GOMORRA
LO SPETTACOLO
Autore: Mario Gelardi-Roberto Saviano Descrizione
Tratto dal libroche ha venduto in Italia 1 milione di copie, tradotto nel mondo in 31 lingue, è uno dei più interessanti esempi della vivacissima produzione letteraria napoletana contemporanea, "caso" editoriale dell'anno. Gomorra a teatro è come una sventagliata di Kakaschnikov, rapida, violenta, che si staglia su un vetro blindato facendo fori più grandi e fori più piccoli. Ma è anche il racconto di una città, immaginata dallo scenografo Roberto Crea, sempre in costruzione o sempre in decadenza, accompagnata dalla musica e dalle sonorità di Francesco Forni, una città in cui l'occhio dello scrittore Saviano si pone ad illuminare squarci di vita. Premiato con gli "Olimpici del teatro". Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
APOLLO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Marcella Siano
«Se i teatri si riempiranno allora il pubblico diventerà pericoloso». Così Roberto Saviano esordì per la prima teatrale di “Gomorra”, circa un anno fa, al Mercadante di Napoli.
Tratto dal best seller del celebre autore per l’adattamento di Mario Gelardi e dello stesso Saviano, la sceneggiatura di Gomorra fu approntata molto prima che il romanzo (tradotto successivamente in trentuno lingue) divenisse un caso di interesse internazionale. Oggi, a più di un anno di distanza dalla prima rappresentazione teatrale, “Gomorra” riempie ancora le platee di tutta Italia con grande plauso da parte del pubblico e della critica.
C’è di fatto che, seppur indiscutibilmente efficace in merito ai suoi risvolti politico-sociali nonché divulgativi, l’operazione di drammatizzazione del testo di Saviano, di per sé difficile, è stilisticamente poco valida, traducendosi pertanto in un superficiale intreccio di cinque singoli accadimenti e sacrificando in tal modo l’originario dettagliatissimo romanzo-reportage dalle molteplici sfumature: «Abbiamo scelto e lo abbiamo fatto in base a quelle che erano per noi le vite più “necessarie” da raccontare», spiega Gelardi «La scelta è andata su cinque di quei personaggi, Pasquale, Mariano, Pikachu, Kit Kat e lo Stakeholder. Scelta difficilissima, perché in questo modo abbiamo dovuto sacrificare storie bellissime, come quelle di Don Peppino Diana».
Sul palco, ponteggi, sacchi e colonne di cemento armato conferiscono alla scena un’atmosfera tersa e crudele propria dello spietato clima di tensione descritto nelle pagine del nostro autore. Efficace dunque la scenografia di Roberto Crea che con un’ampia impalcatura divide orizzontalmente il palco creando due distinti livelli di rappresentazione. Ingressi e uscite degli attori si sviluppano perciò verticalmente in un susseguirsi di scene che la regia suggerisce talora scomposte cronologicamente alla “Pulp Fiction” di Tarantino. Ottime le videoproiezioni di Ciro Pellegrino, che accompagnano la narrazione accrescendone pathos e tensione.
La performance si apre con il discorso che l’autore tenne al Casal di Principe il 17 settembre del 2007: un duro attacco contro i capi storici dei casalesi. Ad interpretare Roberto Saviano, personaggio e narratore, è Ivan Castiglione con un’interpretazione che pone l’accento sull’insofferenza, nervosismo, tensione e irrequietezza del protagonista.
Bravi gli attori tutti (Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo ed Ernesto Mahieu) nel saper riproporre, in claustrofobico susseguirsi, lo squallido clima di tensione e violenza della pièce. Meno efficace è invece il ritmo, talvolta frenetico, altre volte lento.
Napoli - Teatro San Ferdinando - 24 marzo 2009
La recensione di Paola Perrotta
Sapere, capire diviene una necessità.
Continua la tournée teatrale di Gomorra in giro per i palcoscenici della penisola. Nei giorni in cui l'autore del libro Roberto Saviano riempe le pagine di cronaca, lo spettacolo approda a Milano per un secondo debutto al Teatro Leonardo dal 14 ottobre al 9 novembre, dopo quello al Teatro Mercadante di Napoli il 29 ottobre 2007. Una tappa importante per un lavoro che accusa la capitale economica di essere uno degli snodi principali delle attività camorristiche europee.
