|
|
I Commenti
I Commenti degli Utenti
Questo spettacolo non ha ancora commenti. Sai che puoi inserirne uno?
Per farlo clicca su Commenta lo Spettacolo!
Inoltre, puoi dargli un voto cliccando il pulsante Vota questo Spettacolo
qui in alto e puoi ricevere un promemoria via e-mail quando inizieranno le repliche, con il servizio Show Alert.
|
|
Autore: William Shakespeare
Regia: Marco Sciaccaluga
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile di Genova
Cast: Eros Pagni, Alice Arcuri, Gianluca Gobbi, Maurizio Lastrico, Massimo Mesciulam, Orietta Notari, Aldo Ottobrino, Enzo Paci, Nicola Pannelli, Fiorenza Pieri, Vito Saccinto, Federico Vanni, Massimo Cagnina, Fabrizio Careddu, Michele Di Siena, Pier Luigi Pasino, Marco Pieralisi
Descrizione
Nella nuova produzione dello Stabile genovese il regista Marco Sciaccaluga si propone una rigorosa e moderna rilettura della tragedia scespiriana, di cui viene portata in primo piano la dimensione di una storia arcaica, ambientata in un mondo barbarico e attraversata dalle grandi passioni primordiali che stanno alla radice dell'umanità di tutti i tempi.
Il tutto fondato su un vitale e raffinato uso del linguaggio, che trova nella nuova versione italiana di Edoardo Sanguineti (in versi e in prosa, come nell'originale) un prezioso fondamento drammaturgico.
Galleria immagini
(clicca sull'immagine per ingrandire)
Date repliche a cura di
La Redazione
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione
|
|
LE RECENSIONI
La recensione di Laura Mancini
La compagnia Teatro Stabile di Genova mette in scena un lavoro tra i più amati e difficoltosi di Shakespeare, “Re Lear”, scegliendo di presentarne un’esecuzione che rispetti integralmente il testo, per una rappresentazione di tre ore e mezza circa.
Il sipario si apre, mostrando una scenografia suggestiva ed il protagonista, realizzato qui da Eros Pagni, ci lascia sulle prime perplessi: bizzarra è, a tratti, la sua interpretazione, bizzarri i suoi toni e la scansione di ogni singola sillaba. Ma ben presto lo spettacolo coinvolge e affascina gli spettatori, che nonostante la pesantezza delle atmosfere e la lentezza del testo in alcune scene, riescono a rimanere attenti grazie alla bravura di tutti gli attori.
Brave, anche se non prive di qualche imperfezione, le figlie del Re. Goneril (Orietta Notari), la maggiore e forse la migliore in quanto a declamazione dei versi shakespeariani, ha però un’andatura piuttosto goffa e “curva” e tutte e tre, in generale, esasperano la gestualità (il dolore viene reso con un innaturale contorcersi dei corpi) e la mimica facciale (si trasforma l’espressività in fastidiose smorfie).
Perfetti, invece, gli uomini, a cominciare da Edmund (Nicola Pannelli) originalissimo e curato minuziosamente nei particolari, come anche il Fool, che permette come sempre a Shakespeare di giocare sui concetti di verità/menzogna, saggezza/pazzia ed è reso insopportabile ed impertinente dal suo interprete Vito Saccinto.
Ed ancora, un applauso va al fratello di Edmund, Edgar (Gianluca Gobbi) nonché al camaleontico Kent (Massimo Mesciulam).
Il più ambiguo dei personaggi maschili, è forse il Duca di Cornovaglia, marito della secondogenita del Re, Regan (Alice Arcuri) e l’interpretazione che ne fa Aldo Ottobrino stona con l’insieme.
La compagnia rende al meglio la sottile delineazione dei personaggi di Shakespeare, la loro psicologia, la poesia dell’autore e l’ironia sui contrasti dei sentimenti umani. Il sospetto, la diffidenza, le dispute si amplificano sempre di più, portando ciascuno a misure di autodifesa estreme. Giocando sul tema ridondante della follia umana, sarà lo stesso Re Lear, sul finale, a scegliere la strada della pazzia piuttosto che cedere alla disperazione.
Nel secondo atto, gli attori si muovono instabili su una corda che attraversa il palco, come a rappresentare la precarietà della propria condizione. Non si risparmiano in alcun modo, giocando con i propri corpi e con le voci e dimostrando un’incredibile elasticità. Si vede costantemente l’eccellente lavoro di regia di Marco Sciaccaluga, nella costruzione di ciascun momento e dettaglio.
Da notare anche i suoni e i rumori che fanno da incessante sottofondo alla messa in scena.
Roma, Teatro Eliseo, 11 Novembre 2008
Voto:
La recensione di Damiano Verda
La scenografia, semplice ma al contempo ricercata, ci accoglie come una piazza che emerge dal palcoscenico, coinvolgente e vicina, in piena tradizione shakespeariana. Ed è su questa piazza che si dipanano le intricate e celeberrime vicende di Re Lear e delle sue tre figlie, colme di passioni, amori e tradimenti.
Come spesso accade Shakespeare è maestro nel rappresentare l’uomo, in tutte le sue frastagliate sfaccettature, con eccezionale acume e profondità. Ciascuno dei personaggi rappresenta a suo modo un tratto caratteriale, ma non soltanto. Si colora di sfumature, che lo rendono unico, vero.
La rappresentazione prosegue con grande aderenza al testo originale, su toni alti, ricercati, talvolta solenni. Le parole stesse dei personaggi appaiono auliche e maestose, cariche non solo del proprio significato ma anche di un suono che si sovrappone alla comunicazione, e ne diviene parte.
Il ritmo è serrato e accompagna lo spettatore lungo il percorso di Re Lear dall’ipocrisia alla realtà, dal torpore alla veglia e, purtroppo, anche al dolore, fino alle soglie della pazzia.
L’accompagnamento acustico è puntuale e coinvolgente, mai sopra le righe, ma sempre accanto alla scena, come a sottolinearne e quasi anticiparne i più sottili mutamenti.
Grande prova corale da parte degli attori: Eros Pagni, in particolare, si supera in un’interpretazione straordinaria, capace di rappresentare ogni piccolo sussulto di un personaggio di incredibile complessità.
Voto:
|
|