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PAOLINA
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LO SPETTACOLO

Autore: Massimo Cusato
Regia: Massimo Cusato
Compagnia/Produzione: teatro dei DIS-OCCUPATI
Cast: Massimo Cusato

Descrizione
“Paolina” affonda le sue radici nella memoria dell'infanzia, nelle fiabe, nei detti popolari, fra il sacro ed il profano. Paolina, che per diverse ragioni si trova in Purgatorio, chiede di poter scendere sulla terra per raccontare le sue fiabe al suo primo pronipote. Ottiene da Dio il permesso, a patto che, come un'anziana Cenerentola, rientri entro la mezzanotte al Purgatorio.
Spettacolo per grandi e bambini e per adulti che non hanno dimenticato di essere stati bambini.
Date repliche a cura di
La Redazione
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LA LOCATION

ABARICO
via dei Sabelli 116 (S. Lorenzo) - Roma (RM)
Tel: 0698932488
Email: abarico@gmail.com Sito Web: www.abarico.it


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LE RECENSIONI


La recensione di Luisa Monnet

Paolina: quando il teatro racconta favole

Viene da S. Ferdinando di Puglia (Foggia) Paolina, ha vissuto tanti anni, ha figlie e nipoti. Ora è arrivato anche il primo pronipote ed è per lui che è tornata, Paolina, per poterlo conoscere e raccontargli una favola, come sua nonna faceva con lei. Sì perché Paolina viene da lontano, da un altro tempo: un’epoca fatta di gente umile e perbene, di grandi famiglie piene di figli e figli, di contadini e di lavoratori. Un tempo dove la parola e il cammino contavano ancora più dei motori e del computer.
E ora Paolina è di nuovo qui, ha chiesto un permesso speciale al suo Superiore, ha preso la sua borsa, ha infilato le scarpe ed è scesa. Direttamente giù dal Purgatorio. Porta con sé filastrocche, proverbi, voci lontane e soprattutto tante favole da raccontare al piccolo Andrea, figlio di suo nipote Massimo Cusato, che tramite la voce e i ricordi di sua nonna, ora quelle favole le racconta a noi, uditorio e pubblico del suo spettacolo.


In questa’operazione, che fondamentalmente non è che un unico atto, un lungo omaggio ininterrotto alla famiglia, ai ricordi impressi nelle vecchie foto, nei disegni che campeggiano fuori dalla sala di teatro, quello che coglie immediatamente l’attenzione e il cuore è il grandissimo amore che ha spinto questo giovane attore a cambiare letteralmente identità e a presentarsi in scena con gli abiti, il passo leggero e stanco, la voce incerta dalle cadenze uniche della nonna, che a sua volta si specchia nel volto di suo nipote e negli occhi del piccolo pronipote che ci pare quasi di vedere, mentre aspetta la sua storia.
Paolina gli racconta la favola di "Mastro Francesco", del "Fratello scemo", e insieme a questi personaggi furbi, ingenui, scaltri e innocenti ricrea un mondo che abbiamo troppa fretta di dimenticare: quello delle favole, dove la parola, i tempi, la lentezza e l’ascolto sono l’acqua e il cibo per crescere un bambino, renderlo forte e saggio, sognatore e pratico. È un mondo non privo di leggerezza, d’innocenza, di piccole battute divertenti e intelligenti che deliziano letteralmente il pubblico, disponendolo a un ascolto attento e mai pago.
C’è tanta esperienza in questa coppia di artisti – sì perché Massimo e sua moglie, Monica Crotti, che insieme hanno costituito il Teatro dei Dis-Occupati, lavorano insieme e insieme costruiscono le proprie storie – che sa unire in maniera semplice ed efficace il teatro di narrazione con suggestioni antiche e complesse, maturate e perfezionate in anni di apprendimento all’estero, soprattutto nelle performances orientali, dove un’ombra e un silenzio raccontano molto di più di qualunque testo in cinque atti. A tutto questo si aggiunge un’attenzione particolare al mondo e alla fantasia dei bambini, in parte rievocata dai piccoli scherzi, dai vezzeggiativi e dallo sguardo affettuoso “di nonna” che Cusato rievoca con amorosa attenzione. Con essa l’attore-regista aggiunge uno studio attento a un teatro quasi didattico, dove la narrazione si fa insegnamento, le antiche filastrocche si coniugano con la realtà attuale, e facendo riaffiorare con un vero e proprio processo maieutico valori e sentimenti che trascendono i problemi di ogni giorno, le preoccupazioni spesso futili, la fretta di correre, di dimenticare, di sostituire la penna con una tastiera, un’ora di lettura con ore e ore di computer e televisione.
Nell’isola magica creata dalla piccola figura curva ed eterna di Paolina, gli occhi limpidi del suo personaggio, che fanno dell’attore un vero e proprio strumento di trasmissione e di dono d’amore, creano un’atmosfera assolutamente pura e compatta, che scende come un velo a smorzare pensieri e rumori troppo molesti e ‘moderni’, per ricondurre il viandante, l’ascoltatore occasionale a un altro tempo, a ricordi sopiti ma mai dimenticati che tutti noi abbiamo. O almeno chi tra di noi ha avuto la fortuna di avere una nonna che gli rimboccava le coperte e aspettava a spegnere la luce, assecondando una richiesta infantile di “un’altra storia!”.

Visto il 25/11/2011 a Roma (RM) Teatro: Abarico

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Voto: Voto del Redattore: Luisa Monnet

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