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Teatro Civile
Quando il Teatro si fa serio.
Il palcoscenico utilizzato per farci riflettere sulla memoria, la collettività e il vivere comune.

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Una storia di tango e boxe
Un'Argentina che potrebbe essere un qualunque altro luogo, un preciso messaggio che condanna tutte le dittature e che riporta alla ribalta eventi legati alla storia di sofferenze ed umiliazioni dei popoli sottoposti a governi militari. E' questo il fulcro di "Trompada de Tango", la pièce che Teatrovunque e STMS (Società Teatrale di Mutuo Soccorso) portano in scena al teatro Garage di Genova venerdì 4 e sabato 5 dicembre, regia e interpretazione di Daniel Moreno, Alessandro Scipilliti e Antonio Tancredi. Tutti e tre i protagonisti hanno lavorato per realizzare una intelligente rilettura di "Cuarteles de invierno" di Osvaldo Soriano, uno dei migliori libri mai scritti sulla dittatura argentina, nonostante non si parli apertamente delle atrocità e degli orrori di quel periodo. E' Antonio Tancredi che me ne parla: "abbiamo lavorato alla drammaturgia e alla stesura del testo tutti e tre. Volevamo provarci in un lavoro collettivo, mettendo a disposizione le diverse esperienze e competenze, senza attribuire a qualcuno la direzione o la drammaturgia. Tutto questo ha richiesto tempo e pazienza, perché l’idea di messa in scena doveva essere condivisa, nella forma e nella sostanza. E poi era la prima volta che lavoravamo insieme, in questa formazione. Io, Antonio, e Daniel avevamo realizzato un intervento teatrale al teatro della Tosse durante un concerto degli Aparecidos, su racconti e fatti del periodo della dittatura argentina negli anni ’70, ma con riferimenti anche alla storia politica italiana. Io e Alessandro, invece, abbiamo realizzato insieme due spettacoli, Nel segno di Paz dall’opera di Andrea Pazienza e V:U: sull’opera di Andy Warhol e sul suo incontro con i Velvet Underground. Se il testo su cui lavorare ci vedeva tutti d’accordo, era sul come realizzarlo, la forma, il punto di vista sull’opera che abbiamo dovuto confrontarci. Dovevamo creare un linguaggio comune. E credo che ci siamo riusciti. Cosa vi ha interessato del testo di Soriano tanto da volerne fare un lavoro teatrale? "La storia argentina e quella italiana sono strettamente legate, molto più di quanto si pensi. Non solo per la grande presenza di figli di emigranti italiani, quanto per le vicende politiche che hanno coinvolto Argentina e Italia nella seconda decade del secolo scorso. Ricorrono volti e nomi noti della nostra cronaca nei fatti dell’epoca del regime militare: Licio Gelli, Pio Laghi, nunzio apostolico amico del generale Massera, la P2, il rapporto tra massoneria e militari e poi quella guerra civile strisciante che ha avuto esiti diversi in Argentina e in Italia, dove, nonostante le tentazioni golpiste, la democrazia parlamentare ha cercato in qualche modo di trovare soluzioni che si ponessero nell’alveo della democrazia e del rispetto delle leggi democratiche, fatta eccezione per le leggi di emergenza democratica varate anche da noi. In Argentina, l’esito è stato diverso. Quello che è successo in quel Paese, poteva accadere anche nel nostro, le condizioni c’erano tutte. Ma quello che poteva accadere non è detto che non riaccada qualora le circostanze si propongano. Magari in maniera diversa. Il testo di Soriano ci rimanda a quella possibilità, sempre in agguato. Comunque, un bel giorno Daniel mi fa leggere il romanzo "Cuarteles de invierno", ci piace la storia, ci piace la metafora che sta sotto e decidiamo di iniziare a lavorarci sopra. Sopratutto perché la storia sintetizza singolarmente una Argentina assediata, malmenata, distrutta da un nemico che non arrivava da fuori e che annientava tutti quelli che la pensavano diversamente o che si muovevano in maniera sospetta, un nemico che arrivava dall’intestino di un'Argentina stanca di anni di contraddizioni e autoritarismo dalle sue forze armate, quelle destinate a difendere il territorio e i suoi cittadini. Soriano “commissiona” a un vecchio boxeur e a un cantor di tangos in ritirata la missione di raccontare in un immaginario luogo della provincia di Buenos Aires quello che succedeva non solo a tutto il paese, ma all’intera america latina. Il romanzo è ambientato in Argentina, nella sua provincia, ma potrebbe tranquillamente avere come sfondo la pianura padana, il varesotto, o un paese della Puglia. Nel romanzo si descrive una comunità che si è chiusa, che cerca di sopravvivere nella rimozione, che non vuole farsi domande troppo compromettenti, che ha paura e che ormai ha sposato le tesi della SICUREZZA del nuovo ordine militare. I due protagonisti, ognuno a suo modo, sono la coscienza ribelle di questa comunità, che non si arrende, che alza la testa, anche se sa di andare incontro ad un destino avverso. Non vogliono fare da spettatori passivi a tutto quello che succede o indignarsi nel loro privato. Fanno delle scelte, coraggiose, ma il coraggio spesso nasce dalla paura, non la rimuove, è un coraggio cosciente. Qual è la storia che si racconta? "E’ quella di un cantate di tango, un tempo famoso, ma che ormai è stato estromesso con un editto bulgaro, da radio e televisioni, e di un pugile a fine carriera, che si ritrovano in un paese della provincia di Buenos Aires per una festa organizzata dai militari per sancire l’inizio della nuova epoca di pacificazione e ricostruzione nazionale. Ma sui muri della città compaiono delle scritte che puntano il dito sulla supposta complicità dei due con il potere dei massacratori al governo. I due cercano di sottrarsi all’abbraccio del potere militare, ma l’unico modo, è quello di andare contro i loro committenti. Ad aiutarli in questa sfida il matto del paese e la figlia del politico locale. Quella al Garage è una prima nazionale, dopo dove la rappresenterete? "Si sarà la prima nazionale, il nostro vero debutto, poi non sappiamo, dobbiamo aspettare, perché le stagioni ormai sono chiuse e poi questo è un periodo così difficile per il teatro...."
Inserita il 02 - 12 - 09
Simonetta Ronco
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