L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: Luigi Pirandello Descrizione
Bozzetto di una società paradossale, convenzionale e claustrofobica, in apparenza ossequiosa alle norme comuni ma che in segreto le trasgredisce, Il berretto a sonagli nasce dalla novella, Richiamo all’obbligo, e si sviluppa incarnandosi in personaggi-animali immaginati e descritti come maschere grottesche. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
A. PONCHIELLI LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Simone Manfredini
MA CHI È VERAMENTE LA BESTIA? L'uomo, la bestia, la virtù non è solo una satira sferzante del mondo borghese, delle sue convenzioni, della falsa onestà che esso pratica quotidianamente, ma anche un capolavoro del “grottesco” pirandelliano in cui la tragedia personale dei protagonisti appare straniata dal “comico”, che li rende sì ridicoli, ma al contempo rivela in essi uno strazio profondo autenticamente sofferto. L'uomo è l'onesto professor Paolino che, durante le frequenti assenze del di lei fedifrago marito (la bestia), ha messo incinta la casta signora Perella (la virtù). La necessità di dare al nascituro legittimità fa escogitare ai due amanti ogni mezzo atto a far sì che, durante l'unica giornata in cui il violento capitano Perella transita da casa, egli possa prestare intime attenzioni ad una moglie che da tempo spregia. I due, pur di raggiungere lo scopo, calpestano ogni pudore, giungendo ad apprestare pozioni afrodisiache per la bestia e ad agghindare la povera signora Perella in modo caricaturale così da risvegliare nel marito l'istinto perduto. Ecco dunque che la logica delle convenzioni borghesi portata alle estreme conseguenze finisce per esplodere dall'interno, i ruoli ricoperti dai protagonisti e assunti con estremo rigore vengono smascherati nella loro inconsistenza, le "forme" in cui ognuno di noi si chiude e in cui viene riconosciuto dagli altri si rivelano quanto mai fragili. Nell'allestimento di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, le scene, curate da Marc'Antonio Brandolini, sono semplici, ma efficaci. L'azione si svolge per così dire in un enorme armadio, immaginato sul fondo, dal quale emergono di volta in volta i vari personaggi: domestiche scorbutiche, vicini di casa invadenti ma nel contempo utili alleati, esilaranti figure di pestiferi studenti bistrattati dal professore e scanzonati marinai. Enzo Vetrano è un indimenticabile signor Paolino che, dietro l'apparente fragilità di un uomo sensibile, rivela una determinazione senza pari nel conseguire i propri scopi. Magistrale è Ester Cucinotti nel delineare una signora Perella dilaniata dal conflitto fra la propria pudicizia ancestrale e la necessità di dovervi rinunciare momentaneamente per poter mantenere ancora in futuro l'immagine di donna onesta. Stefano Randisi è un esilarante Nonò, figlio dei Perella, petulante, noioso e spesso non brillante per arguzia, bistrattato e umiliato costantemente dal padre, il capitano Perella, irascibile e violento, ben interpretato da Giovanni Moschella. Con loro Margherita Smedile nel ruolo delle due bisbetiche governanti di Paolino e dei Perella, Antonio Lo Presti in quello del dottor Nino Pulejo e di suo fratello Totò il farmacista ed infine Giuliano Brunazzi e Luca Fiorino nei panni dei due scolari e dei due marinai. Pubblico entusiasta e molti applausi nel finale. Lo spettacolo è stato dedicato da un commosso Enzo Vetrano alla memoria di Maurizio Viani, recentemente scomparso, che ha curato le luci. Visto il 20/02/2012 a Cremona (CR) Teatro: A. Ponchielli La recensione di Wanda Castelnuovo
Commedia tra le più rappresentate di Luigi Pirandello (Agrigento 1867 - Roma 1936), ‘L’uomo, la bestia e la virtù’ nasconde dietro l’apparente comicità una valenza profondamente drammatica e costituisce una satira ancora valida e potente contro il perbenismo e l’ipocrisia.
Tratta da una sua novella (‘Richiamo all’obbligo’), come spesso avviene nel drammaturgo, è rappresentata per la prima volta nel 1919 registrando un insuccesso alla prima milanese e successivamente durante il Fascismo l’esclusione dalle scene italiane per la trivialità degli argomenti trattati e ottenendo, invece, una messe di successi all’estero. Dal 1950 ripreso nei teatri il lavoro - che il commediografo ammette essersi trasformato da “apologo” e “favola allegorica” in “una tragedia annegata nella farsa” - sembra godere di un’eterna giovinezza visto che non offende più come nel passato, ma comunque stigmatizza la falsità di un’onestà che apparentemente è contro la trasgressione delle regole operata invece in segreto.
L’eterno contrasto tra apparenza e sostanza, forma e contenuto si snoda attraverso una trama apparentemente paradossale anche se credibile e ripresa in questa edizione, pur nel rispetto di Pirandello, accentuando fortemente la carica grottesca dei personaggi. Il ‘morigerato’ professor Paolino (Enzo Vetrano che insieme a Stefano Randisi - Nonò, figlio dei Perella - ne cura la regia) ‘l’uomo’ si agita fino alla disperazione, implora, piange giungendo alla corruzione e alle minacce e mostrandosi ora servile ora grottesco per salvare ‘la virtù’, ovvero la ‘virtuosa’ signora Perella (Ester Cucinotti) e se stesso utilizzando la stessa ‘Bestia’ (il bravo Giovanni Moschella) disonesta, aggressiva e infedele, causa di tutti i mali e giustificazione morale delle azioni non certo probe di Paolino e della ‘moralissima’ moglie del Capitano Perella. Un magma di rabbia, cattiverie, incertezze, falsità e rimedi peggiori del male da coprire, nascondere e occultare.
Particolare la scenografia di questa edizione: un grande armadio con ante e cassetti da cui escono i personaggi con il loro gesti, parole, azioni e sentimenti. Oltre a quelli principali si muovono per accentuare la tragedia/commedia amici e familiari, giovani allievi, marinai marionette guidati dalle convenzioni sociali e consapevoli delle doppie vite di ciascuno.
Milano, Teatro Carcano, 15 marzo 2008
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