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IL MARE
Il mare

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LO SPETTACOLO

Autore: di Paolo Poli, da Anna Maria Ortese
Regia: Paolo Poli
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Produzioni Teatrali Paolo Poli Associazione Culturale
Cast: Paolo Poli, Mauro Barbiero, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco.

Descrizione
Il racconti di Anna Maria Ortese sono stati paragonati al fantastico viaggio dantesco nell'aldilà. Ad una rilettura odierna sembrano piuttosto rievocare la teatrale tenerezza del Tasso o la cinematografica leggerezza dell'Ariosto. Gli avvenimenti narrati sono visti attraverso il ricordo struggente: l'infanzia infelice, ma luminosa, l'adolescenza insicura, ma traboccante, l'amore sfiorato, ma mai posseduto. Sentimenti che ricordano il dispettoso rifiuto di Kafka e le illuminazioni improvvise di Joyce.

Le scenografie, come sempre, sono del grande Lele Luzzati.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

ACCADEMIA
p.zza Cima 5 - Conegliano (TV)
Tel: 0438 22880


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 16/02/2012 al: 16/02/2012)

LE RECENSIONI


La recensione di Monica Menna

L'Italietta che arranca nella storia

Lo spettacolo "Il mare" di Paolo Poli, al Teatro Sala Umberto fino al 18 dicembre 2011, ha indubbiamente il merito di riportare all'attenzione degli spettatori l'opera della scrittrice Anna Maria Ortese.  Con quattro valenti attori-ballerini (Mauro Barbiero, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco) l'artista fiorentino propone deliziosi "siparietti" tratti da racconti della Ortese, alternandoli con "canzoni" che vanno dal 1930 al 1970.

In particolare i racconti che ispirano la recitazione in palcoscenico sono stati liberamente tratti dai libri "Angelici dolori" del 1937 e "Il mare non bagna Napoli" del 1953. La scena è "arredata" da fondali retrò di Emanuele Luzzati che enfatizzano la pittura popolare del Novecento.

"Il mare non bagna Napoli" è un libro che fece scalpore, molto criticato nella città partenopea  anche perché la scrittrice mise alla berlina la nuova scena letteraria cittadina. E non a tutti piacque il suo approccio, il suo voler raccontare una Napoli magnifica e tragica allo stesso tempo: l'incanto per la terra e le sue bellezze naturali,  il disincanto per i suoi abitanti.

"La scrittrice quando non si commuove - annoterà Erri De Luca nel 1994 - sostituisce a questa mancanza  una prosa caustica". Nella traduzione teatrale di Poli dell'opera letteraria , molte critiche di Ortese passano in secondo piano ed emerge un'atmosfera quasi onirica e surreale.

Dell'Ortese Poli ha voluto cogliere  la nostalgia struggente e quelle che possono essere considerate "asprezze" della sua visione passano in secondo piano. Che si parli di  Napoli o di un altro luogo poco importa sul palcoscenico (da ciò crediamo il titolo semplificato della rappresentazione "Il mare", che pur conserva in sè tante suggestioni letterarie e metaforiche).

C'è un'atmosfera da avanspettacolo, giullare, apparentemente ilare. Tutto è "polizzato"... e la recitazione "en travesti" rende la pièce ancor più ironica, tragicomica. Si alternano "figure e figurine" di un'Italietta, bagnata dal mare, che arranca nella storia, a suon di marcette e canzonette.

Visto il 06/12/2011 a Roma (RM) Teatro: Sala Umberto

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Voto: Voto del Redattore: Monica Menna


La recensione di Edgardo Bellini

Un istrione fanciullo

Il teatro magico di Paolo Poli si affida alla consegna di una letteratura più intima ed appartata; questo nuovo, elegante spettacolo è ispirato dai racconti di Anna Maria Ortese, scrittrice dalle modulazioni inquiete, che prendono forma in una costruzione scenica rigorosa ove si alternano sapientemente il tocco delicato e il guizzo irriverente, l’elegia e l’ironia, il vaudeville e l’ars poetica. La struttura riprende il modello drammaturgico già sperimentato coi Sillabari di Parise, altro autore dai riverberi apollinei che l’attore fiorentino predilesse nel suo precedente lavoro, con esiti altrettanto raffinati.

