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La Valigia dell'Attore
Storia del teatro: viaggiando nelle opere, giocando con gli artisti.

La Rubrica è curata da Simona Innocenzi e Elisa Ralli.
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Sarah Bernhardt - La mia doppia vita
Sarah Bernhardt - La mia doppia vita
La mia doppia vita è l'autobiografia di Sarah Bernhardt scritta nel 1898, pubblicata in Italia solo nel 1981, attualmente non vi sono riedizioni. Già da questo dato salta subito agli occhi quanto in Italia sia poco considerata quest'attrice di straordinario talento e sensibilità artistica.

La mia doppia vita non è soltanto un'autobiografia ma è piuttosto uno spaccato della vita artistica e sociale della Parigi dell'ottocento raccontato attraverso gli occhi di un'attrice, di una donna, di un animo fanciullo. Un'autobiografia che rende la Bernhardt meno divina e più umana: capricci, ribellioni raffinatezza, successo, amore per l'arte... tutto facilmente rintracciabile in quel bellissimo ritratto che le fa Nadar (foto a lato). In quegli occhi lontani e tristi, portatori di una verità tragica. Nell'ammirare quegli occhi tutte le questioni sociali fino ad ora riposti nei cassetti balzano fuori: l'uomo e la società moderna.

Sarah Bernahrdt nasce nel 1844, trascorsi a poco meno di cinquant'anni dalla Rivoluzione Francese, l'Ancien régime stava velocemente recuperando terreno ristabilendo completamente il proprio potere già nella prima giovinezza di Sarah.

“Il principe Napoleone, che il popolino aveva soprannominato “Plon-Plon”, veniva spesso alle prove di George Sand. Le era molto amico. La prima volta che lo vidi impallidii e il mio cuore si fermò: somigliava talmente a Napoleone I che non seppi perdonarglielo perché, somigliandogli, lo sottraeva all'incanto della sua lontananza e l'avvicinava al resto del mondo. George Sand me lo presentò mio malgrado. Aveva un modo impertinente di guardare. Non mi piacque.” (La mia doppia vita; cap. VII pag. 65 - SAVELLI EDITORI 1981).

Parla molto la Bernhardt anche della guerra Franco Prussiano del 1870-71 offrendo un quadro straordinariamente incisivo della situazione fancese:

“La guerra aveva scavato sotto i loro [dei francesi] piedi un abisso di rovine e di lutti. La miseria aveva coperto di stracci le donne. Le privazioni dell'assedio avevano indebolito i bambini. La vergogna per la disfatta aveva scoraggiato gli uomini. Ebbene, quegli appelli alla rivolta, quelle grida anarchiche, quelle urla delle folle:” Abbasso i troni! Abbasso le repubbliche! Abbasso i ricchi! Abbasso i bigotti ! Abbasso gli ebrei! Abbasso gli eserciti! Abbasso i padroni! Abbasso i lavoratori!Abbasso tutto!”, quelle grida risvegliarono dall'apatia”. (pag. 100)

Questo libro dunque è più una testimonianza di una donna che voleva farsi suora e invece fu costretta dalla famiglia (fortunatamente...) a diventare un'attrice e poi fu costretta dal suo temperamento a diventare la più grande attrice francese di tutti i tempi.
Sarah Bernhardt divina nella sua eccentricità, divina nella sua dedizione all'arte (ricordiamola anche scultrice e pittrice) ci lascia un testo che riesce a trasmettere gli umori di un tempo segnato da grandi disillusioni e di una città: Parigi, fiorente centro culturale.
Un libro che dovrebbe tornare sugli scaffali delle librerie, un libro da vivere a pieno nella freschezza della scrittura di una penna d'artista.
Inserita il 24 - 07 - 07
Fonte: Simona Innocenzi

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