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Guantanamo delle torture
Guantanamo delle torture
"Guantanamo delle Torture" è il primo testo teatrale italiano che affronta l'argomento del campo di detenzione statunitense a Cuba e del trattamento dei suoi prigionieri.

Il lavoro, scritto e diretto da Claudio Giova e prodotto dall' Ass. Cult. Teatro del Mare con il patrocinio di Amnesty International, ha debuttato mercoledì 21 al Teatro Belli di Roma, dove rimarrà in scena fino al 25 Febbraio 2007.

Nella base militare americana della Baia di Guantanamo sono reclusi - secondo la definizione di George W. Bush - "nemici combattenti" di 42 nazionalità diverse, sospettati di atti di terrorismo contro gli Stati Uniti e accusati di appartenere alla Jihad talebana e ad Al Quaeda.
Ai segregati di Camp Delta - definito come l'inferno in terra per la brutalità del trattamento riservato ai detenuti - non viene riconosciuto lo status di prigionieri di guerra.

I detenuti, reclusi a tempo indefinito, vengono considerati "nemici illegali" e trattati secondo la legge marziale.

A Guantanamo non viene riconosciuta né applicata la Terza Convenzione di Ginevra, che riconosce e salvaguarda i diritti fondamentali dei detenuti sottoposti alla legge militare.
Nessun limite viene legalmente posto alle pressioni, alle violenze e agli abusi perpetrati nei confronti dei prigionieri, che vengono sistematicamente sottoposti ad ogni forma di tortura fisica, psicologica e sessuale per vessarli a rendere confessione e a prestare collaborazione in merito ai reati dei quali sono accusati.

"Guantanamo delle Torture" si propone di portare in scena - attraverso una drammaturgia netta, estrema e ricca di simbolismi - le condizioni di vita dei prigionieri segregati a Camp Delta, postazione militare illegale nell'isola di Cuba.

Il cuore dello spettacolo è incentrato sul rapporto fra un detenuto di fede islamica, Muahmmed, e il suo guardiano e torturatore John Vomit.

La scenografia è quasi nulla. Una grande gabbia troneggia al centro del palcoscenico, replica fedele delle celle dei detenuti di Camp Delta.

Muahmmed - interpretato dallo stesso autore - è ripiegato all'interno della gabbia.
Il suo carceriere si muove intorno a lui, armato di un bastone elettrificato, scandendo con le sue entrate e uscite dalle quinte lo scorrere del tempo e di giornate senza distinzione, caratterizzate solo dalla progressiva excalation delle violenze finalizzate all'ammissione di colpe già definite a tavolino.

Il campionario degli orrori di Camp Delta è vasto e vario, rigidamente definito da protocolli precisi , che pianificano la progressiva disintegrazione della resistenza fisica e psicologica dei condannati e la totale distruzione della loro dignità umana.

John - interpretato dal bravissimo Daniele Zappalà, in mimetica e anfibi di ordinanza - riassume a favore del pubblico la codifica della brutalità istituzionalizzata nei protocolli avallati e sottoscritti dai vertici del governo americano, che prevedono forme di tortura (definite "trattamenti") differenti in ragione della soglia di resistenza dei soggetti, in un crescendo di ferocia e di perversione che non trova uguali nella storia dell'umanità neppure negli annali della Santa Inquisizione.

Dall'applicazione di elettrodi nelle zone più sensibili del corpo, compresi i genitali - fino a provocare forme irreversibili di sterilità e di impotenza -, all'esposizione continuativa a temperature elevatissime o bassissime ("la stanza del caldo" e "la stanza del freddo") , alla coercizione all'ascolto, per oltre 48 ore consecutive, di musica a volume altissimo con esposizione a luci stroboscopiche, fino all'obbligo di accoppiamento sessuale con altri detenuti, all'obbligo di accoppiamento sessuale con cadaveri e all'obbligo di nutrirsi di parti di cadavere.

E' troppo e troppo poco quello che sappiamo di Guantanamo, dei suoi differenti livelli di detenzione, della crudeltà materiale e mentale che marchia a fuoco ogni ora di reclusione, senza confini e senza tempo.

Delle celle in cemento e acciaio, senza finestre, destinate ad ospitare interrogatori che durano giornate intere, in cui la pressione psicologica si orienta anche ai diritti personalissimi degli indagati, al vilipendio costante della loro religione - che viene consentito loro praticare solo con la finalità di renderne, attraverso l'imposizione sistematica della violazione delle norme che ne regolano la ritualità, ulteriore forma di offesa e di devastazione -, a una quotidianità scandita dalla normalità violenza più irriferibile, fino alle aree riservate ai minori e ai trattamenti a loro dedicati, che li conducono al naturale passaggio alla divisione dei prigionieri adulti.

Un percorso studiato, ragionato, documentatissimo e fisicamente molesto, che porta lo spettatore a fremere di rabbia, terrore e nausea davanti allo spettro di un' Europa indifferente, rappresentata in scena nelle vesti di una caricaturale fata turchina.

Volutamente enfatico nell'introduzione - resa da un'eterea figura di "sputafavole" che interagisce in video sullo sfondo, intenzionalmente devastante nella banalità maligna di un'ineluttabile conclusione, supportata dall'apporto di contributi audiovisivi che non hanno necessità di alcun commento ulteriore, "Guantanamo delle torture" riesce perfettamente nell'intento di porsi come un lavoro sperimentale e disturbante, in cui il teatro si rende mezzo documentaristico e viola i confini della finzione per raccontare ogni più devastante sfaccettatura del reale.

La banalità del male è fatta di numeri, di voci soffocate, di ingiustizie inghiottite dalla prepotenza e dagli interessi economici in gioco - tanti, troppi -, che costituiscono l'unico parametro in grado di rendere giustificabile, per qualcuno, quello che la sola messa in scena dimostra insostenibile e inaccetabile.

Guantanamo delle Torture
Dal 21/02/2007 al 25/02/2007

Roma, Teatro Belli
Piazza Sant'Apollonia 11/a
00153 Roma

Per informazioni e prenotazioni: 06.5897094
botteghino@teatrobelli.it
www.teatrobelli.it
Inserita il 22 - 02 - 07
Fonte: Claudia Bertozzi
Commenti
Primo spettacolo? Non credo.
Riporto fedelmente - "Guantanamo delle Torture" è il primo testo teatrale italiano che affronta l'argomento del campo di detenzione statunitense a Cuba e del trattamento dei suoi prigionieri"... -
E' inesatto. La scorsa stagione ben tre spettacoli sono stati fatto riguardo questo argomento. Uno proprio a Roma, al Teatro Argot, con il titolo "Senza Traccia" per la regia di Luca Pizzurro.( inoltre aveva la "quarta parete" a "gabbia", quindi non è nemmeno una novità, senza nulla togliere a questo sicuro valido lavoro) . Un saluto
17 - 05 - 07 - di: KIDM - Nuovo CommentoNuovo Commento

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