Quello di “Ninte”, la pièce scritta da Bartolomeo Rottondo e portata in scena al teatro Garage di Genova dal 13 al 15 novembre con la regia di Lorenzo Costa è un duplice omaggio, che merita di essere sottolineato. In primo luogo è un omaggio all’autore, scomparso da poco, avvocato, al secolo Angelo Freda, da sempre appassionato di teatro dialettale e autore di numerose pièces di successo. A lui il teatro dialettale genovese deve molto, ed è per questo che la Compagnia Teatro Dialettale di Genova diretta da Miro Gerbi, ha voluto fargli un omaggio postumo, come ricordo, dedica e ringraziamento.
In secondo luogo è un omaggio a uno dei periodi più importanti della vita di coloro che possono ancora dire “io c’ero”: quello dell’immediato secondo dopoguerra. Un omaggio al senso di riacquistata libertà, alle musiche, agli ambienti retrò ma non troppo, ai sentimenti che animavano donne e uomini che si ritrovavano dopo tanti lutti, ansie, angosce, pericoli, dubbi.
Il teatro memorialistico, quello che riporta alla mente e al cuore i momenti veri di un mondo affascinante, rende, in “Ninte” i luoghi universali di un paese che non esiste, Quartanego, ma che può essere uno dei nostri tanti paesini dell’entroterra dove un giorno, a guerra appena finita, ritorna dalla prigionia un uomo, un ricco possidente, non più giovanissimo, interpretato da Gerbi. La gioia di aver salvato la pelle si aggiunge a quella di poter ritrovare la fidanzata, che lo ha aspettato, ma non con le mani in mano. Infatti, nonostante la promessa che i due si erano scambiati al sorgere del loro rapporto, la ragazza ha avuto un bambino. L’uomo si meraviglia, un po’ si cruccia, poi sembra rassegnarsi, vinto anche dal fascino della tarda quanto inaspettata paternità, ma filerà tutto liscio?
Si sviluppa così una vicenda divertente e al tempo stesso poetica, tra chiacchiere, pettegolezzi e amore vero, che però lascia il posto di primo piano a un amarcord classicheggiante ma non stucchevole, di mobili d’epoca, di musiche che si adattano ogni volta alla scena recitata, di profumi proustiani che sanno di ricordi e forse per molti di emozioni e di rimpianti. E senza dubbio né le une né le altre fanno male.