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La Valigia dell'Attore
Storia del teatro: viaggiando nelle opere, giocando con gli artisti.

La Rubrica è curata da Simona Innocenzi e Elisa Ralli.
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La rivoluzione teatrale
La rivoluzione teatrale
Questa volta non vi propongo una drammaturgia ma un testo di un regista russo realizzato nel primo decennio del novecento. Una raccolta di saggi sul teatro. Saggi che vogliono spazzare via i metodi del teatro contemporaneo a Meyerhold e che purtroppo è ancora attuale: il naturalismo.

Potrebbe sembrare che io stia deviando dai presupposti che nell’editoriale “La valigia dell’attore” ho esposto, infatti è così! No, non è vero.
Le teorie di Meyerhold e la sua pratica troppo spesso dimenticata e puntualmente banalizzata e distorta, è una parte fondamentale dei vari punti di vista che costituisco il concetto di teatro forte, ovvero un teatro che sia arte, fatto da artisti, che sia intelligenza, che sia passione ma soprattutto necessità, necessità di fare teatro e di essere presente ad un evento irripetibile.

È indubbio che il nostro periodo non è caratterizzato da un teatro forte, altrimenti Alessandro Preziosi e Manuela Arcuri, tanto per citarne due ma c’è l’imbarazzo della scelta, sarebbero banditi dalla scena (lo so, questo è sparare sulla croce rossa…).
Il naturalismo pretendeva e pretende che

sulla scena tutto doveva esser vero i soffitti, i caminetti, le carte da parati, gli sportelli della stufa, gli sfiatatoi ecc. Meyerhold

e l’attore? Bhè l’attore deve

esprimersi in modo assolutamente chiaro, compiuto e determinato; non ammette mai una recitazione per accenni (della serie: Duse: Franco me la cacci via a questa!), una recitazione che lasci coscientemente delle zone d’ombra nel personaggio (quindi Carmelo Bene: come va? Non c’è Bene grazie!): ecco perché nel teatro naturalista si notano così spesso delle forzature.

Lo spettatore?
Chi?
Lo spettatore.
No, per favore cerchiamo di usare la giusta terminologia: il guardone.


Voyeur, si, bhè lo siamo tutti, e credo che in realtà sia meraviglioso perché è una di quelle nostre qualità da essere umano che ci permette di sviluppare la fantasia, l’immaginazione.
In una piéce oggettiva, senza personalità, come quella naturalista, il viaggio fantasioso è stroncato sul nascere in quanto viene offerto un “pacchetto” teatrale finito che non propone eventuali diverse letture ma si presenta come blocco unico e indiscutibile.

Le figure di cera, sebbene qui l’imitazione della natura sia spinta al massimo, non producono un effetto estetico. Non possono quindi essere considerate opere d’arte, perché non concedono nulla alla fantasia Schopenhauer

Insomma miei cari attori e registi per farla breve siete noiosi. Vi esortiamo a fare qualcosa, che so cambiare lavoro, esistono così tante strade professionali!
Siete fortunati che la frutta e la verdura hanno un attuale prezzo di mercato alto, peccato anche spiaccicarvela in faccia, altrimenti mangereste tutti giorni minestrone.

La rivoluzione teatrale, di Vsevolod Meyerhold
Editori riuniti
Prezzo di copertina € 19,63
Pagine 368 (cur. Gavrilovich D.)
Inserita il 01 - 01 - 07
Fonte: Simona Innocenzi

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