"Da tre anni recito la storia vera di Giovanni Passannante, ricavata da atti conservati all’Archivio di Stato di Napoli e dagli articoli giornalistici di Anna Maria Mozzoni. Da tre anni racconto la storia terribile dell’anarchico lucano che il 17 novembre 1878 attentò alla vita di Umberto I di Savoia con un coltellino che aveva una lama lunga quattro dita non adatta ad uccidere un uomo.
Dal 13 febbraio prossimo racconterò questa storia al Teatro Cometa Off di Roma e mi hanno detto che devo scrivere delle note di regia e non ci riesco perché la verità è che mi sento avvilito perché la battaglia per seppellire i suoi resti non porta a niente. E allora invece di scrivere queste note prendo la macchina e vado verso il paese dove nacque Passannate, un borgo vicino Potenza che si chiamava Salvia e che il giorno dopo l’attentato per chiedere scusa al re fu ribattezzato Savoia di Lucania. In macchina metto il Requiem di Mozart a massimo volume e davanti a me, come in sogno, vedo la bacheca del museo con il cranio e il cervello pronti a farsi irridere dai visitatori.
Per strada ripercorro quello che accadde a Passannante dopo l’attentato. Per ordine dei Savoia, Passannante fu rinchiuso in una Torre sull’Isola d’Elba, in una cella buia situata sotto il livello del mare dove fu isolato e torturato per dodici lunghi anni fino a diventare cieco, in quella cella giorno dopo giorno, tortura dopo tortura arrivò a mangiare le sue stesse feci.
Quando nel 1910 finalmente morì, gli tagliarono la testa, il cranio fu segato, il cervello prelevato e messo sotto formalina, entrambi esposti nel Museo Criminologico di Roma dove ancora oggi possono essere “ammirati” pagando due miseri euro.
Sono tre anni che racconto questa storia e raccolgo adesioni sul mio sito www.uldericopesce.com per seppellire i resti dell’anarchico, in tre anni sono arrivato a circa tremila adesioni ma niente, Passannante rimane in bacheca, sotto l’indifferenza delle Istituzioni e io arrivo nella piazzetta di Savoia di Lucania.
E’ buio, rimango in macchina a guardare: i pochi negozi stanno chiudendo, l’unico “generi alimentari” abbassa la saracinesca, più avanti il barbiere resiste a tagliare l’ultima barba mentre nella salita, Don Pompeo, il parroco, si ritira a casa.
La casa di Passannante non c’è più, stava in via Ariella e se l’è portata una frana come se anche la natura volesse cancellare la memoria di quest’uomo e della sua famiglia.
Rimango nella piazza del paese solo, scendo dalla macchina e dallo sportello rimasto aperto escono le note violente e tenere del Requiem, come se Mozart continuasse a urlare alle pietre che hanno visto crescere Passannante, come se Mozart, con la sua musica, chiedesse non ai familiari dell’anarchico che furono sterminati dai Savoia o costretti a scappare, come se Mozart chiedesse ai paesani dell’anarchico di avere pietà di lui e che un cervello e un cranio non vanno tenuti esposti in un museo e che tutti hanno diritto alla sepoltura. Il volume della musica è davvero forte e inonda la piccola piazza e i primi vicoli e i finestrini di qualche balcone si aprono incuriositi e qualcuno spia per cercare di capire da dove arriva quella strana musica. E’ l’ora della trasmissione televisiva dei "pacchi" e nessuno si può permettere distrazioni.
I finestrini si richiudono velocemente e rimango solo nella piazza di Giovanni. Mi viene da piangere e piango un po’ nella piazza a pensare che Giovanni se ne sta in bacheca a Roma da quasi cento anni e chissà che voglia ha di rivedere quella piazza, di respirare quell’aria buona, chissà che voglia ha Giovanni di tornare a casa.
Piango per un bel po’ fino all’arrivo di due cani randagi che giocano e si inseguono magri, affamati e felici.
Salgo in macchina e torno al mio paese. Sulla Salerno Reggio-Calabria che mi riporta a casa, piena di cantieri e di interruzioni, tolgo il Requiem.
Un radio giornale racconta di una bambina morta in Calabria su un’ambulanza che non aveva i macchinari idonei, e di una ragazza in coma per un intervento chirurgico mal riuscito in un ospedale del Sud.
E pensare che Giovanni Passannante chiedeva per il Sud dell’Italia gli ospedali, le strade, i tribunali, la giustizia".
(Ulderico Pesce: "Note di regia, o meglio di Requiem")
"L'innaffiatore del cervello di Passannante"
di e con Ulderico Pesce
Da martedì 13 a domenica 25 febbraio 2006
Tutte le sere alle ore 20.45
al Teatro “COMETA OFF”
Via Luca Della Robbia 47
Roma
Tel: 06.57284637
Inserita il 03 - 02 - 07
Fonte: Claudia Bertozzi
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