Qualche anno fa - non importa quando esattamente -avendo poco o nulla in tasca e niente in particolare che riuscisse a interessarmi a terra, pensai di andarmene un po' per mare
Herman Melville - Moby Dick, 1851
Dunque, per il viaggio basta solo una valigia…
Due click e un cigolio e tutto ciò che la valigia contiene con difficoltà scoppia in faccia al tenero vagabondo: l’attore.
Parole vestite di espressione, poesia e rughe di dolore e forza, sentimenti che passano attraverso neuroni febbricitanti per arrivare fino al centro dell’anima.
Perché una rubrica di testi teatrali da una studiosa di teatro d’attore?
Per molto, troppo tempo, critici, registi, mezze tacche e ballerine hanno aizzato il testo contro l’attore e l’attore contro il testo perché l’uno deve assolutamente annullarsi nell’altro. Due artisti possono perdersi l’uno nell’altro come successe tra la Duse e Ibsen, tra Carmelo Bene e Collodi, tra Quartucci, De Berardinis, Sudano, Remondi e Beckett: amici che si ascoltano con amore vicendevolmente per creare qualcosa di straordinario, figlio di entrambi.
Artisti: Artefici.
Il testo come una musica da ricordare, da vivere, da sentire e modificare a seconda del carattere e del temperamento dell’attore, della sua poetica che potrebbe convergere o essere soltanto parallela o contraria a quella dello scrittore.
Testo e Attore creano la meraviglia, pittore e colore creano la meraviglia. Allora, solo allora si ride, si ride di dolore, si ride di stupore, si ride di isteria e poi… si ride e basta. Ecco perché viene alla luce una rubrica sui testi teatrali da una studiosa che si immerge nello studio attoriale.
Ironia e una divertente cattiveria sarà la chiave di lettura (che non pretende né di essere quella giusta tanto meno di essere l’unica) dei testi che verranno proposti con cadenza bisettimanale. La scelta dei pezzi dipende sia dalla mia formazione poco, anzi quasi niente, conforme ai dettami accademici (insomma, faccio un po’ come me pare…) ma anche e soprattutto per opporre una barriera difensiva contro gli svariati tentativi di rimozione storica che non si risolve esclusivamente con il lasciare nel cassetto opere straordinarie, ma anche attraverso una bieca distorsione della realtà artistica specifica.
Si parte dunque tenendo sempre in mente le parole di Guccini:
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
(Cirano; fonte: http://angolotesti.leonardo.it/F/testi_canzoni_francesco_guccini_1655/testo_canzone_cirano_42958.html)
Inserita il 15 - 12 - 06
Fonte: Simona Innocenzi
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