LoginIscrivitiSegnala uno Spettacolo • Anno 2 - Numero 49 
Cerca gli spettacoli nel database di Teatro.Org!
Torna alla lista     COMMENTA      LEGGI LA RECENSIONE
SERATA PETIT

I Commenti

I Commenti degli Utenti

Questo spettacolo non ha ancora commenti.
Sai che puoi inserirne uno?
Per farlo clicca su Commenta lo Spettacolo!

Inoltre, puoi dargli un voto cliccando il pulsante Vota questo Spettacolo
qui in alto e puoi ricevere un promemoria via e-mail quando inizieranno le repliche, con il servizio Show Alert.

Autore: roland petit, musiche bizet e bach
Regia: coreografo roland petit, direttore david garforth
Compagnia/Produzione: fondazione teatro regio di parma
Cast: corpo di ballo del teatro alla scala di milano orchestra del teatro regio di parma

Date repliche a cura di
Francesco Rapaccioni
Scheda spettacolo a cura di
Francesco Rapaccioni
Genere
danza/balletto

Alla Scala

Stagione
precedente
o
non previste
repliche
al momento

Piazza della Scala - Milano (MI)
Tel: 02 72003744
Email: marketing@teatroallascala.org


LE RECENSIONI


La recensione di Francesco Rapaccioni

Milano, teatro alla Scala, “Serata Petit” balletti di Roland Petit

QUANDO LA MUSICA SI FA DANZA

“Serata Petit” raccoglie un trittico del maestro francese, presentato prima al Regio di Parma nella stagione ParmaDanza 2008 ed ora approdato sul palco scaligero dopo la pausa estiva.
In Petit il movimento nasce dalla musica e con Bizet il legame è particolarmente significativo, sia nel caso di uno dei primi capolavori del Maestro, quell'esemplare “Carmen” del 1949 divenuta presto cavallo di battaglia delle compagnie di Petit e della sua compagna d'arte e di vita Zizi Jeanmaire, sia nel caso de “L'Arlésienne”, creata nel 1974 su una tavolozza orchestrale piena di colori, bruciata dal sole come le tele di Van Gogh. Rari sono invece i casi come quello di “Le Jeune homme et la Mort”, in cui la versione definitiva della musica (Bach nella orchestrazione di Ottorino Respighi) segue la composizione coreografica del balletto.

Il medesimo linguaggio coreografico accomuna i tre balletti, improntati sulla classicità dei gesti ma con aggiornamenti moderni e caratterizzati da un andamento narrativo.

L'Arlésienne, tratta dal testo di Alphonse Daudet, ha scenografie di René Allio basate sulla pittura di Van Gogh, con pennellate divise e contorte, campi di grano soleggiati e campagne assetate con rade case; i costumi di Christine Laurent sono di ispirazione vagamente provenzale, in bianco e nero con la cintura rossa di stoffa per i contadini. La storia narra dell'amore di Frederi e Vivette, separati dal “fantasma” dell'Arlesiana, che non compare mai in scena, fortemente amata dal protagonista, fisicamente assente ma presente costantemente nella dimensione sentimentale. Mentre Vivette mostra una forte tensione verso Frederi, egli costantemente guarda verso il vuoto, dominato dalla passione per la ragazza di Arles. Fino al drammatico finale, quando si spalanca una finestra sul fondo nero, dentro cui si tuffa Frederi. Fondamentale l'apporto del corpo di ballo, i cui movimenti intrecciati di assieme delineano i momenti drammatici e giocosi. Marta Romagna è una timida e felice Vivette, Mick Zeni un Frederi dalle notevoli capacità attoriali, con lo sguardo perso nel vuoto.

Le Jeune homme et la Mort è tratto da un'idea librettistica di Jean Cocteau: un ragazzo attende con impazienza qualcuno all'interno di una soffitta sghemba e misera, bohèmienne; affoga nell'angoscia la sua esistenza e la lascia scivolare via buttandosi tra le braccia di una donna vestita di giallo, la Morte in persona e la seguirà, come un personaggio di Chagall, sui tetti di Parigi, dopo essersi impiccato a una trave del soffitto. Dopo l'atmosfera solare del primo balletto, qui prevale una dimensione esistenzialista, un luogo mentale in cui l'uomo non può contare su se stesso per giustificare la propria esistenza e dare un senso alla vita. Bravi l'atletico Antonino Sutera e la fatale Gilda Gelati nei due ruoli. Le scene sono di Georges Wakhevitch e i costumi di Karinska e, rispetto all'Arlésienne, mostrano maggiormente il passare del tempo.

