AIDA
LO SPETTACOLO
Autore: giuseppe verdi Descrizione
produzione del teatro alla scala (1963) Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diFrancesco Rapaccioni Francesco Rapaccioni LA LOCATION
ALLA SCALA Repliche passate (dal 14/02/2012 al: 10/03/2012) LE RECENSIONILa recensione di Francesco Rapaccioni
AIDA WAGNERIANA La Scala recupera l'Aida di Zeffirelli del 1963, anche in occasione del decennale della scomparsa di Lila De Nobili. Di lei scrive Vittoria Crespi Morbio nel programma di sala: “Lila De Nobili (1916-2002) era una donna schiva e solitaria; è difficile recuperarne un ritratto fotografico, persino una firma. Eppure è tra le pittrici-scenografe il cui segno rimane inconfondibile”. E inconfondibile è il segno delle scenografie dipinte di questa Aida che si rifà a quelle di matrice ottocentesca: interni sontuosi dominati da tendaggi a frange, scorci di templi caratterizzati da colonne con quattro faccioni nei punti cardinali (come ad Angkor in Cambogia), esterni pennellati dallo scolorare della luce. Nella seconda scena del quarto atto il piano del palcoscenico si solleva a svelare l'interno della tomba. I cambi scena, pensati per un'epoca ormai lontana dall'odierna tecnologia, allungano notevolmente i tempi dello spettacolo, che supera abbondantemente le quattro ore, avvicinandosi alle opere wagneriane. Però le luci di Marco Filibeck, pur precise ed efficaci, rivelano impietosamente il limite di quelle scenografie dipinte le quali, certamente, sono dei capolavori nei bozzetti originali della De Nobili e che in questo caso meno rendono quell'effetto di trasparenza della sabbia e della luce a rimando dei sentimenti.
I costumi, sempre di Lila De Nobili, mescolano il gusto ottocentesco degli orientalisti, il folklore per le culture lontane e sentite come “primitive”, il kitch del kolossal cinematografico anni Sessanta: frange e riporti, specchietti luccicanti e pietre colorate, oro e lustrini, piume ovunque.
Liudmyla Monastyrska è un'Aida dalla voce piena e potente, salda nell'acuto e sonora nel grave; una maggiore cura degli accenti avrebbe messo maggiormente in luce le potenzialità sentimentali di un personaggio ricco di aspetti (e contrasti) interiori. Il Radamès di Jorge De Leon è meno saldo ma la voce è giusta per timbro ed estensione, seppure il fraseggio non sia esemplare. Marianne Cornetti ha rivelato un grave spolpato che non viene sopperito dal centrale, vista la tessitura del ruolo, e una voce appannata, incapace di rilievo. Generico l'Amonasro di Andrzej Dobber, precisi il Ramfis maturo di Giacomo Prestia, il Re giovanile di Roberto Tagliavini e il Messaggero di Enzo Peroni. Luminosa e perfetta la Sacerdotessa di Pretty Yende. Il coro è stato efficacemente preparato da Bruno Casoni, al corpo di ballo diretto da Makhar Vaziev si sono uniti gli allievi della scuola di ballo dell'Accademia della Scala diretta da Frédéric Olivieri. Teatro esaurito, pubblico abbastanza tiepido, nel finale applausi per tutti. Visto il 25.02.12 a milano (mi) Teatro: alla scala SOCIAL & C.SEGNALIAMOGLI ANNUNCISPECIALE TURISMOLA NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |