Francesca Bastoni

Fiaba in una notte d'inverno

Gelosia mostro dagli occhi verdi!
trama
Racconto d’inverno, fiaba crepuscolare  scritta da uno Shakespeare in stato di  riconciliazione con la vita;  apertura candida e speranzosa al miracolo del racconto  mitico, dal quale traspare, quale vero… unico  miracolo: la saggezza e l’amore degli uomini.
La storia:
Leonte è il re di Sicilia. Giusto sovrano, amato  dai sudditi per la sue doti di onestà e temperanza.
Leone è amato, oltre che per le sue virtù, anche per aver sposato Ermione (regina onesta e virtuosa)
Il sole brilla, il regno prospera e Leonte accoglie a palazzo il suo amato e fraterno amico Polissene.
Tutto appare perfetto, finché...  la gelosia non travolge il re, come una ubriacatura. Il mondo viene percepito come una foresta piena d’insidie e i suoi amati sudditi gli appaiono  cospiratori pronti a congiurare contro lo Stato e la dignità regale.  Autentica tragedia della gelosia  che, al contrario di “ Otello” e “Molto rumore per nulla”, questa volta, non viene scatenata da tranelli tesi da nemici ambiziosi. No… In questo caso, si  tratta di una follia scoppiata per futili motivi e del tutto arbitrariamente. Per un capriccio, il re tramutato in tiranno, è pronto a  bruciare, in un attimo,  ciò che conta davvero  nella  sua vita: l’amata sovrana, la figlia appena nata, l’amicizia dei suoi sudditi e l’amore fraterno dell’amico Polissene .Unica cura efficace e miracolosa, della folle melanconia del sovrano,  saranno il buon senso e le amorevoli cure dell’amica Paolina. Grazie all'aiuto dei sudditi fidati   Leonte riuscirà, dopo un periodo di “espiazione “ durato  16 anni a ritrovare la vita spezzata . Il pubblico segue, attraverso un filo rosso, il percorso di trasformazione che attraversa le generazioni e il ciclo del tempo. Storie di uomini impotenti, di fronte all’imperversare delle proprie passioni, sotto lo sguardo indifferente degli Dei.
L’allestimento di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni (rispettivamente: interpreti e registi)   della pièce fa scintille.  Entrambi lavorano all’unisono riuscendo  a creare  un’armonia di azioni e intenti.
Spettacolo  capace di rendere accessibile e appassionante una delle opere più ostiche del drammaturgo. Illuminante l’impiego di un’ampia varietà di registri: sia sul piano interpretativo, che su quello della scenotecnica.  Graditissima  l’atto ambientato nel regno di Boemia, ispirato agli stili del teatro cabaret d’inizio secolo.  Piglio energico  che riporta alla mente l’allegro cinismo dell’opera del mendicante. -
Scenotecnica a cura Nando Frigerio: ottima fusione fra simbolismi e rimandi alla commedia dell’arte.
Lezioni strehleriane:
Suggestivo e incantato è il mondo perduto creato da Frigerio. . Lo spazio immobile e silenzioso dominato da una luna splendente, riporta alla mente immagini degne della tempesta Strehleriana. Allo stesso modo, lo  studio dei costumi, segue la varietà di registri della commedia. Gli attori appaiono quali personaggi  fuggiti da un libro di fiabe.
Il pubblico ha premiato con applausi scroscianti la perfetta riuscita della serata. Produzione di sicuro successo  e pronta a replicare, anche quest’anno, il favore della stagione precedente.
   
 

Visto il 23/10/2011 a Milano (MI) Teatro: Elfo Puccini - sala Shakespeare

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Voto: Voto del Redattore: Francesca Bastoni


La recensione di Donato Panìco

Uomini contro donne nel "Racconto d'inverno"

   “Affection, thy intention stabs the centre. Thou dost mafe possible things not so held.” È la citazione shakespeariana, riportata su un elemento della scenografia. Inglese antico, come uno schiaffo alla platea: “Oh, desiderio! La tua mira fa centro: tu rendi possibili cose non credute”! La citazione ripresa da “Il racconto d’inverno” di Shakespeare, anche tradotta, continua a stordire per la sua crudezza veritiera.
 

   Nel nuovissimo Teatro Elfo Puccini, creato dal trasferimento del Teatro dell’Elfo (fondato nel 1973 da Gabriele Salvadores e Ferdinando Bruni), nello stabilimento appena ristrutturato del Teatro Puccini (uno dei luoghi più importanti dagli Anni Trenta), va in scena “Il racconto d’inverno”, tragicommedia shakespeariana a lieto fine diretta da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani.
 

   Tra la bianca scenografia, ambientata in Sicilia, prende vita l’opera. Il re di Boemia, Polissene, è ospite ormai da lungo tempo alla corte del re Leonte, di sua moglie Ermione e di alcuni baroni siciliani. Prossimo al rientro in patria, è soggetto alle lusinghe dell’amico d’infanzia Leonte, determinato ad ospitarlo ancora. Su preghiera dello stesso sarà proprio Ermione, prossima al parto del secondo figlio, a convincere Polissene ad approfittare dell’ospitalità. Proprio questa decisione trasformerà la storia in tragedia: Leonte, assediato da folle gelosia, cercherà di uccidere Polissene, imprigionerà Ermione ed infine disporrà l’abbandono ai confini del regno della neonata Perdita, scatenando l’ira dell’Oracolo di Delfi.
 

   Dopo la prima parte in cui la tragedia affiora e si manifesta in tutta la sua crudezza, in coerenza con l’opera shakespeariana, vi è una seconda parte in cui i due registi lasciano affiorare una maggior leggerezza, mantenendo la connessione con l’originale. Proprio in questa parte però, riscrivono una figura novecentesca di Autolico, che a tratti lascia alcuni dubbi se analizzata nel più ampio contesto, pur non mettendo in discussione gli alti livelli sia per regia che interpretazione del resto della rappresentazione.
 

   Magistrale l’interpretazione sia di Bruni (Leonte) che di De Capitani (Polissene). I due, che collaborano stabilmente dal 1984, hanno raccolto innumerevoli successi personali: elogiato per le grandi interpretazioni il primo (perfino dal Financial Times per il suo ruolo di Amleto), ed insignito di numerosi premi e seguito dalla stampa per i ruoli cinematografici (“Sogno di una notte d’estate” di Salvadores, “Il caimano” di Moretti, “Uccidete la democrazia” di Oliva) il secondo. Pregevole anche il lavoro di Gabriele Calindri (noto doppiatore) sul personaggio di Camillo. Fondamentale anche la determinazione di due donne Cristina Crippa (Paolina) ed Elena Russo Arman (Ermione) che emerge perfettamente nel carattere dei loro personaggi e che è determinante nelle scontro uomo-donna presente nell’opera. Ottima prova anche per la giovane Camilla Semino Favro, vincitrice del premio alla Vocazione per giovani attori nel 2009.
 

Visto il 30/10/2010 a Milano (MI) Teatro: Elfo Puccini - sala Shakespeare

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Voto: Voto del Redattore: Donato Panìco

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