Sia chiaro, per un maestro della scena come Paolo Poli il testo è più che mai pretesto: il protagonista assoluto è lui, l’istrione fanciullo che magnetizza l’uditorio con la voluttà della sua recitazione saettante e ipnotica, e della sua arte sopraffina, gelosamente protetta dalle bruttezze del secolo e dall’ingiuria della banalità. Poli imprime la sua misura stilistica ai racconti della Ortese, cosicché sulla narrazione elegiaca e a tratti inquieta di storie senza un epicentro fluisce il respiro dell’incredulità che toglie peso alle cose, restituendo una realtà conosciuta attraverso le rivelazioni di un adolescente.

La levità, per Italo Calvino misura indispensabile delle cose umane, è dunque il riflesso dominante di ogni evento sulla scena; così la bambina dagli occhiali spessi, che malinconicamente apre Il mare non bagna Napoli, ha adesso una vitalità impertinente che la protegge dalla visione del mondo. La levità è poi colore naturale nei siparietti musicali, che riprendono canzonette e musiche d’antan; irresistibile la faraonica Wanda Osiris che si esibisce sinuosa svelando, con un pizzico di vanità d’attore, la schiena nuda. Quattro giovani e versatili attori, fluidi nella recitazione e nelle coreografie danzate, si alternano abilmente sulla scena, ben accompagnando Poli nei suoi fraseggi.

Quando le luci in sala si riaccendono, e gli spettatori sono arrampicati fin sul loggione, è una festa del cuore scoprire che un pubblico di ogni età riempie la grande sala del Bellini;  il teatro di Paolo Poli ha una sua nobiltà assoluta – visibile ben oltre i modesti confini della popolarità televisiva – che ne fa uno dei massimi interpreti della scena contemporanea, oltre che un magnifico testimone del Novecento italiano.
 

Visto il 11/02/2011 a Napoli (NA) Teatro: Bellini

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Voto: Voto del Redattore: Edgardo Bellini


La recensione di Alessandro Grieco

"IL GENIO IRRIVERENTE"

Il Genio Irriverente - lo avrete già capito - è Paolo Poli, protagonista e regista della pièce, maestro  arguto e raffinato di un umorismo sempre intelligente che, stavolta, ha deciso di  arricchire  la sua galleria di voci gentili e scintillanti del ‘900, prendendo in prestito quella tragica e moderna di Anna Maria Ortese, autrice sospesa sempre, soprattutto nei suoi racconti, tra la realtà che vive e il sogno che la incanta.
Qui l’autore toscano adatta per la scena sei monologhi,  tratti da "Il mare non bagna Napoli"  e "Angelici dolori", e li accompagna con gradevolissime incursioni musicali, immaginando un repertorio di canzoni che va dagli anni Venti ai Settanta e, tra un intermezzo e l'altro, diverte e si diverte con calembours e giochi di parole, senza scadere mai in spudoratezze gratuite: “Magari mi capita di dire che appendo alla parete il ritratto di un pellerossa dopo aver reverentemente tolto un’immagine sacra, perché Dio oggi va in cassa integrazione anche lui e la Madonna serve solo per bestemmiare.”
Il mare, dunque, e le sue declinazioni: il viaggio, l’amore, la guerra costituiscono la drammaturgia del genio trasformista fiorentino; gli avvenimenti narrati sono visti attraverso il ricordo struggente: l’infanzia infelice, ma luminosa, l’adolescenza insicura, ma traboccante, l’amore sfiorato, ma mai posseduto. Figure e figurine di una Italietta arrancante nella storia dove le canzonette fanno la parte del leone: “ Besame mucho..”, “Amor, amor, amor…”, “ Mambo italiano ”, “ Legata ad un granello di sabbia.
Tra le righe scorgiamo una simpatica e commossa denuncia della guerra, allorché si traveste da irresistibile militare con gli occhi bistrati (ricordiamo una sua memorabile intervista a “Che tempo che fa”, in cui ricordava la testardaggine del padre che da ragazzo gli faceva imbracciare a forza un fucile per educarlo alla virilità, “ma io non ci riuscivo, ero femminello!”) e ci ricorda che la guerra è “stupidità, morte e speranza”, un atto inutile come il mare d’inverno: “sono andata al mare, una noia, un fragore, una schiuma, un mare grande, solo, inutile”.
Tra lepidi sorrisi ed acute riflessioni, il più vivace decano della scena italiana, coniugando leggerezza ed eleganza con il linguaggio deliziosamente icastico e le indiscutibili doti poetiche, interloquisce con il pubblico per vellicarne l’uzzolo e frenarne ardori ed esuberanze e si rivela, come se fosse ancora necessario averne conferma, un impareggiabile affabulatore poliedrico e versatile, capace di esercitare uel magnetismo da grande adescatore che, da solo, potrebbe bastare a sedurre, convincere ed ammaliare sia il critico che lo spettatore.

