Ho preso con me, da rileggere in francese, un’interessante opera di André Gide, apparsa nel 1919 e divenuta uno dei capisaldi della letteratura d’oltralpe della prima metà del Novecento.
La storia è semplice: un pastore accoglie nella propria famiglia una ragazza cieca e sordomuta, Gertude, che ha vissuto per anni abbandonata a se stessa. La educa alla vita, la aiuta a inserirsi nella società, e lentamente, senza nemmeno accorgersene, se ne innamora. Ma Gertrude ama invece il figlio del pastore e la storia si concluderà in maniera drammatica.
Questo racconto dolceamaro è il frutto di un periodo di profondo travaglio spirituale di Gide, che lo portò fino alla soglia della conversione al cattolicesimo. L’autore ambienta la Sinfonia pastorale in Svizzera, a La Brévine, piccolo villaggio del Cantone di Neuchatel, un un’atmosfera semplice e spirituale. Scritto in prima persona, come un diario giornaliero, il racconto delinea personaggi interessanti, sempre più vicini al lettore, che si affeziona soprattutto alla giovane cieca. Che divenuta una fanciulla bella e sensibile, sceglierà di morire per espirare l’errore di aver turbato il cuore del pastore e di aver fatto soffrire sua moglie.