Ecco la seconda intervista ai membri del cast di "3msc - Lo spettacolo". Proseguiamo nella carrellata "genitori" e ora è la volta di Marco Massari che nello spettacolo è il sig. Mancini, ovvero il padre d Step.
Cantante e musicista, attore e danzatore, Marco Massari è un artista completo. Calca le scene di prosa dal 1986; nel 2000 approda al Musical in “Com.media” (regia di Maurizio Colombi), nel 2003 è Phantom in “Phantom of the Paradise” di Sergio Piazzi, nel 2004 è Mr. Altman in “Sketch”, regia di Esther Ruggiero; nel biennio 2005/2006 è Oliver Warbucks in “Annie”, regia di Federico Bellone e Giorgio Secoli, e sempre nel 2006 interpreta Franz Liebkind in “The Producers”, regia di Saverio Marconi. Tra le molteplici esperienze professionali in vari ambiti dello spettacolo, della televisione e del doppiaggio, si segnalano sue partecipazioni nella soap opera “Vivere” e in trasmissioni televisive per ragazzi, quali il 47° Zecchino d’Oro, e Giga Blu (Rai Sat Ragazzi).
Un padre che nei confronti di Step come si rapporta?
Allora, una delle difficoltà dello spettacolo sarà proprio scoprire il carattere del mio personaggio perché sia nel libro sia nello spettacolo non è delineato così chiaramente. Lui ha un altro figlio molto diverso da Step, Paolo, laureato con un ottimo lavoro. E Step, invece, è un carattere opposto, che vive per strada. E’ un padre che comunque ama i suoi figli, per quanto diversi siano, anche se fa tanta fatica a capire soprattutto Step.
Il papà di Step è rassegnato o si accontenta di un figlio modello e l’altro scapestrato?
Lui continua a sperare che Step alla fine una strada la prenda.
La costruzione del personaggio ti piace fino ad ora?
Mi piace molto il modo in cui stiamo lavorando. Siamo qua da una settimana ed è un lavoro che nel musical raramente si fa. La costruzione del personaggio deriva anche dai rapporti che si stanno costruendo tra gli attori stessi ed è senz’altro affascinante ed arricchente, un’attesa che continuamente viene soddisfatta.
Tu interpreti anche il ruolo di Mushnik ne “La piccola bottega degli orrori”. Differenze rispetto a questa nuova esperienza di “Tre metri sopra il cielo”?
C’è grossa differenza. Credo che però sia un’esperienza che un attore deve fare. Io faccio tante cose, credo sia soltanto ricchezza tutta questa diversità. I metodi di lavoro mi affascinano a prescindere dal fatto che io mi ci ritrovi identificato o no. La “Piccola bottega” è stato un pochino un “incontro in corsa”. Bisognava arrivare presto al risultato, per una questione pratica.
Inserita il 28 - 01 - 07
Fonte: Roberto Mazzone
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