Scritto a quattro mani da Roberto Saviano e Mario Gelardi, Gomorra a teatro è un soffio di un'ora e trentacinque minuti, è un colpo di kalashnikov, come quelli che, entusiasta, impara a sparare Mariano, amico di infanzia di Roberto e affiliato ai clan.
Sul palco vengono rappresentate con immediatezza le storie di Pasquale, Mariano, Pikachu, Kit Kat e Stakeholder attraverso le quali si toccano i temi del lavoro nero, dello smercio di droga, dello smaltimento illegale dei rifiuti. Poi c'è un sesto personaggio, interpretato da Ivan Castiglione: è l'autore stesso, Roberto Saviano, che interagisce con i suoi personaggi, rischiando la vita. Il regista Mario Gelardi l'ha aggiunto in seguito alle vicende personali e di cronaca che lo vedono protagonista.
La scenografia di Roberto Crea, ricoperta solo da impalcature di ferro, è il raconto di una città: sempre in construzione o sempre in decadenza.
La forza liquida di Gomorra rompe ogni involucro espressivo: Gomorra non è un libro, non è teatro, non è un film, Gomorra è urgenza di raccontare di un'intera generazione che per la prima volta si guarda allo specchio.
Dopo aver visto Gomorra è impossibile rimanere indifferenti. Lo spettacolo, dall'inizio alla fine, è emozione pura, è rabbia, è malinconia. Come il libro e forse più del film, riesce a restituire quel senso di libertà, di rabbia di rivincita per le ingiustuzie subite da un intero paese. Gomorra svela una Napoli inedita ai milanesi ma anche un'Italia inedita agli italiani, davanti ad un pubblico che accoglie e che comprende e che, per ben cinque volte, fa rientrare il cast per applaudirlo.
La recensione di Roberto Rinaldi
Ardua l'impresa di adattare in forma teatrale un libro capace di vendere un milione di copie da cui è stato anche tratto un film di successo, pluripremiato. Il merito di esserci riusciti è del Teatro Stabile di Napoli, Mercadante che ha allestito Gomorra, versione teatrale che si basa sulla versione letterale e cinematografica, anche se il copione è stato scritto prima della pubblicazione. La realtà di una devastante piaga sociale dell'Italia del Sud scritta, filmata e recitata sui palcoscenici, un riversamento da un genere ad un altro senza che nessuno risenta la sindrome di sentirsi minore rispetto al principale Gomorra, libro diventato un caso mondiale e scritto da Roberto Saviano per le edizioni Mondatori. Il teatro fa la sua parte e la fa egregiamente per merito del Teatro Mercadante, lo Stabile di Napoli, dei coautori Saviano e Mario Gelardi che firma anche la regia dell'allestimento, a cui si aggiungono per bravura ed efficacia nel rappresentare i personaggi non certo facili e idonei per una consueta resa scenica: Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo, Ernesto Mahieux. Nulla è concesso a facili effetti: la camorra e i suoi effetti criminali si comprendono con una sapiente dose di recitazione fisica, carnale, cruenta nel linguaggio volutamente sopra le righe. L'idea registica sposa a pieno la drammaticità del testo letterario facendo alzare la voce, ma è un tono eccessivo che mutua sul metaforico, ovvero la camorra deve alzare la “voce” e lo fa uccidendo, avvelenando il territorio, vivendo nell'illegalità. Lo spettacolo è convincente per la perfetta adesione di tutti gli attori, capaci di dividersi i ruoli su due pian ben distinti. Chi si sporca le mani e chi invece comanda e impone. Tutto è lugubre, ferrigno, oscuro, fa star male sentire quanta sopraffazione possa uscire dalla bocca di un manipolo di ragazzi ben addestrati a commettere reati e coloro che di conseguenza ne guadagnano. L'allestimento è perfetto per rendere l'idea. Un cantiere edile simbolo di una certa cultura degradata, un luogo dove si consumano azioni criminali; viene esaltato il culto del potere a scapito di chi non può ribellarsi. Sopra un luogo non identificabile dove compaiono i “signori del male”, vestiti alla moda, eccessivi nella loro eleganza volgare, pronti a tutti pur di guadagnare. All'inizio è lo stesso Saviano (interpretato da un bravissimo Ivan Castiglione) ad indirizzare alla nostra coscienza un messaggio forte e chiaro: “Ribellatevi!”. Fa star male Gomorra ed è giusto che sia così. Un genere di male che non si stempera nella convinzione di assistere ad una finzione. Non è drammaturgia scaturita dalla fantasia dell'autore. È la realtà fatta di sangue, di carni straziate, di una lenta agonia di una parte d'Italia ostaggio di pochi. La scena funzionale di Roberto Crea, evoca alla perfezione l'ambiente, supportata dalle musiche di Francesco Forni e le immagini surreali quanto suggestive (il sangue che cola lentamente ) per completare la parola. Non disturba, anzi la napolitanità del linguaggio, tanto meno la frenetica recitazione, a tratti urlata. Deve entrarci dentro come un pugno nello stomaco. Nulla di più nulla di meno della cronaca che ci arriva nelle case tutti i giorni. La sala gremita da studenti fa capire quanto sia stato importante assistere e ne decreta un caloroso successo.
Bolzano Teatro Comunale 11 marzo 2009
La recensione di Francesco Rapaccioni
Corridonia (MC), teatro G.B. Velluti, “Gomorra” di Roberto Saviano e Mario Gelardi
I MECCANISMI DELLA CAMORRA
Roberto Saviano (interpretato da Ivan Castiglione) è solo, davanti alla folla nella piazza di Casal di Principe, alla presenza del Presidente della Camera: “per amore del mio popolo non tacerò”, dichiara. E parla, senza paura, senza reticenza.
Il libro Gomorra, best seller pubblicato da Mondadori (collana Strade blu) e tradotto in numerose lingue, mette a nudo i meccanismi della camorra. Il testo teatrale, pensato ancora prima che il libro fosse pubblicato e quando il film non era ancora in previsione, agisce su due piani: da una parte rappresenta il braccio violento della camorra, il mondo di sopraffazione, prepotenza e malaffare dei giovani alle dipendenze dei boss, dall'altra svela il livello di controllo, coi potenti che non si sporcano le mani e si limitano a coordinare ed inventare traffici malavitosi. A lato la figura di Saviano: il lungo monologo iniziale introduce e riassume i temi del libro e la sua vita in un territorio devastato. “Non implorate per avere quello che vi spetta di diritto”.
Sostiene Saviano che in Sicilia la cultura dell'antimafia è fortissima, non così in Campania. Da qui nasce la necessità di svelare i meccanismi della camorra, un fenomeno nazionale ed internazionale che a Napoli ha solo il segmento “militare”. Un fenomeno che il territorio e gli abitanti subiscono. Vista da lontano la camorra sembra un fatto estraneo, lontano, che non ci riguarda. Così invece non è, perchè è infiltrata in ogni luogo, in ogni situazione, gestisce tutti gli affari, anche quelli apparentemente leciti. Dal libro vengono estratti i passaggi fondamentali ed i personaggi necessari, che tracciano in poco meno di due ore una vicenda per exempla di quanto narrato nel libro.
La regia di Mario Gelardi, coautore con Saviano del testo, è realistica e rende la forza del testo, però ovviamente si perde la completezza dell'indagine che è nel libro e, soprattutto, nella riduzione teatrale, molti dei fatti sembrano perdere la forza dirompente della cronaca per smorzarsi nella finzione. Positivo l'uso misurato del linguaggio e dei toni.
La scena di Roberto Crea è formata da tubi innocenti, come impalcature di una casa in costruzione, efficace nel diversificare in due piani lo svolgersi dei fatti. Su un telo vengono proiettate immagini (di Ciro Pellegrino) che rendono visivamente il sangue, la terra, il vento. I costumi di Roberta Nicodemo situano nel tempo presente l'azione. Le musiche di Francesco Forni contribuiscono a creare un clima claustrofobico, senza via di uscita.
Bravi i protagonisti. Ivan Castiglione è Roberto Saviano, reso con ansia e nervosismo; il finale è parso autocelebrativo, ma di certo ci sono l'impegno e la forza comunicativa dello scrittore. Francesco Di Leva è il prepotente e forzuto Pikachu, atletico e muscoloso, che, alla fine, nel momento della morte dell'amico Kit Kat, rivela sentimenti umanissimi. Giuseppe Gaudino è Mariano, aspetto da impiegato ma con il sogno di sparare. Giuseppe Miale di Mauro è un boss spietato dalla ferrea logica degli affari malavitosi. Adriano Pantaleo è il debole Kit Kat, attratto più dai traffici illeciti di Pikachu che dalla etica impeccabile di Saviano. Ernesto Mahieux è il sarto, bravo artigiano, artista a suo modo, piegato ai voleri della camorra senza alcuna possibilità di andarsene per ricominciare da zero, affrancato da quella che è a tutti gli effetti una schiavitù.
Teatro gremito, pubblico attento e coinvolto. Tanti applausi alla fine.
Visto a Corridonia (MC), teatro G.B. Velluti, il 16 febbraio 2009
FRANCESCO RAPACCIONI
La recensione di Maria Vittoria Smaldone
La logica del “Sistema” si materializza dinanzi ai nostri occhi. Prima col suo romanzo inchiesta, poi a teatro grazie a Mario Gelardi ed Ivan Castiglione, Saviano è riuscito a raccontare come mai nessuno aveva fatto la camorra dei casalesi, imprenditori col kalascnikov. La scenografia di Roberto Crea riproduce i sobborghi di Napoli, il porto, i luoghi oscuri in cui si muovono piccoli spacciatori come Kit Kat, aspiranti boss quali Pikachu e Stakeholder. Sangue, cemento e spazzatura. Il re è nudo: la camorra va in scena. La performance si apre col discorso che Saviano tenne al Casal di Principe il 17 settembre del 2007, la famosa invettiva contro i capi storici dei casalesi. Ad interpretare Roberto Saviano, personaggio e narratore, è Ivan Castiglione, eccellente. Sembra di vedere sul palco l’autore di Gomorra, Castiglione riesce a riprodurre ogni moto del suo animo attraverso i gesti, le espressioni e i cambi di voce. Comunica sofferenza, sdegno, e soprattutto rabbia, il sentimento che, come Saviano stesso ha più volte dichiarato, lo ha spinto a scrivere Gomorra con le nocche. Roberto accompagna lo spettatore alla scoperta della sua terra - che è solo la trincea, la miniera utilizzata dai clan, i quali fanno affari altrove,in Italia soprattutto al nord, ma hanno interessi in tutta Europa e nel mondo- e ci dimostra come la camorra non sia un problema solo campano, né delle mafie debbano preoccuparsi solo i meridionali, ma è un problema di tutti. Ad acuire il pathos della narrazione, e dell’intera messa in scena, intervengono la musica e le video proiezioni. Stupenda la scena del Kalaschnikov, anche se l’attore che ha sostituto Antonio Ianniello nel ruolo di Mariano fa rimpiangere il suo predecessore. Giuseppe Gaudino infatti non riesce ad esprimere a pieno lo stato di eccitazione in cui si trova il ragazzo che per la prima volta ha esploso dei colpi di Ak47, appare un po’ingessato e non controlla bene la voce. Tuttavia, a parte queste piccole imperfezioni, la versione teatrale di Gomorra è riuscita, perché oltre ad essere ottimamente diretta da Gelardi, è recitata con passione dai ragazzi della compagnia del Mercadante di Napoli, e soprattutto non è uno spettacolo come gli altri, perché, dopo aver visto Gomorra a teatro, nessuno di noi "potrà darsi pace, mai".
Roma, Ambra Jovinelli
La recensione di Damiano Verda
Il sipario non c’è, non ce n’è bisogno: fin dall’inizio al pubblico si offre la vista sul palcoscenico, ingombrato da impalcature, da sporcizia e da confusione, a rappresentare una realtà senza veli, senza mezze misure, purtroppo, spesso, anche priva di pietà.