 

Visto il 11/01/2011 a Roma (RM) Teatro: Eliseo

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Voto: Voto del Redattore: Alessandro Grieco


La recensione di Daniela Cohen

Il Mare di Paolo Pol, un varietà esilarante

Approdata il 9 dicembre al Teatro Elfo Puccini di Milano, Il Mare vi resta, con sala quasi da tutto esaurito fino al 9 gennaio prossimo. Lo spettacolo, estratto dalla raccolta di novelle ‘Il mare non bagna Napoli’ di Anna Maria Ortese, ci offre alcuni deliziosi quadretti, un po’ sulla falsariga dei ‘Sillabari’ di Goffredo Parise che l’artista fiorentino aveva messo in scena un paio di stagioni fa. Il sistema è il medesimo ma stavolta i suoi quattro ‘ballerini’, i bravissimi Mauro Barbiero, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini e Giovanni Siniscalco, hanno del tutto diritto di parola e compongono i siparietti alternandosi a quelli, quasi sempre cantati o monologanti, del geniale Paolo Poli.

Con la sua laurea in letteratura francese, l’attore e regista non ha mai smesso di deliziare il pubblico al quale si rivolge da oltre mezzo secolo con toni brillanti e istrionici, mescolando pungente ironia e una garbata comicità. Calombour, doppi sensi, poesia surreale, tutto in Poli esprime quel certo non so che capace di attrarre l’intelligenza e rendere nostalgici di una realtà ancora viva ma che appare sempre più lontana dall’ordinaria realtà, colma di volgarità e idiozia comune.

La bravura nell’aver scelto per molti anni uno scenografo come Emanuele Luzzati, scomparso proprio tre anni fa a Genova, fa sì che l’impianto scenico proponga un continuo cambio di fondali colorati e perfettamente aderenti ai soggetti, sempre mutevoli ma simili, mostrando la grande ricchezza di espressività e lo stile personale che ha segnato Luzzati, divenuto non a caso uno degli artisti più ammirati del nostro tempo. A quelli si affiancano i fantasiosi costumi di Santuzza Calì, indossati con lussurioso piacere dagli artisti che calcano il palco. Paolo Poli ha l’andatura della grande star del varietà, canta in francese muovendosi poco poco, a tempo, abbozzando gesti contenuti e indossando abiti e parrucche perfette.

Ieri sera, al suo debutto milanese, il grande artista si è tranquillamente concesso di impappinarsi e innervosirsi con un paio di battute fulminee rivolte al pubblico, che sembra bere dalle sue labbra un nettare divino e lo ha applaudito senza sosta a ogni fine siparietto, come ai tempi dei gran varietà. I racconti prescelti sono stati scritti dalla Ortese tra gli anni ’20 e i ’70 e sono piccole tragedie o melodrammi rivissuti attraverso lo sguardo onirico e immaginario del protagonista, che tutto dirige.

C’è la storia delicata dell’uomo che, malato terminale, scopre di aver ricevuto una lauta eredità. O quella della bambina che non vedeva ma, una volta indossati gli occhiali tanto desiderati, crede di impazzire perché vede troppo bene la sporcizia e le brutte persone che la circondano. La speranza di partire e andare oltreoceano, il sogno di Parigi e la vita reale intorno a Napoli, fra povertà e paure, sono alcune delle storie che cedono il passo alle canzoni di un Poli che non perde mai la bussola e fa emozionare.

Gli spettatori della prima hanno goduto di tre uscite fuori scena a fine spettacolo, con poesiole d’epoca colme di doppi sensi; un Poli stanco e accaldato, senza parrucca nè gioielli, è rimasto così in costume ad omaggiare i presenti, tantissimi. Tra i quali ho intravisto gli stilisti Ottavio Missoni e Mariuccia Mandelli, alias Krizia, oltre al critico d’arte Flavio Caroli dalla bianca chioma e molti altri, fra personaggi dello spettacolo, della moda e dell’arte. Vedere Paolo Poli è come andare sulla tour Eiffel: forse sai cosa aspettarti ma ogni volta è diverso, divertente e piacevole. 

Visto il 10/12/2010 a Milano (MI) Teatro: Elfo Puccini - sala Shakespeare

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Voto: Voto del Redattore: Daniela Cohen

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