IL GIUOCO DELLE PARTI
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: Luigi Pirandello Descrizione
L’azione si svolge tutta nell’arco di trentasei ore, da una sera a un mattino. In una città; qualunque. Leone Gala è tradito dalla moglie, Silia, con il suo migliore amico, Guido Venanzi. Ma egli è uomo di mondo, e pertanto, senza drammi apparenti, ha accettato di andarsene da casa e di lasciare il suo posto a Guido: purché tutto avvenga nel rispetto delle forme imposte dal suo ruolo sociale. E ora tanto civile perbenismo ossessiona Silia, la quale appena le si presenta una fortuita occasione – l’involontaria ma gravissima offesa fattale da un gentiluomo – non esita a mettere a repentaglio la vita del marito, trascinandolo in un duello. Leone, come sempre, accetta. Sarà lui, il marito, secondo le regole, a sfidare il gentiluomo, ottimo tiratore; e l’amico Guido gli farà da padrino. Ma al momento fissato per lo scontro, Leone rivela di non aver alcuna intenzione di scendere sul terreno: la sua parte di marito l’ha fatta, sfidando; quanto a battersi, non tocca a lui ma all’amante. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura difrancesco giacalone francesco giacalone LA LOCATION
APOLLO Repliche passate (dal 26/01/2010 al: 27/01/2010) LE RECENSIONILa recensione di Wanda Castelnuovo
“IL GIUOCO DELLE PARTI” COINVOLGE Un ‘incipit’ commosso e sentito da parte di Geppy Gleijeses che al Teatro Carcano a Milano ha ricordato - riportandolo con parole misurate, ma incisive in mezzo agli spettatori - Giulio Bosetti recentemente scomparso cui ha dedicato lo spettacolo. La presenza di una personalità forte e determinata e di una professionalità straordinaria come quella di Geppy (Giuseppe, Napoli 1954, laureato con lode in giurisprudenza e allievo prediletto di Eduardo De Filippo) attore, autore e regista definito appropriatamente dalla critica ‘il migliore attore napoletano della sua generazione’ questa volta non ha del tutto ‘annichilito il resto della Compagnia’. La sua parte nella celebre commedia “Il giuoco delle parti” - scritta nel 1918 da Luigi Pirandello per Ruggero Ruggieri - è quella di Leone Gala, marito che si atteggia a filosofo cinico e ‘razionale’ (a dir poco singolare per l’epoca in cui è stata composta l’opera, ma anche ai nostri giorni) che ha un rapporto altrettanto singolare con la consorte di cui lo è solo formalmente e da cui vive separato, anche se in verità pare soggiogarla. Diletti del marito solitario le conversazioni filosofiche con il cuoco Filippo, soprannominato Socrate (un simpaticissimo Franco Ravera dal perfetto ‘phisique du rôle’) e gli esperimenti culinari. A tenere testa a tanta qualità recitativa è Marianella Bargilli (Cecina 1971), donna molto elegante e valida nella recitazione, nel ruolo (e non solo nella ‘pièce’) della moglie Silia. Correttamente interpretato da Leandro Leandri, l’amante Guido Venanzi non coraggioso e comunque sfortunato non solo per dovere sopportare le angosce di Silia, ma anche per essere costretto a subire un rovesciamento delle ‘parti’ così ben congegnate da lui e dalla donna. Un lavoro coinvolgente dietro al quale si sente l’ottima mano del valido regista Egisto Marcucci che insieme alla collaboratrice Elisabetta Courir ha saputo tenere viva l’attenzione degli spettatori molti dei quali giovani impegnati nel non facile anche se accattivante incontro con il drammaturgo siciliano. Molto belli gli abiti vellutati e dai vivi colori della protagonista longilinea ed esile.Visto il 13/01/2010 a Milano (MI) Teatro: Carcano La recensione di Damiano Verda
Otto sedie, schienale nero e sedile rosso, in scena, tra lo spettatore e un altro palcoscenico: così comincia la rappresentazione. Un palcoscenico nel palcoscenico, come è lecito aspettarsi da Pirandello, la cui ironia paradossale pare pervadere anche la scenografia così come le espressioni dei personaggi, la trama, i dialoghi.
Dialoghi e colloqui di raffinata intelligenza, di squisita ironia, che vedono per protagonista un uomo per sua stessa ammissione disperato, ma senza amarezza. Era stato un tempo innamorato, ma l’amore di sua moglie mutò presto in insofferenza, che egli cercò di lenire con condiscendenza prima, con indifferenza poi, per difendersi dal dolore di un amore che si consumava. E proprio in quell’indifferenza, in quel suo vuotarsi d’ogni passione e d’ogni sentimento per non esserne schiacciato, il protagonista, Leone Gala, interpretato da un magnifico Geppy Gleijeses, trova pace e refrigerio.
Perché ora “ha capito il giuoco”: è semplice, spiega alla moglie Silia e al migliore amico Guido Venanzi, divenutone amante senza reazione di Leone. Si tratta solo di interpretare la propria parte, proprio quella parte, quello specchio, quell’immagine di noi negli occhi degli altri da cui si vorrebbe fuggire, che si vorrebbe distaccare da sé per essere altro, altro e altro ancora, per essere vita.
Leone non fugge più, neanche di fronte alla terribile minaccia che si svelerà a mano a mano. Il coraggio lo trova proprio nel sua assoluta ragionevolezza, non offuscata da desideri o sofferenza. Ora, ora che ha capito il giuoco, come egli stesso ripete, il giuoco della vita da cui per troppo tempo è stato beffato, saprà rifarsi individuando per gli altri così come per sé una parte adatta, le giuste battute, un destino che si affaccia come una prigione le cui sbarre sono gli occhi e il giudizio degli altri e forse di noi stessi da cui ha saputo infine, rassegnandosi, evadere con un sorriso.
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