In Carmen hanno grande spazio la protagonista e Don Josè, Escamillo è solo una sbiadita presenza, Micaela non compare. Carmen è donna libera, tentazione irresistibile, animale selvatico che preferisce la morte alla cattività. Ironia, erotismo ed esistenzialismo sono le tinte dominanti dei movimenti che raccontano di una travolgente passione. Sabrina Brazzo è Carmen nella fisicità quasi androgina di Renée Jeanmaire. Andrea Volpintesta è un fascinoso Don Josè con l'elegante mantello nero, simbolo della sua appartenenza a un rango sociale diverso dagli altri. Eris Nezha è il torero fatuo, Antonella Albano, Maurizio Licitra e Matteo Gavazzi i tre banditi che ricordano le streghe di Macbeth. Il corpo di ballo completa il cast, perfetti nella scena con le sedie. Ma il pubblico è rapito dai passi a due, nella camera da letto e nel finale, la tauromachia che non ha alternative alla morte. Le scene sono del pittore catalano Antoni Clavè (nel dopoguerra furono una rivelazione, oggi meno), come i costumi.

David Garforth ha diretto con la consueta perizia l'orchestra dell'Accademia del teatro alla Scala. Teatro gremito: la rappresentazione “Invito alla Scala” riserva l'ingresso a giovani ed anziani. È stato un piacere vedere tanti giovanissimi entusiasti e plaudenti, una vera festa.

Visto a Milano, teatro alla Scala, l'11 settembre 2008

FRANCESCO RAPACCIONI

Voto: Voto del Redattore: Francesco Rapaccioni


La recensione di Alessandra Ronza

Parma 30/05/2008
Opera del grande artista francese Roland Petit, emblema della storia della danza del novecento, questo trittico unisce il bello della danza con il fascino della letteratura francese.
L’Arlesienne, Le Jeune homme et la Mort, Carmen, queste le tre opere messe in scena, ove il filo conduttore è il tema dell’Amore.
La musica è chiara e penetrante, e riesce a profondere un ritmo incalzante al balletto, eseguito eccellentemente dal Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.
Roberto Bolle, étoile, nelle vesti di Frederi, nell’Arlesienne, presenta una danza priva di sentimentalismi ma forte e delicata, coinvolgendo il pubblico in emozioni irrompenti.
Mick Zeni, le jeune homme, esprime la sua passionalità in un duetto ,tecnicamente perfetto e di profonda intensità drammatica, con Marta Romagna. La danza è piena di vigore; nuove scene, coreografie eterogenee, quasi a lasciar trasparire che il genio Roland volesse andare controcorrente. Sentimenti di amore, solitudine, rimpianto, e tristezza per un’ inevitabile “fine”: la Mort!
Conclude la serata l’ultimo balletto, che vede l’ingresso trionfante della Femme Fatale: Carmen. La coreografia, in questo caso, è omogenea, e l’artista Petit ha cercato di collegare, grazie alla possibilità di esprimersi attraverso un linguaggio ironico, sarcastico, ma anche erotico, realismo e classicismo della danza: la scena d’amore nella stanza di Carmen.
Si chiude così la stagione PARMADANZA 2007/2008 di indiscutibile successo.

Voto: Voto del Redattore: Alessandra Ronza

Per saperne di più su Show Alert, clicca qui.

HOME    Login    Chi siamo    I Redattori    Dalla Redazione    Dicono di Noi    Privacy    Contattaci    Preferiti    Imposta come Homepage - © 2003-2008 Teatro.Org - Intrattenimenti
Testata giornalistica registrata al ROC il 30 agosto 2006 - n. 14662 e presso il Tribunale di Milano il 30 maggio 2008 - n. 342 - Direttore Responsabile Gianmarco Cesario