Un tuffo nel passato, tra splendidi costumi cinquecenteschi e sontuose acconciature d'altri tempi.
E' questa la scelta del regista per proporre al pubblico la bellissima commedia di Goldoni.
Come sintetizzato dal titolo stesso, "La famiglia dell'antiquario" è la favola realistica e sempre attuale di un matrimonio d'interesse e dell'incontro-scontro tra due famiglie di differente estrazione sociale.
Due capi famiglia, un nobile ed un mercante, ed uno stuolo di servitori e cicisbei dai nomi accattivanti ed allusivi del proprio ruolo.
Ed è così che mezzo secolo fa, come domani, ogni uomo che "si mariti" sa che dal giorno delle nozze egli dovrà cercare di sopravvivere tra due fuochi, entrambi fulcri di un'ellisse eterna ed immodificabile. L'amore dolce ed affettuoso per la sposina non dovrà far sbilanciare il delicato equilibrio con la signora madre; e se, come in questo caso, non c'è un buon arbitro a stabilire l'ordine della casa, sarà un gioco di astuzie e rivalità a farla da padrone.
Una deliziosa cadenza veneziana anima la casa del conte, ed è il buon senso ed il linguaggio del corpo a supplire ai rari enigmi delle battute in dialetto.
Pagni diviene spartiacque tra due mari agitati ed esalta i contrasti tra quei poli che l'orgoglio e la burla voglion rendere nemici.
Ammirabile il cambio di scenografia sotto gli occhi di tutti ed il suo ammodernamento, lento e graduale, quale specchio dell'attualità del tema attraverso i secoli.
Più di due ore ininterrotte di fine umorismo popolare e giocose diatribe che rasentano il sofisma.
E' irresistibile lasciarsi coinvolgere nel ritmo sincopato della storia e l'unico sguardo assente e stranito sarà quello di un adulto-bambino intento a giocare con le sue medaglie...
Visto al Teatro Sociale di Brescia il 1 Dicembre 2007
Voto:
Si perde tra anticaglie, frottole e cattivi affari, il conte Anselmo Terrazzani.
E d’altronde, circondato com’è da una moglie dispotica e snob, una nuora invadente e un figlio indeciso, cos’altro gli resta se non la sua piccola oasi di pace, le sue monete antiche?
“Ah, per carità, non toccate le mie monete!” si troverà spesso a ripetere durante la commedia.
Già, perché nella sua famiglia, la famiglia dell’antiquario, o sedicente tale, visto che gli il conte in realtà non s’intende affatto d’antiquariato ed è truffato persino dai suoi servi, non mancano i problemi. Altro che monete antiche, pare proprio che suocera e nuora non si sopportino.
La moglie del conte Anselmo, la contessa Isabella, è nobile per nascita ed ha sempre manifestato la sua opposizione al matrimonio con la figlia di un mercante, piegandosi soltanto in forza della difficile situazione economica della famiglia e della cospicua dote portata in dono dalla nuora Doralice.
Doralice, d’altro canto, si sente ora nobile, né più né meno della contessa Isabella, ed ha tutte le intenzioni di imporsi come nuova padrona di casa.
La scena è pronta.
La commedia di Goldoni rivive, nella sapiente regia di Luis Pasqual, con agilità e brillantezza, vicina alla tradizione, ma anche innovativa, specialmente nella scelta degli intermezzi musicali che accompagnano i cambi di scena e nelle battute finali, in cui brilla la figura di Pantalone, padre di Doralice, interpretato magistralmente da Eros Pagni.
Pantalone ha una sola preoccupazione: che sua figlia possa essere felice, per lei ha lavorato e continua a lavorare senza tregua, ha voluto donarle non solo una vita agiata, ma una vita da nobildonna, eppure pare che ancora vi siano problemi da affrontare. Ma Pantalone non si dà per vinto, e con intelligenza e buon senso cerca di mettere ordine, tra donne capricciose e uomini deboli, o peggio, servili.
Pantalone è il ritratto della classe emergente del XVII secolo, periodo in cui Goldoni scrisse la sua opera, quella del borghese e in particolare del mercante, che cerca di completare il percorso verso lo strato nobile della società con un buon matrimonio per il figlio o la figlia.
La famiglia dell’antiquario inquadra invece spietatamente una nobiltà allora spesso decadente e impoverita, che si regge su discussioni vuote e su una presunzione cieca, forse troppo.
La commedia si chiude e gli applausi, fragorosi, sono per il monologo di Pantalone.
Voto: