AMLETO
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 4
LO SPETTACOLO
Autore: di L.Costa, G. Gallione, M. Cirri, da W. Shakespeare Descrizione
Amleto e il fool, l'ultimo degli alchimisti o il primo degli intellettuali "moderni", a confronto con matti, buffoni, melanconici malcontenti, giullari. Da qui parte il nuovo spettacolo di Lella Costa, un’occasione per guardare al passato e al presente, per parlare di devianza e normalità, di reclusione e malattia, comicità e malinconia. Così le parole di Amleto si intrecciano a quelle dei matti Feste, Touchstone e Freccia, del fool di Lear, ma anche delle pazze Ofelia e Giulietta. Un Amleto “fo Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
ALLE VIGNE Repliche passate (dal 15/04/2007 al: 15/04/2007) LE RECENSIONILa recensione di Francesca Bastoni
Alla scoperta del bardo Destinato ad un pubblico anticonvenzioale e ironico.
Dalla leggenda al teatro
Il coraggio della performance Visto il 25/11/2010 a Milano (MI) Teatro: Carcano La recensione di Cinzia Agrizzi
"Esplodere o implodere". E' così che inizia il brillante Amleto che Lella Costa ha portato in scena giovedì 21 febbraio al Teatro Lorenzo Da Ponte di Vittorio Veneto (Tv), con un brano de "Le cosmicomiche" di Calvino che traduce il celebre "essere o non essere" shakespeariano. Dall'inizio, dunque, è chiaro l'intento dell'attrice che firma il testo con Giorgio Gallione (già regista) e Massimo Cirri: trasportare i temi dell'opera, la follia, la guerra, la politica, il dramma familiare, nell'attualità (italiana e internazionale) e condurre lo spettatore a riflettere sul loro significato, alternando il testo originale a divagazioni, approfondimenti, citazioni da autori contemporanei e dall'opera danese di origine medievale di cui Shakespeare avrebbe fatto il remake. Lella Costa, da sola sul palcoscenico, accompagnata dalle musiche di Stefano Bollani, porta in scena le vicende di un fool, di un pazzo o di un buffone, reale o finto, di cui si narra già in epoche antichissime e che richiama alla mente mille altri amleto possibili. Viene amplificato anche il punto di vista femminile, con la follia di Ofelia, alla quale nessuno sta vicino quando manifesta i segni del suo dolore. Essenziale la scenografia di Guido Fiorato, in legno e terra: come ai tempi di Shakespeare non serve di più per evocare il buio, il castello, la foresta. Sacchi di mele rosse versate a terra bastano a rappresentare i fiumi di sangue del tragico finale, quando Lella Costa diventa Orazio, l'unico che potrà raccontare a Fortebraccio, di ritorno dalla vittoria in Polonia, l'accaduto. L'attrice milanese, cambiando spesso registro e passando dall'ironico al tragico al malinconico, delinea perfettamente i caratteri dei personaggi, le loro debolezze, e si concentra in modo particolare sul quel monologo, quello per cui Amleto è famoso tanto da essere posizionato al quinto posto di una recente classifica americana dei dieci miti dell'immaginario di tutti i tempi. Un quesito, quello dell'essere o non essere, che incontriamo tutti nella vita di ogni giorno, nelle più banali situazioni ("lo chiamo o non lo chiamo?"), nella guerra. Ed è proprio sul significato della guerra e della pace, con la speranza di un mondo migliore, che l'attrice saluta il suo pubblico: "...vedo la morte imminente di ventimila uomini che per un sogno, per un capriccio dell'onore vanno alla tomba come a letto, e combattono per un palmo di terra che non basterà nemmeno a seppellirli". Una frase scritta nel 1600 ma che risuona più che mai attuale.
Vittorio Veneto (Tv), Teatro Lorenzo Da Ponte, 21 febbraio 2008
La recensione di Manuel Broccardo
E' interessante percepire in Lella Costa la bellezza del raccontare un testo così conosciuto sì ma ancora con molto da scoprire. Non delude l'attrice l'addossarsi di un testo e un personaggio così enormi, anzi si spinge oltre e ne ricava un filo femminile intenso. Da vedere perchè è un teatro di narrazione, è un teatro di Lella Costa che ci ha fatto percepire un suo modo particolare di raccontare ma il parallelo maschio femmina è unico e molto molto particolare.
Schio (VI) - Teatro Astra, 16 marzo 2007
La recensione di Julien Blactot
Amleto? Essere o non... No! Non cominciamo con questo famoso monologo del personaggio che da il nome all'opera di Shakespeare. Un monologo, molto profondo, che richiede un certo pensiero filosofico, ma che non esclude il dubbio, una domanda sulla domanda stessa... come lo spiega sulla scena Lella Costa, nella sua interpretazione libera di Hamlet... scusate, Amleto in italiano. Un'interpretazione contemporanea, tra la dramaturgia, il « veaudeville » (in francese : dentro il testo), sino al « one woman show »!
Amleto si presenta come un'ottima occasione di andare a vedere uno spettacolo di Shakespeare nella lingua di Dante, e, di più, la più famosa opera di Shakespeare. Opera famosa, davvero?
Ed è su questo tema che comincia il gioco di Lella Costa, attrice in scena, in solo per due ore! Tutti conoscono il nome di Shakespeare, alcuni sanno anche pronunciarlo in modo corretto, tutti conoscono il nome di Amleto, il suo famoso monologo, però, quando l'attrice fa delle domande al pubblico (« Come si chiama il padre di Hamlet? », « Chi sono Ofelia ed Orazio? »), il buio si intensifia nel teatro...
Quindi, la Costa ci va a spiegare cosa è Amleto, il suo contesto storico, e, in un monologo stupendo, velocissimo, la trama della storia secondo Shakespeare. Cosi veloce che non si può capire tutto, però forse è fatto a posta, la storia di Amleto è cosi ricca, completa, complessa, con innumerevoli personaggi e collegamenti che sarebbe impossibile da riassumere in pochi minuti. Di più, la narratrice ci spiega che la storia del Principe Amleto è un mito anteriore a Shakespeare, che l'avrebbe solo trascritta per i bisogni del suo periodo. Ciò nonostante, l'asse maggiore è l'uccisione del padre di Amleto, re del Danimarca, e la vendetta dell'eroe contro l'usurpatore omicida, vendetta preceduta da un lungo periodo di dubbi dalla parte del figlio, che fingerà perfino la follia per scappare al dolore del lutto e poi dell'atto di vendetta stesso.
Un drama che Lella Costa sa raccontarci con umore, molto umore, analizzando i caratteri in un modo moderno, e utilizzando in buona fine anacronismi: « Mi telefonerà, o non mi telefonerà? Questa è la domanda! », o ancora l'allusione all'anno Erasmus di Amleto, in Francia, che ce ne fa un'eroe molto attuale, e non è contrario all'idea universale o almeno occidentale del mito!
Sono questi mezzi che permettono all'autore di mostrare l'attualità dell'opera e della sua filosofia.
Ad esempio, Lella Costa si ferma sul personaggio di Polonio, lo spia in tutte le occasioni, prende tutto il suo senso oggi da un nome molto attuale: « il » Polonio, a volta utilizzato dalle spie. Sono davvero coincidenze?
E, ovviamente, il destino dei popoli confrontatisi con la guerra: sarebbe difficile non pensare al collegamento tra la conquista assurda dalla Polonia, paese nemmeno troppo grande per seppellirci i soldati caduti, al dire di Shakespeare... o della narratrice, ed altre guerre attuali che avrebbero reso amaro il cuore del Principe Amleto, secondo la narratrice.
Essere o non essere, questo è il problema...
Una domanda fondamentale, che si puo derivare in tutti i modi: fare, o non fare la guerra? Morire, o dormire? Telefonare, o non telefonare? Tutto si riassume in una scelta, una scelta importante come dimostra la presenza del famoso teschio nella mano di Amleto.
Un teschio che si trasforma secondo le diverse interpretazioni di Amleto. A volta uno specchio (non molto diverso nella metafora), oppure come lo fa Lella Costa, una mela.
