Pensare al teatro parlando di lavoro può sembrare un accostamento quanto mai bizzarro. Ma come ogni cosa è solamente questione di punti vista.
Spesso durante la nostra carriera lavorativa, ci siamo domandati come si possa essere dei manager migliori o semplicemente se si hanno le qualità per diventare un giorno un leader.
Scuole di management, corsi per imprenditori, training: tutto giusto e molto utile, ma perchè non ascoltare i consigli del caro vecchio Shakespeare?
All'alba del XXI secolo, le opere shakespeariane sono più che mai attuali soprattutto in fatto di leadership, potere e responsabilità.
Shakespeare ha sempre giustamente sottolineato quanto la personalità degli uomini politici determinasse la loro capacità o meno di governare: una preoccupazione che non può che collegarsi alla politica contemporanea.
Nonostante i concetti di leadership, management, career building, siano elementi della società odierna è innegabile che essi non siano nati in essa.
Pensando a Giulio Cesare, Carlo Magno, Napoleone, Elisabetta I, personalità tanto differenti tra loro, ma con delle specifiche e comuni caratteristiche fondamentali: essere leader. Ma cosa significa essere leader?
Tra i testi di Shakeaspeare emblematico è l'Amleto; ogni lettore almeno una volta si sarà chiesto: chi sarà il giusto re? Meglio l'onestà o l'inganno? Pace o guerra? Bastone o carota?
Centinaia di studiosi si sono soffermati per tentare di comprendere l'arcano fino a giungere alla soluzione che ogni situazione specifica necessita uno stile manageriale differente.
Tra le varie ricerche fatte sull'argomento una delle più interessanti è quella di Paul Corrigan, raccolta nel libro "Shakespeare e il management. Lezioni di leadership per manager d'oggi".
L'autore parte da alcuni capisaldi della letteratura shakesperiana Enrico V, Riccardo II, Re Lear, Macbeth, evidenziando pregi e difetti di questi personaggi.
Il risultato conferma la necessità del cambiamento continuo, della duttilità mentale, dimostrando quando il radicamento al potere porti necessariamente alla sconfitta.
I personaggi analizzati sono esempi perfetti di sovrani incapaci di comprendere il cambiamento, arroccati nella convinzione che leader si nasca.
Le multinazionali più importanti ( tralasciando le opinioni condivisibili o meno rispetto alle scelte etiche esterne di queste aziende) l'hanno capito da tempo: marchi come la Nesltè, Coca Cola, Lacoste, Volwkwagen, Nokia, Ericsson, Goodyear e via dicendo, da anni portano avanti progetti interni di Teatro d'Impresa che mettono in luce i comportamenti, i linguaggi, i modi di dire, le emozioni e gli aspetti positivi ed anche critici di queste realtà.
Progetti che creano una concreta riflessione e l’innesto di un processo di cambiamento interno basato anche su giochi di ruolo dove i capi diventano operai e viceversa.
Attraverso il racconto teatrale si sviluppa l’appartenenza, l’integrazione, mostrando ai partecipanti che in ogni ufficio, dipartimento, dal call-center, al lavoro degli account, si costruisce la specificità dell’azienda, la sua cultura, la sua ricchezza tecnica, organizzativa ed umana.
In pratica nessuno è indispensabile, ma tutti sono necessari: concetti che nelle prime fabbriche Ford e nelle stategie macchiavelliche per il Principe non si sarebbero potuti nemmeno immaginare.
L'incontro quindi tra due mondi tanto distanti, management e letteratura, crea così una strana coppia perfettamente riuscita che incrocia esperienze e stimola riflessioni.
Per chi volesse leggere il libro:
Paul Corrigan
Shakespeare e il management
Lezioni di leadership per i manager d'oggiEtas
ISBN 9788845310867
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