Il primo a comparire in scena è Ivan Castiglione, che interpreta proprio Roberto Saviano, l’autore del libro “Gomorra”, che ha rivelato al mondo la struttura e i meccanismi di funzionamento della camorra, in particolare del clan dei casalesi.
Le sue parole, che sono anche le parole di Saviano, in un discorso tenuto proprio a Casal Di Principe, patria dei casalesi, sono cariche di rabbia, di dolore, ma anche di una speranza ostinata, tenace, rabbiosa, capace di superare dolore e sgomento. Sono parole che incitano a lottare, a lottare sempre, malgrado le forze che schiacciano soprattutto quella terra, ma non solo, sembrino invincibili, spaventose.
Più avanti, nello spettacolo si inseriscono altri personaggi: sono tutti uomini non certo straordinari, talvolta veri e propri criminali. Con le loro parole e coi loro gesti, con le loro paure, disegnano come un tessuto, che li avvolge e li avvinghia tutti, chi nei panni della marionetta, chi del burattinaio: il Sistema. Il Sistema camorristico, in cui sono immersi.
E’ una rappresentazione che, anche grazie ad un’ottima prova di ciascuno degli attori coinvolti, strappa applausi anche a scena aperta, che dilata il cuore e lo spirito fino a raggiungere luoghi ed emozioni lontane. Fino a comprendere, forse, almeno una piccola parte di una realtà inesplorata che si compone non soltanto di morti ammazzati e pistole, ma anche di tragici sogni di ragazzi e di scelte obbligate.
E di silenzio. E di oblio.
Quello stesso oblio che “Gomorra” cerca di lacerare, offrendo al pubblico e al mondo un ritratto di una terra, di uomini e di donne, di ragazzi, di ragazzi che d’improvviso si trovano a morire in strada in mezzo ad un chiasso infernale, senza avere intorno neppure un viso amico, e alla cui morte segue spesso, purtroppo, un imbarazzato silenzio.
Genova, Teatro della Corte, 27 gennaio 2009
La recensione di Claudia Bertozzi
Nato da un idea di Ivan Castiglione e di Mario Gelardi, "Gomorra" - scritto da Mario Gelardi e da Roberto Saviano e prodotto dal Teatro Mercadante di Napoli - porta sul palcoscenico le ambientazioni e le vicende del romanzo-reportage di Roberto Saviano, uno dei casi editoriali più eclatanti degli ultimi anni.
Lo spettacolo sviluppa il proprio percorso narrativo attraverso una serie di quadri, in cui vediamo alternarsi in scena alcuni dei personaggi che chi ha letto il testo originale avrà ben vivi nella memoria e nella coscienza.
Ritroviamo così Pasquale, Mariano, Kit Kat, Pikaciù, lo Stakeholder.
Ma fin dalle prime battute, che ricalcano fedelmente quelle dell'"invettiva di Casal di Principe", si delinea prepotente anche il desiderio di raccontare un'altra storia, che si aggiunge e si sovrappone alle altre intrecciandosi ad esse.
Ed è la storia, la vicenda personale ed umana, di chi quelle storie le ha raccolte e raccontate.
Ivan Castiglione presta voce e volto all'interpretazione di Roberto Saviano: l'autore, lo scrittore, la persona al di là del personaggio.
Una presenza schiva e fortissima che si muove da una scena all'altra come un filo conduttore fra i diversi piani del racconto, pur senza smarrire mai la propria identità.
Recitato con sconcertante credibilità da tutti gli interpreti, che si mettono alla prova - con risultati eccellenti - in una performance quasi neorealista, "Gomorra" si svela, scena dopo scena, come un lavoro complementare a quello del libro.
Non una semplice trasposizione in scena, quindi, ma un'occasione per raccontare le storie dei singoli personaggi affondando lo sguardo anche nel contesto sociale e ambientale in cui si muovono e in cui agiscono.
L'impatto estetico ed emozionale di questo esperimento, tanto originale quanto coraggioso nel panorama del teatro civile contemporaneo, si rivela di un incisività vivissima.
Un lavoro splendido e - vien da dire - necessario.
Perchè ci si rende conto che valgono più che mai, quando si esce dalla sala, le ultime parole di Ivan-Roberto: "Non datevi pace".
Bravissimi tutti.
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