Una scena molto semplice, vicina forse dei teatri della Londra di Shakespeare. Una grande scena rivolta verso il publico con un buco nel mezzo: l'inferno. Una tela di fondo, spesso nera, o di un blu profondo, che insieme alla luce da un'atmosfera buia alla scena, ottima per un castello medievale in Danimarca... E, quasi come un secondo personaggio che risponde alla narratrice, la sua seconda pelle, un grande mantello la cui la parte esteriore, anch’essa nera e blu scuro, contiene dei pezzi di luce meravigliosi. Il simbolo di questa luce? Forse tocca a ciascuno pensare al ruolo di questa presenza in chiaroscuro sulla scena. Un essere, o un non-essere?
Comunque, una scena molto semplice, accompagnata di una musica sottile e adeguata, che svellano il gioco prodigioso della Costa, che trasformano il drama di Shakespeare in qualcosa di più, una riflessione sulla domanda stessa, e forse sulle condizioni che hanno posto Amleto... Shakespeare, e ciascuno di noi, a farci questa domanda.
L’Amleto secondo Lella Costa ci invita a divertirci ed a pensare nello stesso tempo, ad ammirare il monologo stesso, l'energia dell'attrice, una velocità di parole nel monologo fra diversi personaggi ridotti ad uno, una rappresentazione che dovrebbe piacere agli abituati e riconciliare con un teatro snobbato quelli che non lo frequentano, quelli che ci dovono essere « tirati per piedi », come dice la narratrice.
Allora? « Implodere a esplodere », come si domanda la narratrice all'inizio dello spettacolo? Chi può rispondere?
Dopotutto, come lo indicano le ultime parole di Amleto, « tutto il resto è silenzio ».
GENOVA, TEATRO DELL’ARCHIVOLTO, Martedì 23 Ottobre 2007
La recensione di Silvia Marchetti
“Amleto” è una delle tragedie shakesperiane più conosciute e più rappresentate in quasi ogni paese occidentale. E’ considerato un testo cruciale per attori maturi e il monologo "essere o non essere", presente nel terzo atto dell’opera, vanta un’ immensa gamma di interpretazioni sui palcoscenici di tutto il mondo. Gabriella “Lella” Costa, attrice milanese molto amata da pubblico e critica fin dalle prime apparizioni sul palcoscenico ( “Adlib” e “Coincidenze” sono grandi successi degli anni ‘80), porta in scena una rivisitazione personale della tragica storia del principe di Danimarca.
In quest’opera viene descritto perfettamente il tema della vendetta, ma ancor più importante pare essere quello della follia, vera o simulata, alla quale il giovane e cupo protagonista si aggrappa per raggiungere il suo scopo: vendicare la morte del padre, avvelenato dallo zio Claudio per potergli succedere al trono; punire adeguatamente la madre Gertrude per aver sposato proprio il meschino cognato, subito dopo essere rimasta vedova; amare in gran segreto la bella Ofelia, nonostante gli ostacoli posti dalle famiglie. La vicenda si conclude nel modo più tragico possibile, tra duelli, spargimenti di sangue, avvelenamenti e suicidi. Una vera e propria carneficina, nella quale anche Amleto perde la vita.
Lella Costa analizza il complesso e ambiguo testo shakesperiano facendone esaltare tutta la sua attualità e mostrando quanto l’uomo - Amleto sia moderno e reale anche al giorno d’oggi, in ogni angolo del mondo. Prende questo personaggio, lo fa suo e ne mostra i mille volti e le mille sfumature: “Essere o non essere”, “Implodere o esplodere”. Ed ecco che inizia il racconto della follia, della guerra, dell’amore, della vendetta, dell’esasperazione, del lutto.
L’Amleto portato nei teatri italiani dalla Costa, con la regia di Giorgio Gallione ( il quale ha scelto una scenografia tipica seicentesca ) e le musiche originali e novecentesche di Stefano Bollani, riassume in sé il pazzo e il simulatore, la follia e il metodo. Contrasti che permettono di riflettere sul passato e sul presente, situazioni che portano lo spettatore a uno “sforzo” culturale che va da Freud a Sartre, da Marx a Flaubert. Un quadro nel quale non mancano pennellate di comicità e ironia, tutt’altro che leggere e casuali.
Un Amleto “fool immersion”, come sostiene la stessa Lella Costa. Profonda e sensibile.
Modena, Teatro Storchi, 18 febbraio 2007
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