Perchè il teatro della crudeltà è si un teatro del sogno ma del sogno crudele, vale a dire assolutamente necessario e determinato, di un sogno calcolato, controllato, in contrapposizione a quello che Artaud considerava il disordine empirico del sogno spontaneo.
Jaques Derrida
Nei sogni come nella vita l'idea è immagine, immagine da cui escono brandelli di quotidianità, cose, pensieri, concetti decodificati da parole messe una di seguito all'altra sigillate in precisi schemi che favoriscono una chiara comunicazione. Se noi provassimo però a capovolgere la verità appena affermata sarebbe comunque vero. Poniamo il caso che sia l'immagine ad essere idea, un'idea superiore, raffinatissima, intraducibile se non attraverso l'immagine stessa. Un'idea che si spegne e muore come una candela al vento se tradotta dal verbo. Un'idea da cui non escono brandelli di realtà ma al contrario proprio quelli, che potrebbero essere uno spunto decisivo per codificare e comunicare questo splendore, fossero immersi, nascosti, cosa otterremmo? Semplicemente la crudele realtà dei fatti. Reale perché un'affermazione non esclude l'altra e crudele perché l'appropriazione di entrambe le affermazioni scatenerebbero un senso di completo smarrimento perché si prenderebbe allora coscienza di non poter avere alcuna certezza.
La crudeltà è prima di tutto lucida, è una sorta di rigido controllo, di sottomissione alla necessità. Non si ha crudeltà senza coscienza, senza una sorta di coscienza applicata. È la coscienza a conferire all'esercizio di qualsiasi atto della vita un colore di sangue, una nota crudele, perchè è chiaro che la vita è sempre la morte di qualcuno. Parigi 13 settembre 1932 Antonin Artaud
Il teatro della crudeltà non sarà dunque il teatro dell'inconscio. Quasi il contrario. La crudeltà è la coscienza, la lucidità esposta.
Jaques Derrida
Nel teatro della crudeltà lo spettatore non ha alcuna via di fuga, non può astrarsi dalla situazione oggettiva, non può immedesimarsi, non può lasciarsi trascinare dalla corrente ma assolutamente deve partecipare. La spietata crudeltà sta proprio nell'inchiodare lo spettatore davanti ad una realtà oggettiva impossibile da interiorizzare e imporgli di parteciparvi. Nessuna fuga, nessuna opportunità di evasione, solo la possibilità e il dovere di guardare, partecipare e interagire con quello che si ha davanti annientando ogni possibile distanza. Lo spettacolo deve realizzarsi intorno allo spettatore sfruttandolo come fulcro su cui ruota tutto, l'ospite tanto atteso della festa.
Lo spettatore che viene da noi sa di venire a sottoporsi a una operazione vera, dove sono in gioco non solo il suo spirito ma i suoi sensi e la sua carne. Andrà ormai a teatro come dal chirurgo o dal dentista. Con lo stesso stato d'animo, pensando evidentemente di non morire per questo, ma che è una cosa grave e che non ne uscirà integro. Antonin Artaud
Inserita il 20 - 04 - 07
Fonte: Simona Innocenzi
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